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Gli Stati Uniti hanno superato la Cina e l’Italia per numero di casi di coronavirus, diventando il nuovo epicentro dell’epidemia. Secondo i dati della Johns Hopkins University, negli Stati Uniti i casi sono almeno 82.404, il record mondiale.

Commentando il primato, Trump ha messo in dubbio l’affidabilità dei numeri diffusi da Pechino. “Non si sa quali siano i numeri della Cina”, ha osservato, ribadendo che la pandemia è partita dallo Stato del Dragone e che per questo il virus va chiamato “cinese”.

Ha poi ipotizzato che il dato potrebbe rappresentare un “tributo” all’elevato numero di tamponi effettuati in America. “Ne abbiamo fatti più noi in 8 giorni – ha dichiarato – che la Corea del Sud in 8 settimane”.

La telefonata con Xi

I toni si sono abbassati dopo che Pechino e Washington hanno reso noto i particolari di una telefonata tra Xi Jinping e Don ald Trump. Il colloquio è stato confermato dall’agenzia Xinhua, quasi contemporaneamente a un messaggio su Twitter del presidente Usa.

“Ho appena terminato una conversazione molto buona con il presidente Xi della Cina”, scrive Trump. Abbiamo “discusso nel dettaglio il coronavirus che sta devastando una grande parte del nostro pianeta. La Cina ne ha passate tante e ha sviluppato una forte comprensione del virus. Stiamo lavorando assieme a stretto contatto. Grande rispetto!”. 

Il presidente cinese, dal canto suo, ha difeso la gestione dell’epidemia di coronavirus. La Cina, ha detto Xi, ha sempre mantenuto un atteggiamento “trasparente e responsabile” ed e’ stata “tempestiva” nell’informare l’Organizzazione Mondiale della Sanità e la comunità internazionale. La Cina, ha aggiunto, ha sempre condiviso senza riserve la propria esperienza e ha fatto tutto il possibile per fornire assistenza ai Paesi che ne avevano bisogno. “Continueremo a lavorare con la comunità internazionale per sconfiggere questa epidemia”, ha detto Xi.

La situazione del mondo e la reazione di Gates

I contagiati nel mondo sono ora oltre 500.000 mentre i sistemi sanitari di alcuni Paesi rischiano di andare in tilt. I leader del G20, riuniti in video conferenza, hanno assicurato di voler fare fronte comune contro l’epidemia.

“Il virus non rispetta alcuna frontiera”, hanno dichiarato nel comunicato finale, impegnandosi ad iniettare 5 mila miliardi di liquidità nell’economia globale dove l’impatto è già pesante. Negli Usa sono schizzate a 3,3 milioni le richieste di sussidi di disoccupazione la scorsa settimana: un dato senza precedenti.

“È agghiacciante. E questo è solo l’inizio. Peggiorera’”, ha avvertito il sindaco di New York Bill de Blasio, stimando che mezzo milione di persone nella Grande Mela perderanno il lavoro. Wall Street è salita per il terzo giorno consecutivo, galvanizzata dal maxi piano di aiuti da 2000 miliardi di dollari approvato dal Senato ed ora al vaglio della Camera.  

Gli Usa, quindi, dovranno probabilmente restare in ‘shutdown’ fino a fine maggio per evitare una crescita esponenziale dei contagi di coronavirus. Lo sostiene Bill Gates, l’iconico fondatore della Microsoft e filantropo che già nel 2015 aveva avvertito l’umanità sui rischi di una pandemia che avrebbe fatto più morti di una guerra.

Negli Usa “non abbiamo raggiunto il picco, forse sarà toccato a fine aprile ma sarà troppo presto per riaprire”, ha detto Gates sulla Cnn, nel giorno in cui l’America ha superato la Cina e il resto del mondo per numero di contagi. “Per tornare alla vita normale”, ovvero per riaprire il Paese, “ci vorranno circa dieci settimane o poco meno”.

Gli Usa “devono fare quello che è stato fatto in alcune parti della Cina”, ha aggiunto, definendo irrealistica la possibilità di far ripartire la nazione ad aprile come ipotizzato dal presidente Donald Trump. “Senza un serio shutdown i casi continuerebbero a crescere del 33% al giorno”, ha osservato, l’isolamento sociale “è doloroso”. Infine, ha concluso Gates, “i danni economici sono molti ma si possono evitare molti morti”.

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