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“Dovremmo essere fieri del nostro stile di vita europeo in tutte le sue forme e dimensioni e dovremmo costantemente preservarlo, proteggerlo e coltivarlo”. Ursula von der Leyen, dal primo novembre prossima presidente della Commissione Europea al posto di Jean-Claude Jucker, scende in campo per difendere una delle definizioni più controverse del suo nuovo corso, con un responsabile ad hoc, il greco Margaritis Schinas che avrà anche la delega sull’immigrazione, con un articolo scritto per la Repubblica il cui copyright appartiene a Lena, la Leading European Newspaper Alliance cui il quotidiano diretto da Carlo Verdelli aderisce.

Ma cosè per Ursula von del Leyen lo “stile di vita europeo? “È semplicemente la realtà quotidiana” lo definisce anche se la migliore descrizione fa capo all’articolo 2 del Trattato sull’Unione Europea:

“L’Unione si fonda sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell’uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze. Questi valori sono comuni agli Stati membri in una società caratterizzata dal pluralismo, dalla non discriminazione, dalla tolleranza, dalla giustizia, dalla solidarietà e dalla parità tra donne e uomini”.

Parafrasando il Presidente Kennedy, von der Leyen scrive che “non dovremmo solo chiederci cosa fa la nostra Unione per noi, ma anche quello che possiamo fare noi per la nostra Unione” in quanto “ogni parola dell’articolo 2 evoca sia un diritto che un dovere per tutti noi, indipendentemente da dove veniamo e da dove viviamo nell’Unione”.

In una definizione, secondo la neocommissaria, “si tratta della concezione europea della vita. di costruire un’Unione di uguaglianza, in cui tutti abbiamo le stesse possibilità di accesso alle opportunità” e “di fornire alle persone le conoscenze, l’istruzione e le competenze necessarie per vivere e lavorare dignitosamente, dell’accesso ai servizi di cui abbiamo bisogno e della consapevolezza di sentirsi sicuri nelle nostre case e nelle nostre strade e di proteggere le persone più vulnerabili della nostra società”. In definitiva, si tratta pertanto “del nostro modo di vivere insieme”.

Un modello, lo stile di vita europeo, che “si è affermato a caro prezzo e a fronte di grandi sacrifici” e “non dovrebbe mai essere dato per scontato, perché non è né immutabile, né garantito per sempre” aggiunge von del Leyen.

E la dimostrazione più concreta è “che viene messo in discussione ogni giorno da antieuropeisti all’interno e all’esterno dell’Europa”, con un riferimento alla Russia quando scrive che “abbiamo visto potenze straniere interferire nelle nostre elezioni dall’esterno”. Forze alle quali, prosegue, “non dobbiamo permettere di appropriarsi, snaturandola, della definizione di stile di vita europeo. Vogliono distorcerne il significato e trasformarlo nel suo contrario” perché “lo stile di vita europeo è sinonimo di ascolto e confronto reciproco alla ricerca di soluzioni che rappresentino il bene comune” conclude il suo articolo von der Leyen.

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