Newsletter
Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterEmail this to someone

Dry Drowning è un’avventura grafica tutta italiana sviluppata in stile visual novel, che dopo due anni dall’uscita originale arriva su Nintendo Switch con un porting competente, anche se non entusiasmante. Parlare di visual novel è molto differente rispetto al discutere di un “normale” genere videoludico: questo tipo di videogioco è infatti più affine ad un libro virtuale che a un gioco vero e proprio. L’approccio in questione ha sicuramente pro e contro, Dry Drowning prova a utilizzare a proprio vantaggio tutti i punti a favore di una narrativa strutturata a novel inserendo l’interattività del videogioco con poca fantasia ma con al contempo una discreta efficacia. In questa recensione parleremo quindi non solo della qualità generale del titolo, ma anche di come sfrutti – e se sfrutti – bene la sua natura ibrida tra romanzo e videogioco.

Dry Drowning

Dry Drowning è essenzialmente un thriller psicologico con forti richiami alla simbologia dell’epica greca, la quale viene trasportata in un contesto futuristico grazie sia a dei temi comuni con i miti, sia alla presenza di richiami plateali a essa tramite i casi di omicidio sui quali il nostro protagonista si troverà a investigare. Mordred ed Hera, due investigatori in condizione di emergenza monetaria e sociale a causa di uno scandalo avvenuto anni prima, si ritroveranno a indagare su una serie di omicidi collegabili all’assassino Pandora, col quale condividono un oscuro passato e per colpa del quale mandarono sulla sedia elettrica due innocenti. I riferimenti alla mitologia sono ovviamente ovunque, dai nomi dei personaggi a ciò che effettivamente rappresentano, come ad esempio Pandora che funge da inizio per tutti i mali nella vita di Mordred ed Hera, come fosse un loro personale vaso di Pandora.

Dry Drowning
Il team di scrittura è riuscito a integrare bene questi elementi in una narrazione completamente originale senza mai forzare troppo i paralleli o risultare banale. In particolare l’atmosfera che trasuda da Dry Drowning è veramente qualcosa che il gioco può chiamare suo, a partire dalla forte identità proprietaria trasmessa dagli artwork slavati a palette cromatica scura. Sebbene ovviamente si possano rintracciare alcune palesi ispirazioni a Ghost in the Shell, anche se gli artwork ricordano maggiormente Ergo Proxy, i personaggi sembrano davvero appartenere a questo mondo sporco e oppressivo: Mordred è il classico investigatore privato burbero e pronto a sporcarsi le mani, ma riesce a non cadere nel cliché proprio per quanto bene vesta questo ruolo all’interno del mondo di gioco. La stessa cosa la si può dire di gran parte del cast, con giusto un paio di eccezioni poco approfondite che però non pesano negativamente sul livello generale della scrittura. L’ottima narrazione è inoltre supportata da un sistema videoludico fatto di scelte multiple, le quali spesso risulteranno veramente dure da intraprendere e avranno un effetto notevole sulla storia.

Dove Dry Drowning comincia a mostrare il suo lato più fragile è nell’implementazione della sua principale meccanica di gioco. Il titolo presenta un lato investigativo nel quale si dovranno analizzare delle scene per ottenere indizi da usare in dialoghi e interrogatori. Per quanto il team di sviluppo abbia saputo giocare parecchio con un sistema tanto semplicistico, il ricercare indizi non ci ha mai davvero entusiasmato. Il principale problema di questa meccanica è semplicemente che non riserva mai particolari sorprese: analizzare le scene del crimine sembra più un ostacolo verso la parte interessante del gioco che una meccanica atta a valorizzarne la narrativa.

Dry Drowning
Molto più convincenti invece sono le sezioni di interrogatorio, nelle quali si dovranno usare i vari indizi ottenuti tramite dialogo o tramite l’investigazione per smascherare le bugie dell’interrogato. Anche in questo caso nulla di impressionante sotto il punto di vista ludico, non si tratta di stravaganti e stilose conversazioni alla Danganronpa quanto piuttosto di semplici scelte multiple. Tuttavia, grazie alla convincente colonna sonora, alla buona scrittura e all’estetica di questi interrogatori, queste sezioni risaltano come le più entusiasmanti all’interno della parte più “giocosa” di Dry Drowning.

Parliamo infine della peggiore pecca di questa visual novel tutta italiana, o meglio della sua versione Nintendo Switch. Il porting è competente, ma purtroppo ha qualche bug di troppo che ci ha portato non poche frustrazioni. Nel corso delle nostre circa 10 ore di gioco, necessarie per vedere i diversi finali, abbiamo riscontrato più volte un particolare glitch che rendeva quasi inutilizzabile il menù. In una situazione addirittura tale menù non era proprio selezionabile, impedendoci di cambiare zona e proseguire con l’avventura. Non si tratta di problematiche che rovinano completamente l’esperienza, dopotutto il salvataggio automatico è sempre dietro l’angolo, tuttavia non possiamo negare di aver visto la nostra esperienza negativamente impattata da questi fastidiosi bug.

Dry Drowning


In definitiva, Dry Drowning è un buon prodotto. Una visual novel che non prova a fare nulla di troppo coraggioso, ma vanta un’ottima narrativa, oltre che un buon comparto estetico e musicale. Il gameplay è decisamente mediocre, ma non va a impattare troppo negativamente sull’esperienza, in quanto relativamente poco intrusivo. Purtroppo il porting per Nintendo Switch non è dei migliori: qualche bug grafico potrebbe costringervi a riavviare il gioco di tanto in tanto per proseguire. A conti fatti si tratta di un’esperienza piacevole che possiamo sicuramente consigliare, specie come apripista per chiunque volesse provare il genere visual novel, essendo una delle più semplici e meno pesanti esperienza sia per chi ama i videogames che per chi ama leggere.

L’articolo Dry Drowning – Recensione Nintendo Switch proviene da GameSource.

Flag Counter