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Qualcuno ipotizza che siamo all’ennesima “magia” di Angela Merkel. Un’improvvisa fuga in avanti che spiazza i suoi stessi compagni di partito così come gli avversari, oppure una nuova giravolta, a seconda dei punti di vista, certo non la prima: solo che in questo caso, con il piano da 500 miliardi di euro lanciato pochi giorni fa in tandem con Emmanuel Macron per sostenere i Paesi più colpiti dalla pandemia, in gioco ci sono l’Europa e i suoi equilibri.

Per di più qualcuno sussurra che sul piatto ci potrebbe essere anche un altro obiettivo: il quinto mandato di Angela Merkel alla cancelleria. “Con il recovery fund messo in piedi insieme a Parigi ha fatto anche un investimento su se stessa”, confida a microfoni spenti un deputato di lungo corso della Cdu. Partito che per l’ennesima volta la cancelliera ha sfidato. Come è già accaduto, in anni passati, per esempio con l’uscita dal nucleare e poi, al culmine della crisi dei migranti, con la “cultura delle porte aperte”.

Raccontano le gole profonde a Berlino che in pochi nella Cdu erano a conoscenza del nuovo “bazooka” franco-tedesco. Non è sorprendente: se si eccettuano l’Afd e i liberali, è tra le proprie file che la resistenza a forme di condivisione di garanzie in Europa è più forte. Lo stesso vale per l’elettorato: come conferma un sondaggio Civey pubblicato dallo Spiegel, mentre il favore degli elettori socialdemocratici e Verdi supera il 70%, quelli dei militanti Cdu si fermano, con vari distinguo, al 50%.

L’ipotesi che Merkel possa candidarsi nuovamente, alle elezioni di settembre 2021 nonostante in passato abbia più volte ribadito dopo ben 16 anni passati al governo che si sarebbe ritirata a vita privata, oppure a tenere al massimo qualche conferenza universitaria, tiene banco da qualche settimana in Germania, anche se prevalgono i toni sussurrati. Ma se non altro da quando la sua popolarità, sull’onda dell’“effetto pandemia”, è tornata alle stelle, con punte di consenso pari all’80%, grazie alle quali la Cdu è tornata nei sondaggi a toccare un 40% che sembrava da tempo appannaggio della storia, l’ipotesi “Merkel V” è tornato ad essere il convitato di pietra della vita politica tedesca.

Insomma, la cancelliera è tornata la “Krisenkanzlerin”, la scienziata-mamma capace di condurre con mano sicura e tranquilla il Paese attraverso le crisi più difficili. Vieppiù che mentre i suoi indici di popolarità salgono, gli aspiranti successori sono quasi ridotti al silenzio dalla crisi più inaspettata, quella della pandemia. E i principali antagonisti appaiono costretti a riposizionarsi. Almeno per ora.

I segnali non mancano. Qualche settimana fa è stato il ministro all’Interno Horst Seehofer – fino a non molto tempo fa fiero avversario della cancelliera – ad evocare la possibilità che Merkel possa rimanere in sella anche dopo le elezioni dell’anno prossimo, ammettendo “che in effetti la questione del candidato cancelliere non è più all’ordine del giorno”. L’autorevole quotidiano economico Handelsblatt è più esplicito: “Si sta avvicinando il quinto mandato di Merkel”, ha scritto pochi giorni fa la Bibbia del mondo economico in Germania. A dimostrazione, la testata ha citato il “Merkel show” offerto al question time al Bundestag della settimana scorsa, quando “rispondeva con superiorità a qualsiasi domanda”.

Ma il punto vero, riconosce Handelsblatt, è che sono gli stessi candidati alla leadership della Cdu, e pertanto alla cancelleria – ossia Friedrich Merz, Norbert Roettgen e Armin Laschet – “a percepire” che il vento è cambiato: “Tutte le domande in proposito Merz le respinge quasi con ruvidamente, Laschet nasconde le sue ambizioni dietro allusioni”, in generale nel mondo Cdu/Csu “nessuno vuole affrontare apertamente il dibattito”, dice il giornale. Che fa anche l’esempio di Markus Soeder, governatore bavarese nonché leader della Csu, altro candidato “in pectore” alla cancelleria: “Attualmente il suo mantra è: il mio posto è la Baviera”. E a chi ricorda che Merkel ha ripetuto migliaia di volte che non si ricandiderà e che visiterà tutte le università che le hanno concesso negli anni la laurea honoris causa, Handelsblatt risponde che “molti non troverebbero sorprendente che se alla fine utilizzerò una delle sue formule preferite: ‘Ho rivalutato la situazione’”.

Sullo sfondo, in questi giorni, c’è “una nuova Europa”, come titolava ieri la Frankfurter Allgemeine Zeitung, le cui priorità sono completamente ridisegnate dal coronavirus: tanto che sembrano essere a portata di mano cose che fino a poco tempo fa sembravano impensabili, come la Germania che diventa il principale testimonial di un recovery fund senza condizionalità.

È sempre la FAZ a mettere il dito nella piaga della Cdu, chiedendosi se la nuova iniziativa franco-tedesca “corrisponda alla linea finora portata avanti dal governo tedesco”. Secondo il giornale conservatore la risposta è chiara: “Per niente. Finora il governo federale sosteneva che i crediti presi in carico dall’Ue dovessero essere ripagati in tempi brevi e dovessero fluire ai Paesi membri solo come crediti, non come sovvenzioni, proprio per il divieto d’indebitamento dell’Ue”. Invece, per come è strutturata, “l’iniziativa franco-tedesco non è niente meno che una svolta a 180 gradi”. 

Nonostante ciò, Merkel appare tutt’altro che in difficoltà. Se anche fette importanti di Cdu/Csu criticano il piano – Merz ritiene che si muova “ai limiti dei trattati Ue”, l’ala conservatrice della “Werteunion” dice che “si contraddice il pensiero dei padri fondatori dell’Ue”, mentre il deputato Christian von Stetten avverte che “gli inaccettabili eurobond potrebbero rientrare dalla porta posteriore” – gli altri ‘big’ sono tutti corsi a tessere le lodi del progetto e della cancelliera che l’ha partorito: dal capogruppo al Bundestag Ralph Brinkhaus che la definisce “cosa buona e giusta”, al governatore del Nord-Reno Vestfalia Laschet che addirittura definisce il piano “la pietra fondativa di una nuova Europa”.

I tedeschi intanto continuano a stare dalla parte della cancelliera. Sempre stando al sondaggio Civey, oltre il 50% degli elettori è favorevole al piano da 500 miliardi, contro un 34% di contrari. Niente male per colei che veniva indicata ormai da anni come un’anatra zoppa sulla via del tramonto, obbligata a lasciare la guida della Cdu per bloccare l’emorragia dei voti, colei che ha stragiurato dozzine di volte che quella attuale è la sua ultima legislatura dopo ben 16 anni di regno incontrastato.

Vieppiù che è anche sul fronte degli alleati che Merkel fa il pieno di apprezzamenti: “Sono felice che la cancelliera si sia messa in campo per questa soluzione”, scandisce Norbert Walter-Borjans, co-leader dell’Spd, partito che pure brancola del tutto nel buio in quanto a candidato alla cancelleria. “Il punto è anche questo”, si sente ripetere spesso a Berlino: “Non ci sono poi così tanti altri leader credibili e solidi su piazza. In Germania e in Europa”.

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