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Singapore, 11 giugno. Fervono i preparativi dell'ultimo minuto per il summit di domani, martedì 12 giugno, tra il presidente Usa, Donald Trump, e il leader nord-coreano, Kim Jong-un. I due uomini si trovano a soli 570 metri di distanza l'uno dall'altro, ovvero i dieci minuti a piedi che separano lo Shanghai-la Hotel, che ospita Trump, e il St. Regis, dove alloggia Kim. Il vertice dovrebbe aprirsi subito con un faccia a faccia di due ore, all’Hotel Capella, tra Trump e Kim: loro due da soli. Del resto le delegazioni di Stati Uniti e Corea del Nord, che nelle scorse settimane si sono ripetutamente incontrate al confine tra le due Coree, si sono sedute di nuovo allo stesso tavolo all'hotel Ritz-Carlton della città-Stato asiatica per discutere gli ultimi dettagli dell'evento. A poche ore dallo storico incontro sembrano permanere ancora differenti visioni sul processo di denuclearizzazione della penisola, il punto critico del vertice.

Ma l'agenzia di stampa del regime, la Korean Central News Agency, ha rotto il silenzio sull'evento, sottolineando che il tema della pace e della denuclearizzazione della penisola saranno al centro dei colloqui. Kim ha detto al premier di Singapore, Lee Hsien Loong, che “il mondo ci guarda, noi siamo pronti”. Grandi le attese dei big internazionali. Trump si è detto “fiducioso” e sente che “Kim vuole fare qualcosa di grandioso e ora ha questa opportunità e non l'avrà più”. Nel frattempo il suo segretario di Stato, Mike Pompeo, continua a parlare di “denuclearizzazione completa, irreversibile, verificabile”. Il presidente sud-coreano, Moon Jae-in, ha definito il summit “l’inizio di un lungo processo”. La Cina auspica “un summit di successo”. Abbiamo intervistato Loretta Napoleoni, autrice de “Kim Jong-Un  – Il nemico necessario'' (ed. Rizzoli, pp. 260- 19,50 euro).

Cosa aspettarsi dal summit?

"Credo che si arriverà a un accordo sul processo di pace tra Corea del Nord e Corea del Sud. Il processo è già tracciato: Trump rischia di restare tagliato fuori se non asseconda le due Coree. Basta mettere in fila i fatti: dopo il viaggio di Moon a Washington, Trump aveva cancellato il summit di Singapore (irritato dall’ aperta ostilità mostrata dal regime nord-coreano). Moon, spiazzato, ha incontrato per la seconda volta Kim (dopo il summit del 27 aprile conclusosi con la dichiarazione di Panmunjom, ndr).  A quel punto Trump si è trovato in una posizione di debolezza. Ha ricevuto l’emissario di Kim alla Casa Bianca, il generale Kim Yong Chol, il summit ha ripreso quota fino all’annuncio dello stesso Trump in cui confermava che l’incontro tra i due leader si sarebbe svolto".

Il summit con Kim “può riuscire molto bene", ha detto Trump. Nei giorni scorsi il capo della Casa Bianca aveva dichiarato: “Non ho mai detto che succederà tutto in un incontro”.

"Dobbiamo aspettarci dei piani che si svilupperanno nei prossimi mesi, seguiranno altri vertici: Kim incontrerà di nuovo sia Trump sia Moon".

Secondo il quotidiano sudcoreano Joongang Ilbo, Kim avrebbe invitato Trump a tenere un secondo vertice a Pyongyang a luglio, come ulteriore tappa…

"Appunto, cosa le dicevo…"

Sembra che pace e denuclearizzazione della penisola coreana saranno nell'agenda di Kim.

"Mi aspetto che verranno messe sul tavolo le condizioni per togliere le sanzioni: e tra queste, chiaramente, il processo di denuclearizzazione…"

Denuclearizzazione: il vero nodo della trattativa, su cui le parti continuano ad avere visione divergenti.

"Trump porta avanti la politica dell’immobiliarista, non del politico: spinge dove vuole spingere, e torna indietro dove non può farlo. La Corea del Nord non denuclearizzerà mai come ha fatto il Nord Africa. I nord-coreani hanno compiuto sacrifici enormi per ottenere lo status di potenza nucleare, oggi che lo hanno ottenuto perché mai dovrebbero perderlo? Del resto, il ripristino dei colloqui si è innescato perché i nord-coreani hanno dimostrato di avere la bomba atomica". 

