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AGI – Dopo cinque anni e mezzo di udienze, arrivano le sentenze dello storico processo ad Alba Dorata, il partito di estrema destra greco riconosciuto dalla giustizia come “organizzazione criminale”. Pene a 13 anni di detenzione, come chiesto dal procuratore Adamantia Economou, sono state inflitte da un tribunale ateniese a Nikos Michaloliakos, leader della formazione, al suo braccio destro, il deputato Christos Pappas, all’ex portavoce Ilias Kassidiaris, ai due ex deputati Ilias Panagiotaros e Georgios Germenis e all’europarlamentare Ioannis Lagos, che perderà la sua immunità parlamentare su richiesta della Grecia una volta che sarà stato emesso l’ordine di arresto. Tra i dirigenti a processo, solo all’ex genero di Michaoliakos, Artemis Matthaiopulos, è stata inflitta una condanna inferiore a quella chiesta dall’accusa: 10 anni di carcere in luogo di 13.

Ergastolo all’assassino del rapper

Alla pena del carcere a vita è stato poi condannato Giorgos Roupakias, attivista del partito neonazista riconosciuto colpevole, il 18 settembre 2013, dell’assassinio del rapper antifascista Pavlos Fyssas. A segnare l’inizio della fine per Alba Dorata fu proprio questo omicidio, che generò un’ondata di commozione nazionale e iniziò a eroderne le fortune politiche. Canalizzando da destra la rabbia sociale contro le misure di austerità imposte dalla “troika” dei creditori internazionali, Alba Dorata dopo le legislative nel 2015 era arrivata a rappresentare la terza forza in Parlamento, pur avendo ottenuto solo il 7% dei voti, in virtù dell’estrema frammentazione del quadro politico. Nonostante la fortissima pressione migratoria sulla Grecia, il partito alle elezioni del 2019 non è riuscito invece a eleggere nemmeno un deputato.

Alba Dorata era stata registrata ufficialmente come partito politico nel 1993 e da allora si era fatta conoscere per le ripetute aggressioni a immigrati e attivisti di sinistra, in un clima di impunità quasi totale. Oltre al delitto Fyssas, la formazione stata ritenuta colpevole di diversi altri episodi di violenza, come l’uccisione del pakistano Sahzat Luckman, avvenuta sempre nel 2013, un assalto a pescatori egiziani nel 2012 e un’aggressione contro sindacalisti comunisti nel 2013.

Un verdetto storico

Il processo ad Alba Dorata è considerato uno dei più importanti nella storia politica della Grecia. Dopo cinque anni e mezzo di udienze, la scorsa settimana il tribunale ha definito all’unanimità il partito paramilitare “un’organizzazione criminale”, verdetto ritenuto “storico” dalla presidente della Repubblica, Katerina Sakellaropoulou

La magistratura di Atene aveva respinto ogni circostanza attenuante che potesse alleviare le pene detentive per i leader della formazione neonazista. Lunedì sera era stato respinto anche l’appello di Lagos, che aveva chiesto la ricusazione dei tre giudici del tribunale penale perché secondo lui “di parte”. Gli imputati nel processo sono in tutto 68, accusati a vario titolo di “dirigere o appartenere a un’organizzazione criminale”, omicidio, aggressione o possessione illegale di armi.
 

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