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Madrid e Parigi alzano la voce con l'Italia dopo il no del ministro dell'Interno Matteo Salvini ad accogliere i 629 migranti salvati dall'Aquarius. Spagna e Francia sono davvero modelli di accoglienza, pertanto autorizzate a condannare le scelte dell'Italia?

Spagna

Le uniche frontiere terrestri tra l'Europa e l'Africa sono le enclave spagnole di Ceuta e Melilla, a nord del Marocco, punto di accesso privilegiato dell'immigrazione clandestina africana e del contrabbando. Proprio per questo motivo sia a Ceuta – meno di 20 chilometri quadrati e 74 mila abitanti – sia a Melilla, distanti 225 km, alla fine degli anni '90 Madrid costruì una doppia barriera di protezione alta sei metri, che separa il territorio spagnolo da quello del Marocco.

La divisione in filo spinato, costata 30 milioni di euro, è stata pagata in buona parte pagata dall'Unione europea. I migranti vengono spesso feriti dalle guardie di frontiera nel tentativo di varcare la barriera, lunga otto chilometri a Ceuta e 12 a Melilla. Il Marocco si è opposto alla sua costruzione, visto che considera Ceuta parte del suo territorio e ne ha chiesto l'annessione nel 1975.

La barriera di filo spinato di Ceuta

Secondo stime diffuse, l'esistenza della barriera ha provocato la morte di almeno 4 mila persone, annegate nel tentativo di attraversare lo Stretto di Gibilterra. L'ultimo rapporto del Jesuit Refugee Service (JRS) sulle condizioni dei migranti nei Centri di identificazione e espulsione (CIE) spagnoli, pubblicato la scorsa settimana, evidenzia una disparità di trattamento in base alla nazionalità.

Nel caso di migranti originari di Marocco, Colombia, Romania o Albania, rimpatri e espulsioni superano il 70% dei casi. Invece per quanto riguarda quelli provenienti di paesi dell'Africa subsahariana, la cui nazionalità è più difficile da individuare con certezza, il JRS ha documentato che la maggior parte viene liberata dai CIE di Madrid, Barcellona, Valencia, Algeciras e Tarifa, "non rischia l'espulsione ma viene abbandonata a se stessa".

18 mila irregolari espulsi solo in Spagna

In base agli ultimi dati del ministero dell'Interno spagnolo, nel 2017 almeno 28.572 persone sono entrate clandestinamente sul territorio nazionale, il doppio rispetto all'anno precedente. Da Melilla sono transitati in più di 4 mila, da Ceuta la metà. Più di 18 mila persone in situazione irregolare sono state arrestate lo scorso anno e 21.800 provvedimenti di espulsione, per lo più di cittadini marocchini, sono stati varati.

Leggi anche: Quali saranno le conseguenze della tensione tra Francia, Spagna e Italia sui migranti?

Leggi anche: Macron è riuscito a unire l'Italia sulla questione migranti (almeno sui social)

Francia

Tra Parigi e Roma le tensioni diplomatiche sulla gestione dei flussi migratori non sono una novità. Nel giugno 2015 al confine di Ventimiglia la Francia operò massicci respingimenti di migranti senza documenti in regola, provenienti dall'Italia, applicando l'Accordo di Chambery, trattato bilaterale franco-italiano, ma di fatto chiudendo la frontiera.

Eppure i controlli sistematici predisposti dalle autorità francesi, 24 ore su 24, erano espressamente vietati dagli accordi di Schengen, che danno ad ogni Stato membro il diritto di eseguire solo verifiche casuali. Parigi si difese accusando l'Italia di non rispettare l'obbligo di identificare i migranti al loro arrivo tramite il rilevamento delle impronte digitali e di trasmetterle ad una banca dati europea per la corretta applicazione dei regolamenti di Dublino.

Il caso della migrante morta dopo essere stata respinta

Lo scenario critico al confine franco-italiano si è nuovamente riproposto a partire dell'estate 2017, con fatti di cronaca drammatici. Lo scorso marzo, dopo essere stata respinta sulle Alpi francesi, una migrante nigeriana è morta dopo il parto in un ospedale torinese. Diversi cittadini francesi, italiani e svizzeri, presentati dai media come "militanti", vengono processati e incriminati dalla giustizia francese, accusati del reato di complicità all'immigrazione clandestina. Il volto più noto della solidarietà con i migranti è l'agricoltore francese Cèdric Herrou.

L'emergenza migranti al confine tra Francia e Italia si è spostata più a nord, nelle montagne della Valle della Roja. Un rapporto pubblicato lo scorso 5 giugno inchioda la polizia francese di Mentone, che gestisce i migranti in "condizioni indegne e irrispettose dei loro diritti" ha denunciato il Controllore generale dei luoghi di privazione della libertà (CGLPL), autorità indipendente francese. La frontiera è sigillata e l'obiettivo delle forze di polizia è il respingimento sistematico, anche dei minorenni. Pugno duro anche contro i migranti che si trovano sul territorio francese, in attesa di documenti.

Lo sgombero della "Giungla di Calais"

La vicenda più nota è quella dello sgombero dell'immenso accampamento di migranti e rifugiati, la 'Giungla di Calais', nell'ottobre 2016. Da quella che veniva definita dai francesi "la più grande bidonville d'Europa", migliaia di migranti tentano ancora oggi di raggiungere la Gran-Bretagna. Nei mesi scorsi è tornata la tensione nella località affacciata sulla Manica, dove un nuovo insediamento è tornato a crescere in modo abusivo. Per non parlare poi delle 35 operazioni di sgombero di campi migranti attuate negli ultimi tre anni a Parigi. L'ultimo a scomparire è stato quello del 'Millènairè, lo scorso 30 maggio, dal quale un migliaio di migranti originari di Sudan, Somalia ed Eritrea sono stati evacuati e sistemati in luoghi temporanei di accoglienza, in attesa di esame della loro situazione amministrativa.

Dalle strade alle aule parlamentari: tra aprile e giugno Camera e Senato hanno approvato una nuova legge asilo-immigrazione, un testo controverso presentato dai suoi detrattori come un "arsenale repressivo" contro i migranti. Tra i punti più criticati la riduzione da 30 a 15 giorni della scadenza per far ricorso in caso di rifiuto della richiesta di asilo, il raddoppio da 45 a 90 giorni della durata massima di detenzione per i migranti illegali, e in alcuni casi l'obbligo di lasciare il territorio nazionale prima della fine dell'esame della domanda di asilo per quei migranti che fanno appello a un provvedimento negativo.

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