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Snellire la burocrazia, evitare la sovrapposizione di competenze nel governo e allo stesso tempo rafforzare il ruolo del Partito Comunista Cinese nella gestione degli affari statali. Sono questi gli obiettivi del governo di Pechino che ha annunciato un piano di riorganizzazione del Consiglio di Stato – il governo – con cui riduce il numero dei ministeri ad esso sottoposti (otto in meno) e introduce la nuova Commissione di Supervisione Nazionale, l’organo che riassumerà le funzioni giudiziarie statali e disciplinari del PCC.

Il Partito al centro del Paese, Xi al centro del Partito

Xi Jinping, che due giorni fa si è assicurato il mandato presidenziale senza limiti, aggiunge un nuovo tassello a un percorso che si era già consolidato al Congresso di ottobre, con l’inserimento del suo pensiero nello statuto del PCC: riaffermare la supremazia del Partito sullo Stato e mettere se stesso al centro del Partito. Il “core leader” e il Partito comunista sono una cosa solachiunque vi si opponesse, si collocherebbe automaticamente al di fuori di esso (come abbiamo già scritto molte volte). Il cambio di passo nell’amministrazione cinese, il più ambizioso dal rimescolamento ordinato nel 1998 dall’allora premier Zhu Rongji, prevede la creazione di 26 tra ministeri e commissioni, la soppressione di sette agenzie non ministeriali e la fusione delle commissioni di vigilanza del sistema bancario e di quello assicurativo; quest’ultima misura avrà lo scopo di centralizzare il controllo sulle istituzioni finanziarie per ridurre i rischi sistemici legati all’elevato indebitamento di aziende e amministrazioni locali: atavico problema degli amministratori cinesi.

Il modello dei cinesi? Washington

Non solo la finanza: il rimpasto, che vuole semplificare la farraginosa, spesso inefficiente, macchina burocratica, prendendo come modello Washington, riguarda anche gli enti legati a ambiente, immigrazione, agricoltura e sanità, in linea con gli obiettivi prioritari dei riformatori di Pechino, che intendono sgonfiare la bolla del debito, sbarazzarsi della povertà, vincere la guerra contro l’inquinamento, ridurre le disuguaglianze, riformare le aziende pubbliche improduttive.

Liu He cita Mao: "Tutto è sotto la guida del Partito”

L’approvazione della riforma da parte dell’Assemblea Nazionale del Popolo (maggiore organo legislativo, sorta di parlamento) è attesa per il 17 marzo prossimo: il piano di riorganizzazione è già stato definito “rivoluzionario” da Liu He, il principale consigliere economico del presidente Xi Jinping, che in un articolo pubblicato sul Quotidiano del Popolo (il massimo giornale cinese) ne ha sottolineato lo scopo: “Rafforzare la leadership del partito in tutte le aree di lavoro è il compito primario dell’approfondimento delle riforme del partito e delle istituzioni dello Stato”, scrive l’alto funzionario, membro del Politburo, l’Ufficio Politico del partito composto da venticinque dirigenti di livello nazionale. Liu He si spinge a citare Mao Zedong: “Il Partito e il governo; i militari, i civili e la cultura; il Nord, il Sud, l’Est, l’Ovest e il Centro. Tutto è sotto la guida del Partito”.

Parola d’ordine: snellire la burocrazia

Il nuovo piano avrà tra i compiti principali quello di ridurre le sovrapposizioni nelle competenze e snellire la burocrazia, uno dei principali crucci di Xi già dalla fine del 2012, quando è stato eletto per la prima volta segretario generale del PCC.

Una sola authority per banche e assicurazioni

Tra i cambiamenti più innovativi e commentati delle prime ore c’è la fusione degli enti di regolamentazione dei settori bancario e assicurativo in un’unica authority a supervisione di un’area che vale circa 42mila miliardi di dollari, secondo ultime stime diffuse oggi dall’agenzia Reuters. La prevista fusione arriva in un momento di grande attenzione della leadership al contrasto ai rischi di sistema, e in cui anche la Banca dei Regolamenti Internazionali di Basilea, in Svizzera, nel suo ultimo rapporto, lancia l’allarme sulla vulnerabilità della Cina a una crisi del settore bancario.

Con la fusione della China Banking Regulatory Commission e della China Insurance Regulatory Commission, il nuovo ente riferirà direttamente al Consiglio di Stato, mentre alcune delle funzioni dei due enti, tra cui quella di stendere le regole chiave di regolamentazione finanziaria, saranno trasferite alla banca centrale cinese, la People’s Bank of China, che acquisirà un maggiore ruolo rispetto all’attuale sotto la nuova dirigenza: dalla settimana prossima è previsto l’arrivo di un nuovo governatore, mentre l’attuale, Zhou Xiaochuan, al timone dell’istituto che regola la politica monetaria di Pechino dal dicembre 2002, viene dato in uscita.

Intatta la Consob cinese

A rimanere un ente separato è invece la Consob cinese, la China Securities Regulatory Commission, nel mirino delle autorità durante l’estate del 2015, per i ripetuti crolli delle Borse cinesi. Anche la Sasac, l’ente a supervisione degli asset delle aziende di Stato, non viene menzionato come oggetto di riforma.

