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«Blackleff. Dannata isola. Non so come mi abbia trascinato a sé, né tanto meno se ne fuggirò vivo. Ho letto da qualche parte che dietro tutto questo c’è lo zampino di Arkane Lyon e di Bethesda Softworks: un sodalizio in continuo crescendo attraverso il quale i ragazzi francesi e quelli di Austin, Texas, hanno potuto esprimere il loro estro creativo declinandolo in varie forme. Dallo Stealth, all’affilato Survival di Prey, fino a Deathloop, il mio loop della morte». Orgogliosamente folle, ammantato da una veste retrofuturistica intrigante, l’esclusiva temporale console PlayStation 5 – la versione da noi testata ma disponibile anche per PC – prende le basi dei roguelite e le interpreta in chiave originale, pur con alcune semplificazioni e imprecisioni ludiche.

«E cavolo quanto possono essere letali. Chi sono io? Colt, vi basti sapere questo».

E come al solito eviti di citare la persona grazie alla quale tu stai vivendo tutto questo (e morendo ripetutamente). Il mio nome è Juliana, vediamo se lo dimentichi di nuovo.

Deathloop

Entrare nel loop

«Non ricordo come sia finito qui. Risvegliatomi su una spiaggia sporca di spazzatura e qualche asse di legno ingrossata dall’acqua – forse sono un naufrago? – sono entrato in uno stanzino a pochi metri da me. Ho quindi percorso una serie di gallerie sotterranee fino a che una voce stridula non mi ha quasi fracassato i timpani passando per il microfono del DualSense. Juli… Juliette, questo dovrebbe essere il suo nome.

Juliana, mi… chiamo…. JULIANA. A questo punto penso tu lo stia facendo apposta.

Mi ha detto delle frasi che allora sembravano non avere senso, qualcosa su un loop temporale da proteggere, mentre io sarei intenzionato a distruggerlo.

Continui a non capire. È inutile provarci, Colt, il loop ricomincerà. Ancora e ancora e ancora.

Le sue minacce nei miei confronti acquisiranno valore solo più tardi, dopo un corposo preambolo orchestrato per prendere dimestichezza con le meccaniche di questa terra dimenticata».

Deathloop

«Solo successivamente ho compreso che il ciclo è legato alla presenza sul posto di otto persone, i Visionari di Blackreef. Uno più pazzo dell’altro, questi criminali sono come un’ancora che lo tiene a galla ma io ho capito come trascinarlo a fondo. Basterà ucciderli tutti entro la fine del giorno, dal momento che il mattino seguente coincide con l’inizio di un nuovo, snervante inizio».

E io anche domani farò in modo che tu fallisca. Lo sai, vero, Colt?

Se anche in fase di anteprima le premesse e lo svolgimento di Deathloop parevano confusi, sappiate che provarlo con mano diraderà la vostra comprensibile nebbia.

Siamo d’accordo con Arkane, quando definisce Deathloop atipico, piuttosto che complicato. Soverchiante sì, almeno per le prime ore, poiché ti getta addosso una mole impressionante d’informazioni, istruzioni, testi importanti soprattutto per il Gameplay. Più che in passato, il contesto narrativo e il metodo di raccontare l’ultimo FPS del gruppo transalpino potrebbero risultare divisivi. Se gli concederete una possibilità però, troverete ad attendervi un’ottima scrittura dei dialoghi, del duo protagonista – Wooo, sta parlando di me – e in generale una storia via via più stuzzicante.

Deathloop

Abbracciare il loop

«A me piace sparare. Mi è sempre piaciuto. Pensavo di farlo per guadagnare qualche Benjamin Franklin, non per sopravvivere a un’acchiapparella mortale. L’isola offre un discreto assortimento di ferri, tra mitragliatori e pistole, oltre al sempreverde coltello, componendo un solido impianto ludico da shooter in prima persona e stealth. Bersagliare gli Eternalisti, simili manichini dediti ad alzare il gomito

Se hai letteralmente tutto il tempo del mondo davvero ti sorprenderebbe passarlo a divertirti come… non ci fosse un domani? Ah, l’hai capita, Colt? L’hai capita?

è tanto soddisfacente quanto facile, dal momento che con una manciata di colpi spariranno in una nube di fumo, lasciandomi munizioni e altro da raccogliere. L’approccio arcade del gunplay viene enfatizzato dal DualSense, grazie a input tattili continui ad accompagnare ogni colpo.

In Deathloop capita di rado che l’arma s’inceppi, bloccando uno dei tasti dorsali e costringendomi a sbloccarla. Se non fosse per la mia indole da pistolero, il percorso silenzioso sarebbe quello facile. Arrivare alle spalle dei nemici e pugnalarli non è affatto complicato, basta studiare i loro pattern di movimento, evitare di allarmarli – la loro finestra è fin troppo ampia – e andare dritti al bersaglio. Cavolo, neanche i Visionari mi danno soddisfazione, tanto che la sfida reale consiste nel concepire un piano per annientarli tutti in una giornata, non nel combattimento in sé. L’intelligenza artificiale soffre forse della tendenza a volere allargare le maglie del target di acquirenti, che vede avversari fantocci alla nostra mercé».

Deathloop

Non sono davvero stupidi, sono solo rintronati dal continuo riavvio della giornata. Non essere ostile, Colt. Non ti si addice. O forse sì, viste le tue recenti decisioni.

