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L’esperimento finlandese del reddito di base, un assegno mensile da 560 euro ai disoccupati, non ha avuto alcun effetto sull’occupazione. Lo ha reso noto Kela, l’agenzia governativa di Helsinki che si occupa dei programmi di sicurezza sociale nazionale e che ha erogato il sussidio per i due anni in cui è durato.

Nella nota pubblicata l’8 febbraio si legge che “i beneficiari del reddito di base hanno lavorato in media mezza giornata in più” di chi non l’ha ricevuto, per un totale di “49,64 giorni degli uni e i 49,25 degli altri”.

L’esperimento, durato due anni, è già finito

Il progetto, lanciato il primo gennaio del 2017, è terminato a fine 2018: nel corso dei due anni duemila disoccupati finlandesi, di età compresa tra i 25 e i 58 anni, hanno ricevuto un assegno extra “indipendentemente dall’essere attivi nella ricerca del lavoro oppure no”, si legge sul sito di Kela. L’esperimento, voluto dal governo del Primo ministro di centro-destra Juha Sipilä, intendeva “studiare il modo in cui rimodellare il sistema di previdenza sociale per adattarsi meglio ai cambiamenti del mondo del lavoro”.

Come avevamo scritto l’anno scorso, il punto cardine del progetto di reddito di base finlandese consisteva nella garanzia di mantenere l’assegno anche nel caso di assunzione: quei 560 euro garantiti dallo Stato, insomma, sarebbero arrivati comunque sul conto corrente del destinatario. Nelle intenzioni del Partito di Centro Finlandese che l’aveva promosso, il sussidio avrebbe spinto i disoccupati a cercarsi un lavoro, liberandoli dal timore di perdere il contributo statale di disoccupazione.

Nessuna crescita di occupazione, ma maggiore sensazione di benessere

I dati diffusi da Kela riguardano soltanto il primo anno dell’esperimento finlandese: quelli relativi al 2018 verranno resi noti tra dodici mesi. Per giungere alle conclusioni odierne, Kela ha confrontato il gruppo di chi ha ricevuto l’assegno con uno “di controllo” di disoccupati che ne è rimasto privo, in modo da poter valutare le differenze.

Come detto, il reddito di base non fatto registrare variazioni degne di nota per quanto riguarda il tasso di occupazione: lo ha confermato Ohto Kanninen, coordinatore della ricerca, secondo cui “durante il primo anno dell’esperimento i beneficiari di un reddito di base non hanno avuto né più né meno successo rispetto al gruppo di controllo nel trovare un impiego”.

Non solo: dai dati non emerge alcuna differenza anche per quanto riguarda il reddito. Chi ha ricevuto il sussidio statale ha dichiarato, in media, 4.230 euro annui di entrate da lavoro, 21 in meno degli altri.

Ma la percezione di chi l’ha ricevuto è positiva

Ci sono però dati confortanti almeno per quanto riguarda gli effetti del reddito di base sulla percezione di benessere: intervistati sul proprio stato di salute, il 55% degli assegnatari lo hanno definito “buono o molto buono”, il 9% in più dei membri del gruppo di controllo. Al contrario, a denunciare un grado elevato di stress è stato il 17% dei beneficiari del reddito, rispetto al 25% di chi non lo ha ricevuto.

Secondo Minna Ylikännö, ricercatrice di Kela, gli effetti positivi sulla salute si accompagnavano a una “maggiore fiducia nel futuro, nella capacità di influire sulle questioni sociali e nel trovare un lavoro”. Una speranza che finora non pare aver trovato conforto nei dati. “Non c’è contraddizione – sostiene Ylikännö – può esserci un effetto positivo sul benessere ma non ma nelle prospettive occupazionali a breve termine”.

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