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AGI –  Oggi c’è un dibattito che non c’è. La data è quella giusta, perché quello che non c’è è quello che doveva esserci il 15 ottobre.
Miami, Florida, ci sono le palme, c’è il sole, c’è il mare, c’è Donald Trump. Sorpresa, dopo l’ammucchiata di Sanford, siamo al bis nella “Magic City”. Dai bagliori autunnali di Washington all’estate di Miami, Marine One, Air Force One e townhall stasera in diretta sulla Nbc.

C’è The Donald, moderato da Savannah Guthrie, una delle conduttrici più famose della Nbc. Il set è sulla terrazza del Perez Art Museum con vista sulla Biscayne Bay. Stesso network, stesso format, stesso palco dove 10 giorni fa Joe Biden ha risposto alle domande degli elettori. I destini si incrociano, la battaglia per la Casa Bianca è un inseguimento, i candidati si marcano stretti. Donald tiene d’occhio Joe, Biden controlla Trump.

Biografie, caratteri, caratteracci, impuntature: The Donald dopo aver detto no, sdegnato, al dibattito virtuale (era previsto qui a Miami per il 15 ottobre) per evitare il contagio di Biden da parte del presidente-untore, aveva promesso che qualcosa avrebbe fatto lo stesso, sempre a Miami, sempre in quella data. Gong, ieri sera è suonata la campana e Trump c’è.

Il Museo Perez e Miami blindata, ma cosa dirà Trump?

Il museo Perez entra in questo ballo in maschera, il destino gioca a dadi con la topografia, è a un tiro di schioppo dall’Adrienne Arsht Center for performing Arts che era stato scelto come teatro del secondo dibattito. Quello che non c’è. E quello che c’è. 

Il destino gioca anche con la clessidra, perché Biden oggi sarà in diretta, in contemporanea sul network Abc, ma in una città diversa, a Philadelphia, Pennsylvania, altro Stato in bilico.

Il dibattito che non c’era e ora improvvisamente c’è. Cosa dirà Trump? Anticipazioni: il presidente vuole giocare la carta del townhall premendo sui temi tradizionali della sua campagna (economia, il post-coronavirus, le debolezze di Biden, lo spionaggio sulla campagna del 2016, la riforma fiscale) con una particolare enfasi sulla politica estera, Trump potrebbe infatti annunciare un ulteriore taglio delle truppe americane in Afghanistan (il Pentagono ha detto che resteranno solo 3 mila soldati su 4500), il presidente infatti ha più volte affermato che vuole tutti i soldati a casa per Natale.

Le misure di sicurezza, riviste da Anthony Fauci in persona (secondo Nbc) rendono il dibattito a prova di coronavirus: Guthrie e Trump saranno a 12 piedi di distanza l’uno dall’altro e anche dal pubblico. Che a sua volta dovrà rispettare le regole del distanziamento e portare la mascherina. Tutto secondo i canoni del National Institute of Health.

Fin da ieri sera Miami è sotto misure di sicurezza. Ocean Drive, la strada di fronte all’oceano, teatro della movida notturna, è chiusa. L’arteria principale, la MacArthur causeway, una fionda d’asfalto sul mare, grande scenografia, che collega il distretto finanziario, downtown, a Miami Beach, è chiusa. Tutto sbarrato dalle 7 alle 11. C’è Trump, tutto diventa (im)possibile, chiuso anche il parco Maurice Ferre, vicino al museo dove si terrà il townhall con Nbc.

Le agende di Trump e Pence, ma in Florida c’è anche Eric

Agenda di Trump: partenza dalla Casa Bianca alle 11.55, prima tappa in North Carolina, a Greenville (è la seconda volta, la prima fu il 6 settembre) dove alle 13 terrà un Make America Great Again rally che ormai è un appuntamento quotidiano. Trump è in forcing elettorale. Seconda tappa, Miami. L’Air Force One atterrerà al Miami International Airport alle 16.20, poi trasferimento al suo resort, il Doral (voleva farci un vertice del G7) dove ci sarà un evento di raccolta fondi e naturalmente un discorso di Trump.

Chiusa la caccia al tesoro per la campagna, parte la caccia al voto: diretta sulla Nbc alle 20.00, prime time, un’ora di performance (il sipario chiude alle 21:05), si va in onda in simultanea con il townhall di Biden su Abc. Mondi paralleli. La campagna di Trump sta battendo a tappeto la Florida, lo Stato che fa e disfa i presidenti americani.

Agenda del vicepresidente Mike Pence: parte alle 9:40 da Washington a bordo dell’Air Force Two e arrivo a Miami alle 12:10; giornata carica, con almeno tre eventi, uno dopo 12:00 e gli altri nel pomeriggio. Il primo è un comizio Make America Great Again, la cosa da tenere in mente per l’analisi è che si terrà al memorial che ricorda le vittime del regime di Fidel Castro, si chiama copertura dell’elettorato cubano.

Il secondo evento è un classico di Pence che fa Pence, una tavola rotonda sulla fede in America, ricordiamo che il vicepresidente è un evangelico che presidia bene quella fascia di elettorato conservatore.

Non finisce qui, oggi sempre in Florida c’è Eric Trump, anche lui batte la prateria dei voti evangelici, il secondogenito del presidente partecipa a un evento nella grande chiesa Segadores De Vida di Southwest Ranches, nella contea di Broward. Fede e voti, preghiere e consensi, chiesa e Casa Bianca. 

Donald, Mike, Eric, tutto il clan dei Trump sta producendo il massimo sforzo sulla Florida. E’ il sudoku elettorale per la conquista della presidenza. Qui, a Miami, improvvisamente, magia della televisione americana, si materializzano il dibattito che non c’era, il presidente in carica e il suo sfidante. Non è un caso, la Florida assegna la presidenza e in ogni caso senza la Florida Trump non può restare alla Casa Bianca. Trump non ha scelta, deve vincere, Biden non ha alternative, non può perdere.

La Contea ‘swing’ di Pinellas

Segni da annotare sul taccuino. Se vuoi sapere chi vince le elezioni presidenziali il 3 novembre, devi guardare i risultati di una sola contea in tutti gli Stati Uniti: Pinellas, Florida. Qui gli elettori dal 1980 hanno sempre scelto il cavallo vincente. Con una sola eccezione (ma neanche troppo eccezione, visto come andò la faccenda) il voto del 2000, quando scelse Al Gore (in realtà vincente fino all’ultimo) e non George W. Bush (che brindò dopo l’intervento della Corte Suprema).

A Ovest di Tampa, un milione di abitanti sulla costa del Golfo, Pinellas, un tempo roccaforte dei conservatori, è un semaforo che è passato da red a purple, da rosso a viola, con i repubblicani che ancora dominano nella zona del Nord, i democratici forti al Sud e un patchwork di voti al centro. Dunque, anche se ci volessero giorni per conoscere il risultato del voto del 3 novembre, qui un oracolo c’è e dirà la sua verità probabilmente entro le 23.00 della Election Night.

Guardi le carte che posa sul tavolo Pinellas e vedi chi vince la mano (la contea) e l’intera partita (l’elezione alla Casa Bianca). Pinellas oggi è la contea più swing nello Stato più swing. Musica elettorale, Gershwin ci sta benissimo.

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