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I videogiochi possono trasportarci in mondi fantastici, farci vivere grazie a un joypad avventure incredibili che sicuramente non potremmo replicare nella vita reale, donandoci adrenalina ed emozioni pazzesche o mettendoci davanti a sfide ardue ma tanto soddisfacenti. A volte, però, arrivano titoli come Lake, che di fantastico hanno oggettivamente poco, ma possono regalare un passatempo rilassante e piacevole, offrendoci uno scorcio di vita senza troppi sussulti, esplorando luoghi e situazioni quotidiane. E questo è infatti sia il lato forte che quello debole del gioco Gamious e White Horn Digital, un simulatore di “postino” ambientato negli splendidi paesaggi del nord-ovest americano, in quell’Oregon già visto in giochi come Alan Wake, Days Gone e l’altrettanto tranquillo Gone Home, con le sue foreste, le sue casette di legno e, in particolare in questo caso, i suoi specchi d’acqua.

Lake

In Lake, avventura al momento disponibile su PC e Xbox, come detto accompagneremo per una manciata di ore Meredith, donna in carriera che nel pieno degli anni ’80 abbandonerà temporaneamente il suo stressante lavoro in un’azienda di IT per passare due settimane nella sua città natale di Providence Oaks, sostituendo il padre appena andato in pensione nel suo lavoro di postino. Meredith non ha mai consegnato lettere in vita sua, ma conosce la città a menadito, anche se tante cose sono cambiate nei 26 anni che l’hanno vista lontana da casa e si offre con piacere di spezzare la routine portando lettere e pacchetti ai suoi vecchi e nuovi concittadini.

C’è posta per te

Non c’è un colpo di scena clamoroso dietro l’angolo, non ci sono meccaniche complesse, timer e punteggi, ci sono soltanto un lavoro decisamente ripetitivo, tanti bei paesaggi e una storia appena accennata che parla di nostalgia, amore e le piccole cose di tutti i giorni, con un pizzico di dating sim. Lake è diviso in giornate; ogni mattina verremo chiamati a raggiungere un elenco di indirizzi per consegnare appunto la posta, guidando in giro per la piccola città e i suoi dintorni a bordo di un vecchio furgone. Mentre la maggior parte delle consegne non ci vedrà interagire con NPC, il fulcro dell’esperienza e della “storia” – se così vogliamo chiamarla – si dipanerà attorno a quella manciata di personaggi bizzarri che saranno così chiacchieroni da fermarsi a parlare con curiosità alla nuova postina e le riverseranno contro i propri problemi o faccende da sbrigare.

Lake

Queste conversazioni, con tanto di risposte multiple e bivi, doneranno un minimo di varietà a un loop di gameplay ripetitivo per design, offrendoci qualche missione secondaria opzionale, come quando dovremo cercare una cura per il gatto un po’ malaticcio di una vecchia signora o andando a un appuntamento con uno dei potenziali partner per Meredith. Niente che onestamente si risolva in nulla di più rispetto a qualche cutscene in più o dettagli aggiuntivi sui protagonisti, ma comunque graditi momenti diversi dal solito “tran tran” di guida e consegna (con tra l’altro le solite 3-4 canzoni country sconosciute in repeat alla radio). Peccato che i modelli dei personaggi e soprattutto le loro espressioni non riescano a rendere giustizia al discreto doppiaggio: bruttine davvero.

Utenti Xbox One: guardate altrove

Dove le origini indipendenti di Lake si sentono poi drammaticamente, abbassando nettamente il nostro giudizio, è nelle prestazioni del gioco, almeno nella versione Xbox One da noi provata, sfortunatamente al limite dell’accettabile/giocabile. Lake è anche belloccio da vedere e con un art style pastelloso che negli screenshot rende davvero tanto, ma almeno sulla console di passata generazione di Microsoft soffre di problemi di ogni tipo, non solo nel frame-rate (e pazienza, vista la relativa azione a schermo), ma soprattutto nel caricamento da hard disk di asset e cutscene. Il pop-in è dilagante: praticamente ogni albero a più di qualche metro di distanza dal camion si caricherà maldestramente sullo sfondo, così come le ombre dei pali e cavi della luce che si riflettono sulla carreggiata. Stanti poi effetti atmosferici e particellari di infimo livello per quanto riguarda acqua e precipitazioni, il gioco è anche afflitto da parecchi bug (piove nelle gallerie!).

Lake

Il difetto principale è ancora una volta legato ai caricamenti: nonostante il gioco mostri schermate di loading soltanto all’inizio e al termine delle giornate, quasi ogni singola volta che finiremo di parlare con un NPC o avendo finito una consegna o anche solo entrando e uscendo dal menu di pausa il gioco si fermerà per parecchi secondi, a volte minuti (!), mentre il criceto dentro l’Xbox processa quello che accade a schermo e finalmente ci riconsegna il controllo sul nostro personaggio. Onestamente in 20 anni di recensioni di videogiochi non avevamo mai visto una cosa del genere. Se possedete una versione next-gen o PC il problema si riduce drammaticamente, ma considerando che Lake esce su piattaforme limitate (solo su Xbox e PC) non si possono lasciare indietro milioni di giocatori con una versione al limite del giocabile.

Lake

Spiace, perché Lake può ricordare le esperienze passate con Firewatch o Everybody’s Gone to the Rapture (senza però raggiungerne mai gli apici artistici o di storytelling), regalando a noi stressatissimi giocatori un buon passatempo in mezzo a impegnative run di Hades o missioni di Tales of Arise, ma la sua eccessiva mondanità e soprattutto le troppe magagne tecniche lo rendono a malapena sufficiente, in attesa di promesse nuove patch. C’è qualcosa di interessante e rilassante in questo lago dell’Oregon, ma in questa stagione di capolavori e perle su Game Pass, potete tranquillamente passare oltre, visto che la qualità dell’intreccio non compensa abbastanza la mancanza d’azione.

L’articolo Lake – Recensione proviene da GameSource.

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