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Apro questa mia riflessione scusandomi con quei folli che, non avendo mai visto Boris, la (fuori)serie televisiva italiana che viene utilizzata dalla redazione alla stregua della Sacra Bibbia, non hanno compreso la citazione nel titolo d’apertura. Che poi in realtà non sono io a dovermi scusare, ma voi: vi siete persi una delle migliori gemme tricolori dell’ultimo decennio, ma siete ancora in tempo per redimervi. Fatelo, davvero, ché non ve ne pentirete (magari cominciando da qui).

Dopo questa piccola precisazione, durante la mia meditazione quotidiana che solitamente avviene cavalcando il trono di ceramica, mi sono reso conto che, rispetto a diversi anni fa, ho smesso di consumare il tasto “F4” della tastiera, solitamente legato alla possibilità di compiere un salvataggio rapido in un numero sconsiderato di titoli. La paura, o per meglio dire il fastidio, che provavo nel morire e dover ripetere qualche salto, scontro o esplorazione mi portava a premere con cadenza regolare il suddetto tasto, tanto da arrivare a salvare il mio avanzamento a ogni nemico sconfitto o a ogni ostacolo superato. Non riuscivo a farne a meno, eppure ero consapevole che in qualche modo mi stavo rovinando l’esperienza, deviando continuamente la mia attenzione: dall’avventura vera e propria al mettere al sicuro i miei progressi.

L’abuso del Quicksave spostava la mia attenzione dall’avventura vera e propria al mettere al sicuro i miei progressi

Oggi, a distanza di più di tre lustri da quei tempi, mi rendo conto che per me “salvare” è diventato un evento più unico che raro, forse legato solamente alla saga di XCOM dopo aver superato indenne un turno particolarmente sfortunato e impegnativo. Nel corso degli anni qualcosa è cambiato, e anche tanto: il concetto di morte non è più così punitivo come un tempo. Il “game over” è sempre più difficile da incontrare, e spesso si può riprendere la propria avventura senza nemmeno vedere il menù di gioco.

f4 quicksave

Se la memoria non mi inganna uno dei primi titoli che mi stupì, parlando appunto della morte del proprio avatar, fu Prince of Persia: Le Sabbie del Tempo. Nel titolo Ubisoft, difatti, quando il principe faceva una brutta fine era possibile riavvolgere il tempo e rimediare alla propria imperizia, a patto di non perseverare più volte negli errori. Altro esempio ancor più lampante è BioShock, che grazie alle Camere della Vita permetteva al giocatore di affrontare senza troppe conseguenze anche i nemici più ostici, per poi ritrovarsi a pochi metri di distanza, senza più ferite, pronti a ricominciare lo scontro. Anche questa volta sono costretto a citare nuovamente Dark Souls o, per meglio dire, Demon’s Souls, che è riuscito a inserire l’atto della morte del proprio avatar in un contesto di gioco a dir poco perfetto. La morte non è più qualcosa di scomodo che interrompe la propria esperienza, ma diventa parte integrante delle meccaniche di gioco, e può addirittura essere sfruttata per trarne vantaggio.

Piccolo aneddoto del keiser: in Wages of Sin, espansione del primissimo SiN di Ritual Entertainment, una delle schermate di caricamento durante una sezione particolarmente ostica scherzava sulla faccenda con la frase “An undisclosed amount of Quick Saves later…” (“dopo un numero non precisato di salvataggi rapidi…”)

Pensando al fastidio che provavo nel salvare e ricaricare così spesso, o ancora peggio nello scoprire che, dopo non aver messo in salvo i miei avanzamenti mi ritrovavo dopo diverse ore con un pugno di mosche in mano, magari perché salta la corrente o per un crash di sistema, sono più che felice di questa evoluzione, in cui non devo pensare a nulla. Tutto è automatico, e l’unica cosa che devo fare è evitare di spegnere la macchina da gioco quando c’è il solito simboletto che mi indica un salvataggio in corso. Posso crepare per mano di un Uruk-Hai in Shadow of Mordor, posso uscire dal gioco nel bel mezzo di un castello infestato in Dark Souls e posso persino ricominciare a giocare dopo un blackout senza perdere troppi avanzamenti. La cosa migliore di tutto ciò è che non devo distrarmi: tutta la mia attenzione è dedicata alla storia, al superare un ostacolo e a godermi qualche colpo di scena. Non sono obbligato a entrare in qualche menù e a interrompere, seppur per pochi attimi, la mia esperienza di gioco. E poi, per ultimo ma non meno importante, il tasto F4 della mia tastiera non è più scolorito.

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