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Un’operazione così vasta contro Aleksei Navalny non si era ancora mai vista in Russia: la polizia ha perquisito tutte le sedi regionali della vasta rete di uffici che l’oppositore ha aperto in tutto il Paese, ha bloccato i conti bancari di diversi coordinatori locali ed effettuato raid anche nelle loro abitazioni private.

Per l’attivista non c’è dubbio: è il frutto dell'”isteria” del Cremlino, provocata dal successo della strategia del “voto intelligente” nelle elezioni locali, svoltesi domenica scorsa in tutta la Federazione. In mancanza di reali candidati indipendenti – a cui non è stato concesso correre – Navalny aveva invitato i russi a votare qualunque candidato potesse battere i rivali, appoggiati dal partito putiniano Russia Unita.

La strategia ha funzionato soprattutto a Mosca, dove la formazione di governo ha perso un terzo dei seggi al Parlamento locale. Nella maxi-operazione di polizia, sono state effettuate perquisizioni in 200 diversi indirizzi, in oltre 40 città, scrivono i media indipendenti.

Если вы в Питере выигрываете выборы, а потом не хотите отказаться от своей победы в пользу кандидата «Единой России», то с вами делают вот так: pic.twitter.com/o6w7D74xgJ

— Alexey Navalny (@navalny)
September 12, 2019

 

“Questo dimostra che il voto intelligente è la tattica più dolorosa per le autorità noi non ci fermeremo”, ha scritto su Twitter la portavoce dei Navalny, Kira Yarmysh, la quale ha parlato di colpo “senza precedenti”. Una frase a cui fatto eco lo stesso Navalny: “È l’operazione di polizia più grande della Russia moderna”.

Le perquisizioni – in cui sono stati impiegati polizia, inquirenti, guardia nazionale e servizi di sicurezza – sono state, in alcuni casi, violente: a Perm, gli agenti sono entrati negli uffici rompendo una finestra, mentre a Chelyabinsk sono stati maltrattati i volontari, presenti in sede. Secondo le stime del braccio destro di Navalny, Leonid Volkov, in tutto sono stati mobilitati mille poliziotti, che hanno confiscato “quanto più possibile materiale e attrezzature”.

Oltre ai raid mirati, sono stati bloccati i conti personali dei dipendenti di diversi uffici e alcuni attivisti sono sottoposti a interrogatori. “Un atto di intimidazione e rapina”, ha denunciato Yarmysh.
La vasta operazione è legate all’inchiesta per riciclaggio di denaro, aperta contro il Fondo anticorruzione di Navalny, l’organizzazione che da anni denuncia il malaffare nella politica e nelle istituzioni russe.

Il Fondo anticorruzione, però, non ha sedi regionali e gli uffici perquisiti oggi appartengono ufficialmente a un’altra organizzazione. Intanto, le perquisizioni effettuate oggi anche nelle abitazioni di tre coordinatori regionali della Ong Golos, che spesso denuncia brogli e manipolazioni nelle elezioni, rafforzano le tesi di chi ritiene che il flop alle urne a Mosca abbia irritato il Cremlino. 

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