Blackleef è suddivisa a livello spaziale e temporale: poche mappe studiate da sapienti architetti rappresentano il nostro luna park terrificante di distruzione, zone ampie ma altresì contenute a cui accedere tramite il menù principale. Una matassa quasi soffocante di opzioni per preparare l’arsenale, scegliere l’indizio da seguire e il momento della giornata fanno da preambolo a ogni scarpinata. Come accennato, ogni cadavere lascia armi e piastrine, ovvero dischetti intrisi di poteri distinti da equipaggiare nella sezione apposita. Non solo quelle dedicate a Colt, che donano il doppio salto, una maggiore resistenza o altro ma pure le armi possono migliorare con tali concentrati di potere.

Perché qualche volta non gli racconti di come hai il coraggio di uccidere perfino me, per ottenere una di quelle piastrine a caso? A volte sono convinta che lo fai solo per il gusto della sfida che ti offro cercando di ficcarti un bastone fra le ruote.

Deathloop

Mattino, mezzogiorno, pomeriggio e sera sono i quattro istanti tra cui scegliere: ciò significa che sarà per esempio possibile visitare il laboratorio di primo mattino per scovare uno dei Visionari, o accelerare le ore per vederlo mentre il sole sarà alto ed entrare senza nessuno ad attenderci. L’IA segue determinati ritmi e starà a noi analizzarli e usarli a nostro favore. A differenza di alcuni Roguelike più puri, nessuna missione rappresenta uno spreco: magari non zittirete il criminale di turno ma certamente v’imbatterete in documenti preziosi e modifiche per il personaggio. La maestria mutuata da Dishonored si è riversata in gran parte nel level design di Deathloop, con aree ampie che gridano libertà d’approccio al giocatore.

Io quella libertà sfrutto quando decido d’invaderti e ucciderti prima che tu uccida uno dei nostri comuni amici Visionari. Non capisco perché continui a opporti.

Egli potrà infatti passare lungo una via nascosta da alte rocce per sfuggire agli Eternalisti, oppure passare per i tetti del centro ed entrare da una finestra casualmente aperta. Tutto a favore di una gamma significativa di possibili soluzioni, seppure, a onor del vero, dopo un faticoso Sali e scendi tutto si risolve in una pugnalata al petto del ricercato.

Deathloop

Essere il loop

«Talos I è distante anni luce da Blackleef. La geografia e il clima di questo atollo maledetto potrebbero avvicinarla all’emisfero australe, nei pressi dell’Australia, dove il caldo secco s’incontra e scontra con il gelido freddo dell’Antartide. Una spiaggia di fina sabbia va a sbattere su rocce impetuose pronte a ergersi a perdita d’occhio. Eppure, racchiuse tra i monti, aree urbane e basi militari e scientifiche prendono prepotentemente il posto della natura. Lo scenario è realistico e surreale al punto giusto, accurato nell’ambientazione da USA anni ’60 e insieme addolcito da un’estetica psichedelica vicina a un prodotto animato.

In effetti devo confessarti che qualche volta mi sembra di essere finita in qualche incubo iper-colorato, mentre vago per le stradine alla caccia di… beh, te.

Proteggere il loop

Quello che Colt continua a non capire, e che spero voi lettori possiate comprendere, è che il Loop va protetto, prima di tutto perché è un’assurda applicazione scientifica che ci permette di distruggere uno dei capisaldi di questa bieca monotona esistenza, la morte, e secondo perché… Beh, vi confesso che è splendido decidere d’invadere la partita di uno dei tanti Colt e mettergli i bastoni fra le ruote. Appena mi manifesto, infatti, blocco ogni sua via di uscita e a lui non resta che o hackerare le torrette che uso per intrappolarlo o affrontarmi a viso scoperto, anche se, certo, prima deve trovarmi, cosa non sempre facile visto che mi muovo con molte delle sue stesse abilità. Certo, ci sono volte in cui mi sono distratta e Colt è riuscito a uccidermi, proseguendo così nel loop e ottenendo anche un po’ di sempre utile Raridium ma non posso negare che è sempre così dannatamente divertente. Oh, aspettate, credo Colt stia hackerando una di quelle torrette…

Deathloop

Deathloop offre una buona sinergia tra game design e direzione artistica ha congeniato una congiunzione tra Arancia Meccanica e i primi 007, a volere ricercare degli esempi familiari. Il tutto per un gioco visivamente buono, con texture rifinite alternate ad alcune sbavature secondarie, capace di reggere i 60 fps. Da segnalare qualche blocco della schermata della durata di una decina di secondi, ancora da risolvere nonostante un update precedente al lancio.

Mentre le musiche di In Deathloop  non fanno gridare al miracolo, spendiamo un ultimo commento a favore del doppiaggio italiano. A prestare la mia voce al popolo dello stivale è un eccellente Francesco Rizzi – lo ricorderete come Deacon in Days Gone – ma, se proprio devo, un plauso va pure alla performance di Julia, Julianne, quella lì – Questa giuro che me la paghi alla prossima invasione – Un lavoro fatto di sinergie fra la coppia di conoscenti nemesi che incoraggia l’immedesimazione.


Con Deathloop Arkane Lyon ci ha offerto un biglietto di sola andata per Blackleef, impossibile da rifiutare. Se la base reiterativa è tipica dei roguelike, il gameplay, la storia e l’anima del gioco è tutto frutto degli sviluppatori transalpini. A una trama e a un world building coinvolgenti si applica un sistema ludico ibrido fra sparatutto in prima persona e stealth. Mentre l’uno risulta appagante però, il secondo non soddisfa appieno le premesse, facendo uso di meccaniche sì note eppure elementari. L’intelligenza artificiale dei nemici rende ogni missione una vittoria quasi semplice. In Deathloop la libertà d’approccio promossa dal team di sviluppo è ben studiata e convince, pur rischiando di ridursi a una semplice camminata terminante in un’uccisione silenziosa, facendo attenzione a non svegliare la nostra nemesi.

L’articolo Deathloop – Recensione proviene da GameSource.

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