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La discarica di rifiuti elettronici di Agbobloscie in Ghana con i suoi fumi neri e intensi, le montagne di pezzi elettronici grondanti materiali collosi e tossici, i ragazzi dalle scarpe grosse e gli occhi tristi stagliati chini all’orizzonte, intenti a separare pezzi utili per il riciclo, è già da qualche anno al centro di diversi reportage che hanno cercato di denunciarne la devastante pericolosità per la salute umana e per quella ambientale. 

Di grandi e piccole Agbobloscie è pieno il Ghana e lo sono altri paesi dell’Africa occidentale, come la Nigeria, dove confluiscono per lo più illegalmente, quegli oggetti divenuti simbolo della decadenza di una società schiava dell’elettronica, che non sa più immaginare una vita senza l’ultimo prodotto di grido sul mercato dei tablet, smartphone, computer e così via. 

In luoghi come questo sciamano dalle aride regioni del Nord, migliaia di giovani uomini e donne come Hamadou, che ad Agbobloscie è arrivato quando aveva 15 anni e da allora ne ha compiuti 30, ma nella sua vita nulla è cambiato. 

Ai margini di questo luogo infernale si è specializzato in smantellamento di vecchi frigoriferi e compressori da cui estrae il rame e l’alluminio che poi vende per racimolare dai 10 ai 30 ghana cedi al giorno pari a 2  e 5 euro. Di Hamadou solo ad Agbobloscie ce ne sono circa 30.000 secondo le stime dell’EPA, l’Agenzia per la protezione ambientale del Ghana. Appartengono quasi tutti all’etnia Dagomba che occupa diverse aree della arida fascia di territorio pre-Sahel per lo più dediti a una vita di pastorizia e povertà estrema, quella che li spinge a migrare ad Accra e poi in Europa in cerca di fortuna. 

Chiude la discarica illegale

Da questa settimana e per la prima volta il paese sembra aver dichiarato guerra alla discarica illegale con l'annuncio della imminente realizzazione di una struttura che sorgerà proprio ad Agbobloshie e che sarà interamente dedicata al riciclo dei rifiuti elettronici. I lavori inizieranno ad ottobre e nel giro di 8 mesi l’opera, presentata dal presidente stesso del paese, sarà completata e in grado di dare lavoro a 22.000 persone.

Anche l'Unione europea ha provato a trovare  una soluzione per un luogo come questo e da qui è nato E-magin (E-waste management in Ghana) un progetto pensato per provare a immaginare un mondo diverso. Lanciato a febbraio e della durata di 4 anni, E-magin, punta a un Ghana libero dalla stretta dei rifiuti elettronici con un piano che serve a rendere operativa una legge quadro sul controllo dei rifiuti pericolosi posta in atto nel paese nel 2016. Il progetto è supportato da un fondo dell’Unione europea e gestito dall’Università di Cape Coast in collaborazione con la tedesca Adelphi. Nell’ambito di questo progetto, sono partiti ad Accra una serie di workshop per insegnare a gestire rifiuti rivolti alle Piccole e Medie Imprese locali (SMEs) che sono già nel settore o che intendono entrarci. 

Ad Agbobloscie però non si vede ancora traccia dell’intervento di questo progetto nè di altri e quando ad Hamadou domandiamo se ne abbia sentito parlare la risposta è negativa anche se sui giornali locali è da giorni che escono articoli in cui si invitano i giovani a registrarsi presso gli uffici competenti per poter un giorno regolarizzarsi e lavorare responsabilmente. Il problema è che ad Agobloboscie i giornali non arrivano e nessuno, è lo stesso Hamadou a confermarcelo, ha mai visto un funzionario aggirarsi fra le fiamme, il fumo e i miasmi di questo inferno elettronico.

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