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Inizia venerdì il congresso della Cdu ad Amburgo, un passaggio cruciale per la Germania. I 1.001 delegati da tutto il Paese eleggeranno il successore di Angela Merkel alla guida del partito. E quello che forse diventerà il prossimo cancelliere.

Tre gli sfidanti: l’ex governatrice e attuale segretaria generale della Cdu, Annegret Kramp-Karrenbauer, detta 'AKK', definita talvolta “mini-Merkel” per la sua vicinanza alla cancelliera; l’ex capogruppo Friedrich Merz, considerato un conservatore, il quale anni fa decise di lasciare la politica dopo essersi scontrato proprio con Merkel per intraprendere una carriera assai munifica come lobbista e uomo d’affari; il ministro alla Sanità Jens Spahn, il 'giovane' del gruppo che ha spesso attaccato la cancelliera ma che non dovrebbe avere reali chance di vittoria. 

Minimerkel in fuga per la vittoria, Merz attende l’ultima curva

Nei sondaggi tra gli elettori e militanti Cdu 'AKK' è in netto vantaggio. Ma il voto decisivo sarà quello dei 1.001 delegati e secondo alcuni segnali è Merz a scaldare di più i cuori dei funzionari cristiano-democratici.

Negli ultimi anni – se non altro dalla grande crisi dei migranti del 2015, quando circa un milione di profughi si riversò sulla Repubblica federale – è cresciuto il mal di pancia nei confronti della Merkel. l'ex 'ragazza dell'est' si sarebbe spostata troppo 'a sinistra', svuotando dall’interno l’identità del partito che fu di Adenauer e di Kohl. Il risultato, secondo i più critici, si sarebbe visto con il successo dell’ultradestra dell’Afd: “Abbiamo scoperto il fianco destro”, è il mantra più ripetuto dalle elezioni federali del settembre 2017 ad oggi.

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Le radici cristiane di una Democrazia cristiana

Tutti e tre gli sfidanti hanno quindi lanciato segnali precisi verso l’anima moderata del partito, dal tema migranti (sul quale Kramp-Karrenbauer ha esplicitamente criticato Merkel, mentre Merz ha cercato di mettere in discussione il diritto d’asilo individuale), al matrimonio omosessuale, alla caratura religiosa del partito (la famosa 'C' della Cdu).

E’ stata una campagna intensa, combattuta a viso aperto in otto conferenze regionali in tutto il Paese, ed eventi come il convegno dei giovani del partito o la manifestazione del gruppo lavoratori Cdu e similari. E se la 'pancia' del Paese sembra più sensibile ad 'AKK', un bel pezzo del mondo imprenditoriale pare sensibile al comeback – deciso un minuto dopo che Merkel aveva annunciato che non si sarebbe ricandidata – del milionario Merz. La cui ricchezza da lobbista, però, potrebbe essere il suo tallone d’Achille, in un Paese in cui la morigeratezza dei governanti ha ancora un valore.

Il successo corre sul filo del telefono

La partita è aperta. Il nuovo presidente del partito potrebbe anche non uscire alla prima votazione e Spahn, se al primo giro nessuno prende più della metà dei voti, diventerà l'ago della bilancia. Le gole profonde parlano di scambi di telefonate con i singoli delegati: i voti devono essere conquistati uno per uno. Ne va dell’eredità di Angela Merkel, ma ne anche del profilo che la Germania vorrà darsi di fronte alla sfida di sovranisti e populisti in un’Europa sempre più lacerata.

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