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AGI – Doveva essere la serata del duello a distanza, invece è diventata quella del corpo a corpo. Non tra Trump e Biden, ma fra Trump e Savannah Guthrie, la giornalista. Lui aggressivo all’inizio – sarà stato l’effetto del tailleur fucsia del vestito di lei – poi sempre molto reattivo, ma incalzato dall’intervistatrice che a detta della campagna di Trump era “un surrogato di Biden”. 

Tanto che The Donald reagisce con rabbia: “Fai sempre così, lo fai sempre. Da anni condanno la supremazia bianca… e tu cominci sempre con questo tipo di domanda. Perché non chiedi a Joe Biden se condanna il movimento antifa?”. Ecco, qui si apre un capitolo vero con Trump che attacca i dem, i movimenti, la sinistra violenta e ricorda a Biden che “Antifa esiste”. 

Effetto pratico: il dibattito c’è stato. Tra soggetti diversi, ma non è stata una cosa banale, c’erano perfino delle notizie, una molto importante: Trump dirà sì alla Transizione dopo il voto del 3 novembre, ma precisa che naturalmente vuole vincere.

Dall’altra parte dello schermo, sulla rete Abc, c’era Biden in una versione non proprio incandescente – diciamo che il suo intervistatore non è stato bravo come quello toccato a Trump, un classico – insomma un invito a cambiare canale dove Trump si esibiva in un incontro di wrestling a 12 piedi di distanza.

L’aborto? Svicola quando deve parlare del ruolo di Amy Coney Barrett alla Corte Suprema e le decisioni potenziali sulla legge sull’aborto, la possibilità di ribaltare la sentenza “Roe contro Wade” che nel 1973 sancì la legalizzazione dell’interruzione di gravidanza negli Usa. Se alla Corte Suprema venisse confermata la conservatrice e cattolica Amy Coney Barrett (al posto dell’icona liberal Ruth Baden Ginsburg), la maggioranza del massimo organo giudiziario Usa virerebbe nettamente a destra (6 a 3).

Ma Trump capisce che è una domanda da camminata sui tizzoni ardenti e si libra nell’aria della non risposta: “Non voglio fare nulla per influenzare qualcuno”. Una piuma. Il martello arriva sul coronavirus, i lockdown e le misure di prevenzione: “L’85% di chi indossa la mascherina se lo prende”.

Gouthrie lo pungola, arriva la domanda spinosa, la sua dichiarazione dei redditi, le tasse che negli ultimi 10 anni non ha mai pagato perché in perdita. Apriti cielo, parte il racconto di Trump sulla persecuzione: “Vengo trattato molto male dall’Irs (il fisco Usa). Mi trattano molto, molto male. Ma siamo sotto accertamento. Hanno persone nominate dalla precedente amministrazione. Gli piace cambiare le regole”. Ping pong, poi tennis, dritto e rovescio, un paio di colpi duri tra Trump e Gouthrie, niente male. 

C’è tempo per un siparietto tra lui e una signora chiamata a intervenire dal pubblico. “Lei è così bello quando sorride”. Sii chiama Paulette e non sa esattamente quanto Trump sia felice di sentirla, parte la reazione trumpiana, risposta con un sorriso ancora più smagliante. Complimento, poi gli ha chiesto se voleva eliminare il Daca (Deferred Action for Childhood), il programma di difesa dei ‘dreamers’, i giovani portati negli Usa da bambini da genitori clandestini e il capo della Casa Bianca ha assicurato: “Ci occuperemo del Daca, ci occuperemo dei dreamers, sarà molto contenta il prossimo anno”.

Il Florida Day (tutti a Miami: Trump, Pence, il figlio Eric) si è consumato con la sensazione che la campagna sia cristallizzata. La domanda è: ma chi sta vincendo?  Non si sa, nella media nazionale pubblicata da Wall Street Journal e Nbc, Biden ha 11 punti di vantaggio (53 a 42) il verdetto dell’uomo della strada sembra un po’ diverso da quello che dicono i sondaggi.

Un autista di Uber, mascherina sballata sul naso, decibel fuori controllo, si infervora quando citiamo Trump: “Ha abbassato le tasse, ha dato sussidi alle imprese, è miliardario e dunque non ruba, ha saputo tener testa ai paesi cattivi, ma i media complici li danno sempre addosso, e lui resiste”. 

Gente comune, star dello spettacolo. Che contrasto. Bruce Springsteen fa l’oracolo e non sembra molto ispirato: “Trump perderà le elezioni”. Lo ha detto parlando con gli australiani durante una live chat. E se le vince ancora? 
 
E Joe Biden? Stava nella sua comfort zone; niente domande scomode, niente interruzioni, niente sorprese. Interrogato sul fracking  (in Pennsylvania, dove la questione è caldissima) se la cava così: non lo vuole mettere al bando, ma non lo vuol più incentivare.

Dettagli, la caccia grossa è partita, tutti sognano di vederlo finito, ma restano ancora  18 giorni di campagna, la corsa accelera nel vuoto politico e in uno scenario globale di piena emergenza da seconda ondata. Comanda il coronavirus, Biden si aggrappa all’epidemia per chiedere un dibattito blindato, c’è solo un problema: il nemico è invisibile. E se fosse lo staff di Trump la prossima settimana a chiedere a Harris o a lo stesso Biden il tampone? Siamo all’inversione dei ruoli, è davvero tutto possibile, la prossima tappa è a Nashville, luogo simbolico della musica americana. Si suona, bisogna vedere chi arriva suonato.

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