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Gelo tra Israele e l'Amministrazione Trump, due mesi dopo lo storico annuncio del trasferimento dell'ambasciata Usa a Gerusalemme. La Casa Bianca è intervenuta per smentire il premier Benjamin Netanyahu che aveva affermato che da tempo "sta mantenendo un dialogo con gli americani" sul tema "di espandere la sovranità" dello stato ebraico agli insediamenti in Cisgiordania".

Con inusitata durezza verso l'alleato, il portavoce Josh Raffel ha definito "false" le affermazioni del premier israeliano che aveva fatto riferimento alle controverse proposte in discussione alla Knesset che, se approvate, affosserebbero qualsiasi prospettiva di pace.

"Rapporti secondo cui gli Stati Uniti hanno discusso con Israele un piano di annessione per la Cisgiordania sono falsi", ha detto il portavioce, "gli Usa e Israele non hanno mai discusso di tale proposta e l'attenzione del presidente rimane focalizzata sull'iniziativa di pace israelo-palestinese".

Successivamente l'ufficio di Netanyahu in serata ha corretto il tiro riferendo che "il primo ministro ha aggiornato gli americani sulle iniziative che sono state avanzate alla Knesset" e "gli Usa hanno espresso la loro inequivocabile posizione di essere impegnati nel fare avanzare il piano di pace del presidente Trump".

Intanto, però, i palestinesi hanno reagito con rabbia alla possibile nuova fuga in avanti da parte di Israele e Usa: il presidente Abu Mazen, ricevuto a Mosca da Vladimir Putin, ha
ribadito che l'Anp respinge Washington come possibile mediatore per la pace. Poi ha fatto sapere che "ogni passo unilaterale per un'annessione israeliana delle colonie non cambierà la realtà, visto che gli insediamenti sono illegali" ma "ogni passo in questa direzione avrebbe come risultato un aumento della tensione e della instabilità" e "distruggerebbe ogni sforzo internazionale che diretto a salvaguardare il processo di pace".

Il presidente russo, da parte sua, ha osservato che "in Medio Oriente la situazione è lontana da quella che vorremmo vedere" e ha assicurato di aver "sempre sostenuto il popolo palestinese".

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