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I vigili del fuoco del Nuovo Galles del Sud hanno annunciato che il mega incendio che da tre mesi bruciava alle porte di Sydney è ora “sotto controllo”. Altra buona notizia arriva dai servizi meteorologici australiani che prevedono per i prossimi giorni fino a 50 millimetri di pioggia in alcune delle regioni più colpite dai devastanti incendi, alimentando le speranze della popolazione. “Se queste previsioni saranno confermate, rappresenteranno tutti i nostri regali di Natale, di compleanni, di anniversari di matrimoni, di studi messi insieme, incrociamo le dita”, ha detto Shane Fitzsimmons, commissario del Servizio antincendio rurale del Nuovo Galles del Sud.

Sul fronte della lotta contro il fuoco a nord-ovest della più grande città australiana, Fitzsimmons ha confermato che l’immenso braciere nella zona montuosa di Gospers che da tre mesi bruciava in modo incontrollato è stato finalmente “domato, ad eccezione di una piccola zona, ma siamo fiduciosi sul suo prossimo confinamento”. Nel parco nazionale alle porte di Sydney le fiamme hanno danneggiato un’area tre volte la superficie della Grande Londra, con decine di focolai che in tutto hanno distrutto più di 8 mila km2. Ma l’intera battaglia non è stata ancora vinta: nella regione più di 100 incendi sono ancora accesi, di cui 36 fuori controllo, con particolare attenzione alla Snowy Valley.

Nello stato confinante di Victoria, l’allarme incendi riguarda le zone di Noorinbee e Nord Noorimbee, con in tutto 19 focolai attivi e più di 1,3 milioni di ettari bruciati. Nella città di Mallacoota le forze armate hanno dovuto evacuare i residenti mentre nella regione rurale di Gippsland le strade sono chiuse al traffico per la caduta degli alberi. Le operazioni di evacuazione sono state attuate via mare e via terra, con veicoli blindati, in direzione di Melbourne.

Per la pulizia stradale, i vigili del fuoco saranno aiutati da 100 ingegneri giunti dalla Papua Nuova Guinea mentre le forze aeree di Singapore hanno rifornito in aiuti i residenti del Gippsland, rimasti isolati. Nello stato dell’Australia del Sud le fiamme stanno ancora divampando sull’Isola dei Canguri, dove 600 case sono senza energia elettrica, mentre i soccorritori hanno riferito di “corpi di animali carbonizzati a perdita d’occhio” e di 210 mila ettari andati in fumo. Secondo le stime ufficiali, dall’inizio della crisi almeno un miliardo di animali sono stati uccisi negli incendi, oltre a una moltitudine di alberi e alberelli andati in fumo.

Una strage senza precedenti per la fauna e la flora che, ha avvertito il ministro dell’Ambiente, Sussan Lay, obbligherà in alcune regioni a decretare il koala “specie a rischio”. Nell’occhio del ciclone c’è il primo ministro Scott Morrison, che nega l’impatto del riscaldamento globale e difende a spada tratta l’industria mineraria, accusato di errata gestione della crisi. Secondo un’indagine di Newspoll, il 59% degli australiani non sono soddisfatti dell’operato del premier conservatore, vincitore delle elezioni del maggio 2019. Dallo scorso ottobre, almeno 28 persone hanno perso la vita negli incendi, più di 2 mila case sono state distrutte nel Nuovo Galles del Sud, altre centinaia tra gli stati di Victoria e dell’Australia del Sud. 

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