"Trump è ottimista e ha accettato – a quanto pare – che Pyongyang non rinunci immediatamente al suo arsenale nucleare…

"La Corea del Nord non accetterà mai la denuclearizzazione come la intendono gli americani ("immediata, verificabile e irreversibile").  La Corea del Nord è disposta piuttosto a congelare il programma, come ha già iniziato a fare. Potrebbero accordarsi su un modello simile a quello del Pakistan, dove le bombe sono state smontate in svariate località e sottoposte a un costante monitoraggio: in questo modo, se vogliono utilizzare l’ordigno, non possono farlo immediatamente. Il congelamento del programma sarebbe positivo, vorrebbe dire che Pyongyang non farà più ricerca (anche se è facile che il regime trovi forme sotterranee per portarla avanti): il regime si fermerà all’arsenale del 2018, che sarà obsoleto nel giro di qualche anno. Kim ha già congelato il programma in cambio dell’abolizione delle sanzioni e della possibilità di promuovere la modernizzazione del Paese. Il leader nord-coreano non può più chiedere alla sua gente di fare sacrifici per costruire la bomba: vuole ottenere la legittimazione del suo potere attraverso il miglioramento dell’economia. Credo che si troverà una soluzione di questo tipo, ma di lungo periodo".  

Trump ha congelato le nuove sanzioni già pronte per la Corea del Nord

"Le sanzioni non verranno tolte domani, saranno usate come strumento negoziale. Kim, messo di fronte alle proposte, dirà: “ci devo pensare, rivediamoci”.  Stiamo assistendo a un gioco diplomatico e di propaganda, non a una sfida militare: nessuno vuole combattere una guerra nucleare".

Chi sta giocando meglio questa partita?

"A prescindere dal risultato finale del summit, Trump se lo giocherà al meglio per ottenere i suoi obiettivi interni. Questo summit è fondamentale per il presidente americano che deve far credere al mondo intero che la pace coreana è una sua vittoria, e portare a casa un successo in vista delle elezioni midterm. Al contempo, è fondamentale per Kim, il quale deve far credere alla sua gente che i sacrifici affrontati per arrivare allo status di potenza nucleare hanno portato ai risultati sperati: il rientro di Pyongyang nella comunità internazionale in una posizione di protezione massima, nel senso che nessuno attaccherà la Corea come negli anni ’50".

Moon Jae-in ha detto che se il summit avrà successo sarà "un regalo per il mondo intero".

"Moon è un grande politico, è lui il vero artefice di questo capolavoro di diplomazia. Al leader sud-coreano, che ha a che fare con due megalomani, non interessano i riflettori del mondo; lui vuole arrivare a un accordo di pace, in modo che i due Paesi possano cooperare economicamente. Pensateci: la Corea del Sud ha attaccato un Paese pieno di risorse che ha bisogno di essere modernizzato, è come se avesse vicino una Cina in miniatura. Una cosa è certa".

Quale?

"Il summit di Singapore è un’occasione fantastica. Se giocata bene, Kim e Moon otterranno quello che vogliono, e Trump verrà ricordato come un grandissimo presidente. Se la giocano male, sarà un casino".  

Kim seguirà il modello economico cinese?

"Sì ma lo dovrà chiaramente adattare al suo Paese. La Corea del Nord è messa meglio della Cina negli anni ’80; all’epoca dell’avvio della riforma e dell’apertura, Pechino non aveva niente, dal punto di vista delle infrastrutture e della finanza. I nord-coreani invece hanno già sperimentato una economia di libero mercato grazie ai mercati informali; hanno gettato le basi di un sistema monetario, agganciando il valore del dollaro a quello del mercato nero (la valuta nord-coreana si chiama won, ndr), ottenendo quindi la stabilità dei cambi; il dollaro, lo yuan e l’euro circolano liberamente. Se venisse applicato il modello cinese, la Corea del Nord sarebbe di un decennio avanti rispetto alla Cina di 40 anni fa. Hanno inoltre una forza lavoro con un alto grado di scolarità, con la possibilità di utilizzare sia la manodopera a basso costo sia forza lavoro professionale. Infine, vantano una crescita demografica positiva, che andrebbe a compensare l’invecchiamento della popolazione in Corea del Sud".  

E la Cina?

"Kim è andato a incontrare Xi ben due volte, la Cina è sicuramente d’accordo con il processo in atto. Per Pechino è importante che la Corea del Nord rimanga un Paese indipendente, uno stato cuscinetto. Nell’ottica di una riunificazione è chiaro che prevarrebbe il modello sud-coreano, sotto l’egida americana. Ma nessuno vuole che le due Coree si riunifichino, la Cina non lo permetterebbe mai; non possiamo paragonare la situazione coreana alla riunificazione tedesca dopo la caduta del Muro di Berlino.  La pace tra le due Coree è la strada che tutti vogliono percorrere, che porterebbe a vantaggi economici senza perdite sul versante geopolitico".  

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