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Il premier maltese Joseph Muscat ha annunciato in un messaggio televisivo al Paese che si dimetterà dopo l’elezione del nuovo leader del partito laburista, un procedimento che prenderà avvio il 12 gennaio. “È quello che serve in questo momento. Ho sempre detto che un premier non dovrebbe servire per piu’ di due legislature”

Il capo del governo quindi resiste, nonostante la piazza ne chieda le dimissioni “immediate”. A Malta la tensione rischia infatti di esplodere da un momento all’altro. Il premier sembra deciso a restare in carica fino al prossimo 8 gennaio, quando i laburisti avvieranno le procedure per la scelta di un nuovo leader. Questo è emerso dalla riunione del partito che si è conclusa nell’isola, scossa dall’inchiesta sull’omicidio della giornalista Daphne Caruana Galizia.

Il partito ha ridato l’incarico di ministro a Chris Cardona, che si era autosospeso dopo che dall’inchiesta era venuto fuori anche il suo nome. Cardona era stato protagonista involontario di un giallo nato da una lettera che sarebbe stata consegnata agli investigatori, secondo alcune fonti, da Keith Schembri. La missiva, secondo chi ha potuto consultarla, indica in Cardona il mandante dell’omicidio della giornalista, ma è sembrato ua molti un tentativo di sviare l’attenzione di chi indaga.

“Non potevo credere ai miei occhi quando l’ho letta”, ha confidato al Sunday Times of Malta un membro del governo, che ha discusso a lungo nei giorni scorsi del contenuto della missiva. A sua volta l’ex capo di gabinetto di Muscat ha affermato di non aver nulla a che fare con la lettera.

La sordità alla piazza di Muscat ha avuto il risultato di alimentare la tensione. “Giustizia”, “Assassini”, “Mafia”. Urlando questi slogan, migliaia di persone sono scese in piazza a La Valletta nel pomeriggio, invitate a farlo dalle dichiarazioni della famiglia e da gruppi come Repubblika, Occupy Justice and manueldelia.com.

“Ci aspettiamo che il primo ministro – aveva affermato Corinne Vella, sorella della giornalista – lasci l’ufficio ed il parlamento con effetto immediato per permettere una libera e piena indagine sull’assassinio di Daphne”. È l’ottava volta, in dodici giorni, che la protesta conquista le strade dell’isola. “Muscat non è Malta”, hanno piu’ volte urlato i manifestanti, ma l’esito del braccio di ferro tra il premier e la piazza e’ del tutto incerto.  

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