Depotenziata la Commissione Nazionale per lo Sviluppo e le Riforme

Dalla composizione del nuovo Consiglio di Stato, a risultare depotenziata appare soprattutto la Commissione Nazionale per lo Sviluppo e le Riforme, l’agenzia di pianificazione economica, che dovrà cedere parte delle sue funzioni e competenze ai nuovi ministeri. Attiva dal 1952, agli albori della Repubblica Popolare Cinese, nel 2003 l’agenzia del governo ha preso il nome attuale, Commissione Nazionale per lo Sviluppo e le Riforme: dal febbraio 2017 è guidata dall’attuale presidente, He Lifeng, e annovera tra i vice presidenti lo stesso Liu He, dato in forte ascesa per un posto chiave nella gestione dell’economia cinese (potrebbe essere nominato nuovo governatore della Banca centrale).

Dall'agricoltura all'ambiente: i nuovi ministeri

In gran parte le competenze della Commissione passeranno sotto i nuovi ministeri contenuti nel piano di ristrutturazione di oggi, dal nuovo Ministero dell’Agricoltura e degli Affari Rurali, a quello dell’Ecologia e dell’Ambiente, fino al nuovo Ufficio Nazionale di Supervisione del Mercato, che assumerà le funzioni anti-monopolio e di supervisione dei prezzi. Tra i nuovi ministeri che nasceranno ci sarà anche quello della Gestione delle Emergenze, che centralizzerà i compiti di intervento nel caso di disastri naturali o causati dall’uomo, mentre tutte le politiche contro il cambiamento climatico saranno di competenza del nuovo Ministero dell’Ambiente e dell’Ecologia.

Forze Amate, Immigrazione e Via della Seta

Nel piano di ristrutturazione del Consiglio di Stato, è prevista anche la nascita di un Ministero dedicato ai veterani delle Forze Armate – che avrà in carico i 57 milioni di ex militari per i quali, secondo un documento citato dal South China Morning Post, da questo mese è previsto un aumento in busta paga di circa il 6% – un ufficio per l’Immigrazione e, infine, un’agenzia dedicata alla nuova via della seta. L’Agenzia per la Cooperazione dello Sviluppo Internazionale incorporerà alcune funzioni dei Ministeri del Commercio e degli Esteri e avrà la responsabilità, spiega l’agenzia Xinhua, di “aumentare la pianificazione e il coordinamento strategico degli aiuti all’estero e di servire al meglio il disegno diplomatico complessivo del Paese e l’Iniziativa Belt and Road” di sviluppo infrastrutturale tra Asia, Europa e Africa, lanciata nel 2013 dal presidente cinese.

Tagliata la Commissione incaricata della politica del figlio unico

Dal nuovo piano di governo è previsto anche un aumento delle funzioni dell’Ufficio Nazionale di Revisione Contabile, ora divise tra vari ministeri, e la nascita di una Commissione per la Salute Nazionale: il nuovo ente prenderà il posto della Commissione per la Pianificazione Familiare, che aveva in carico l’applicazione della politica del figlio unico introdotta nel 1979 e abolita definitivamente, dopo progressivi allentamenti, nel 2015.

Nuova Commissione di Supervisione Nazionale

Parallelamente alla ristrutturazione del Consiglio di Stato è prevista anche la creazione di una Commissione di Supervisione Nazionale (spiegata qui dagli analisti). L’approvazione della legge sulle modalità operative della nuova super-commissione è prevista per il 20 marzo prossimo, ultimo giorno di lavori dell’Assemblea Nazionale del Popolo.

Pechino centralizza la lotta alla corruzione

La Cina centralizza la lotta contro la corruzione con la creazione di un nuovo organo – la cui nascita è stata decisa domenica scorsa con l’approvazione degli emendamenti alla Costituzione – e che sorveglierà la condotta dei dirigenti pubblici dal livello più alto a quello locale: nel mirino della riforma ci saranno i dirigenti delle aziende statali, ma anche dirigenti scolastici e delle strutture ospedaliere, fino ai dirigenti a livello locale e degli istituti di ricerca. La nuova commissione sarà un corpo politico indipendente dal Consiglio di Stato e agirà al di sopra della magistratura per colpire le cattive pratiche degli amministratori pubblici, oltre a quelli dei circa novanta milioni di iscritti al Partito Comunista Cinese.

La nuova Commissione riassumerà su di sé funzioni della Giustizia ordinaria e della Commissione Centrale di Ispezione Disciplinare, l’organo del partito che dà la caccia ai funzionari corrotti, attraverso la controversa detenzione extragiudiziale (shanggui), e che oggi è retto da Zhao Leji, dato come prossimo capo della Commissione di Supervisione Nazionale a partire dal prossimo 18 marzo. In cinque anni la Commissione disciplinare ha punito 240 alti quadri (“tigri”) e 1 milione 140 mila funzionari minori (“mosche”). Lo ha fatto sotto la guida del fedelissimo ex zar Wang Qishan, 69 anni, che ha lasciato l’incarico per raggiunti limiti d’età ma per il quale sembra sia prevista la carica di vice presidente senza limiti di mandato. Il nuovo organo assumerà anche le funzioni del Ministero della Supervisione e dell’Ufficio Nazionale per la Prevenzione della Corruzione, scrive oggi l’agenzia Xinhua. 

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