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L’ombra del partito di estrema destra Vox, in ascesa nei sondaggi, si allunga sul voto di domenica in Spagna. Tra quattro giorni gli spagnoli sono attesi alle urne per la quarta volta in 4 anni, a 7 mesi dalle legislative vinte dai socialisti che, pero’, non sono stati in grado di formare un governo. Sulle prossime elezioni politiche peseranno i dati sulla disoccupazione e l’irrisolta crisi politica e civile in Catalogna.  n questo quadro, Vox torna dunque al centro della scena politica e, come osserva il quotidiano La Vanguardia, il premier socialista uscente, Pedro Sanchez, sta facendo leva su questa paura per ottenere i voti degli indecisi.

Cosa dicono i sondaggi

In base agli ultimi sondaggi diffusi dal quotidiano El Mundo, il Psoe ha perso terreno rispetto alle elezioni di aprile, e raccoglie il 27,6% delle intenzioni di voto, seguito dal Partito popolare (Pp) di Pablo Casado al 21,2% (+4,5 punti), Unidos Podemos di Pablo Iglesias Turrion al 12,6% (-1,7), tallonato da Vox di Santiago Abascal al 12% (+1,7) e Ciudadanos di Albert Rivera al 9,3% (- 6,6).

Cosa sostiene Sanchez

Durante buona parte del dibattito televisivo di lunedì sera, Sanchez ha difeso il suo bilancio di governo, citando tra i successi conseguiti il Patto di Stato contro la violenza coniugale, l’emendamento del Codice penale in difesa delle donne, il congedo paternità di 18 settimane nel 2024. Il premier uscente ha anche spiegato la sua iniziativa di riesumare le spoglie del dittatore Franco dal suo mausoleo per seppellirlo in un cimitero comune, ma i leader di destra lo hanno accusato di aver riaperto le ferite del passato.

Guardando verso l’elettorato di destra, Sanchez propone di attuare riforme giudiziarie, tra cui la reintroduzione del reato di convocazione illegale di referendum, istituito dal Partito popolare per bloccare il piano dell’indipendentista Ibarretxe e poi rimosso dal Psoe dell’ex premier Josè Luis Rodriguez Zapatero. 

Il Salvini spagnolo

Il nazionalista Santiago Abascal, spesso definito dalla stampa spagnola come “il rappresentante di Salvini in Spagna”, si presenta come il nuovo catalizzatore del malessere sociale, strenuo difensore della sovranità, dell’identità nazionale e dei confini per bloccare l’invasione dei migranti, oltre ad essere fortemente euroscettico. E’ lui l’altro ‘vincitore’ secondo gli osservatori, del dibattito di lunedì. 

Abascal si è concentrato sulle questioni legate alla sicurezza e all’immigrazione, dicendosi convinto che “un paese abbia bisogno di frontiere sicure, di un’immigrazione legale, ordinata, regolata e assimilabile. La risposta alla crisi demografica non puo’ venire dall’importazione di milioni di persone dall’Africa che collochiamo in Europa. Spesso provengono da culture che non possono essere assimilate”. Sulla lotta al femminicidio, il leader di Vox ha insistito sulla “priorità di garantire la sicurezza delle donne, lasciando gli stupratori chiusi nelle carceri”. 

La proposta di Podemos

Una voce un po’ fuori dal coro è stata quella di Pablo Iglesias, leader della sinistra radicale di Unidas Podemos, che, sempre durante il dibattito, ha lanciato a Sanchez una nuova idea di alleanza, in un panorama politico spagnolo sempre più frammentato e da mesi in situazione di stallo. “Qui ci sono cinque candidati, perché in Spagna la politica bipartisan è finita. Sappiamo che non ci sarà la maggioranza assoluta per nessuno, quindi dobbiamo trovare un accordo. Penso che sia chiaro che ci sarà un accordo di coalizione a destra. E qui voglio essere molto sincero: penso che milioni di elettori di sinistra, sia di Unidas Podemos che del Partito Socialista, vogliono che abbandoniamo il gioco dello scaricabarile e che arriviamo finalmente ad un accordo per governare insieme”, ha detto Iglesias, che ha incentrato il suo intervento sul rafforzamento delle politiche sociali.

Sanchez avrà i numeri?

Numeri alla mano, per ottenere i 176 voti necessari per insediarsi, il prossimo governo guidato dai socialisti dovrà necessariamente stringere alleanze. Da solo infatti il Psoe potrebbe ottenere tra 118 e 126 seggi; e rischia di non bastare il solo appoggio di Podemos, con i suoi 35-40 seggi. Pertanto, negli ultimi giorni di campagna, Sanchez sta cercando di conquistare i voti degli indecisi, puntando anche sull’elettorato di centro-destra, in particolare quelli di Ciudadanos. Se non ci riuscisse, il rischio è che la Spagna non esca dallo stallo politico-istituzionale in atto ormai da mesi. 

La Catalogna è blindata

Intanto, il governo spagnolo ‘blinda’ la Catalogna in vista del voto: il ministero dell’Interno ha, infatti, deciso di mettere in campo un ampio dispositivo di sicurezza per evitare tensioni nella Generalitat, scossa da tensioni indipendentiste.
Secondo fonti di El Pais, scenderanno in campo 2.500 poliziotti e 2.000 uomini della Gendarmeria, in aggiunta ai Mossos d’Esquadra, la polizia catalana. Si tratterebbe dunque di un numero di agenti pari a più del doppio rispetto a quanti messi in campo all’indomani della sentenza del ‘proces’ (anche se fonti del ministero evocano numeri minori, circa 3 mila uomini). A vigilare sui collegi elettorali ci saranno anche 8 mila agenti dei Mossos.

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