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Di Blasphemous è ormai un po’ che se ne parla. Gli sviluppatori, gli spagnoli di The Game Kitchen, hanno infatti inizialmente finanziato il loro progetto con una campagna Kickstarter, per finire poi il lavoro venendo distribuiti da Team 17, un nome che in ambito videoludico non richiede certamente presentazioni. Il progetto quindi prometteva già molto bene fino dal principio.

Blasphemous ci trasporta di peso nell’allucinante mondo di Hortodoxia, una nazione nella quale la religione domina incontrastata sia a livello politico che morale ogni aspetto della vita dei suoi sfortunati abitanti. L’intera cultura di Hortodoxia infatti è basata sulla superstizione e le tradizioni folkloristiche, in una sorta di grottesca visione distorta del Credo Cattolico.

Blasphemous

La narrazione di Blasphemous parte con l’avvento dell’Età della Corruzione, quando il Miracolo (un termine piuttosto ambiguo per indicare il Divino), per motivi misteriosi o forse semplicemente schifato dal cieco fanatismo dei suoi seguaci, lancia una maledizione su Hortodoxia, trasformando i suoi più ferventi devoti in allucinanti trasfigurazioni del loro modo di credere, lasciando intatta però la loro fanatica devozione.

Questo, a grandi linee è l’incipit del gioco ma la delirante trama del titolo non sarà subito interamente a disposizione del giocatore: dovrà essere scoperta mano a mano che si procede nel proprio viaggio, leggendo le descrizioni degli oggetti di cui verremo in possesso, interpretando quello che gli NPC (vivi o morti che siano) hanno da dirci e facendo caso a dettagli piccoli e grandi che caratterizzano l’ambiente circostante. Un po’ come in Dark Souls in definitiva, serie dalla quale Blasphemous prende ben più di un’ispirazione.

Blasphemous

Blasphemous si presenta come un classico metroidvania in 2d, con una grafica in pixel art che definire magistrale è davvero riduttivo. Ogni cosa a schermo, ogni avversario, ogni nostra animazione, è realizzata in maniera impeccabile, fluida ma, soprattutto, in linea con l’atmosfera generale del titolo. Una chicca su tutte: il semplice atto di chinarsi, ad esempio per schivare un colpo dei nemici, verrà portato a termine dal nostro personaggio come se stesse genuflettendosi davanti a un altare! Semplici dettagli, ma che contribuiscono a creare e mantenere un certo feeling di gioco.

Per quanto riguarda il gameplay, come per i grandi classici del genere, ci propone un serie di livelli tutti collegati tra loro, liberamente esplorabili anche in maniera non lineare, con zone alle quali si può accedere solo se in possesso dei giusti oggetti, cosa che, unita alle varie “missioni secondarie” nelle quali dovremo consegnare un determinato oggetto a certi personaggi, dà vita a robuste, ma mai noiose, fasi di backtracking.

Blasphemous

Il nostro personaggio, il Penitente senza nome, muto e con il volto perennemente coperto da una maschera di espiazione, non salirà di livello con l’esperienza, come in altri titoli. In Blasphemous la build del personaggio sarà legata (tolto l’apprendimento di poche tecniche di attacco) al tipo di oggetti sacri che rinverremo ed equipaggeremo durante il nostro viaggio. Macabre reliquie di vario genere, grani speciali per il nostro rosario, pergamene con su scritto devote preghiere e altre amenità del genere, conferiranno dei buff o delle particolari abilità al Penitente o alla Mea Culpa, ovvero la nostra fedele spada (mai nome è stato più azzeccato). Saper combinare tra loro queste abilità, equipaggiando l’oggetto giusto al momento giusto, è una delle chiavi per avanzare nel gioco.

I combattimenti in Blasphemous saranno quasi sempre rapidi e brutali. Ogni avversario ha le sue peculiarità sia in fatto di attacchi che di tecniche di difesa, e noi ci troveremo quindi a dover pensare rapidamente a come è meglio approcciare uno o più nemici, dato che oltretutto, molto spesso ci troveremo a combattere anche in ambienti potenzialmente letali.

Blasphemous

Come forse avrete già capito, moriremo tanto e quasi sempre malissimo, in un tripudio di gore, smembramenti e bestemmie varie, spesso dovute al dover poi ripartire da un checkpoint (qui, al posto di un falò o una lanterna, troveremo un più consono inginocchiatoio) a volte anche molto distante. Ma ci sta, in fondo nessuno ha mai parlato d Blasphemous come di un’esperienza troppo easy. Peccato che, forse unica pecca evidente in un gioco di per sé quasi ineccepibile, a volte i controlli durante i salti non sono propriamente il massimo della precisione. Per buona parte del gioco non si nota quasi, ma durante alcune fasi molto platform (e molto punitive) andare a schiantarsi per un saltino impreciso, e dover quindi riprendere la zona magari da capo, è sicuramente fonte di frustrazione e blasfemia varia.

Controlli più precisi con i salti, farebbero comodo anche durante le boss fight, comunque sempre divertenti e davvero molto ispirate, con una robusta iniezione di gameplay old school che male non fa mai.


Blasphemous è davvero una piacevolissima conferma alla teoria che i gioconi non debbano essere soltanto dei AAA per forza. Veloce, giocabile, brutale, ispirato e soprattutto dotato di un comparto visivo semplice quanto iconico, Blasphemous, nel suo “piccolo” fa centro praticamente in tutto. Unica pecca, i controlli davvero poco precisi sui salti. Un difetto non eclatante ma che stona davvero in certe parti del gioco e che speriamo venga risolto già dal day one.

L’articolo Blasphemous – Recensione proviene da GameSource.

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