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Non è più Wang Jianlin, patron di Wanda, l’uomo più ricco di Cina. A scalzarlo, facendolo finire al quinto posto, un altro riccone che si chiama Xu Jiayin. Il primo della nuova lista stilata dalla rivista Hurun (il Forbes cinese) non è del tutto ignoto: si tratta del magnate di Evergrande, colosso delle costruzioni, a noi familiare perché è azionista di maggioranza del club calcistico cinese più blasonato – Guangzhou Evergrande – per qualche anno allenato da Marcello Lippi. E no: il 2017 non è stato un anno d’oro per il sessantaduenne Mr Wang. Prima le autorità cinesi, nell’ambito di una stretta giunta a contrastare gli investimenti irrazionali compiuti da alcuni grandi gruppi privati, hanno messo il sigillo ai prestiti concessi a Wanda, la conglomerata che il magnate ha trasformato in pochi anni da un gruppo immobiliare a un impero che possiede catene cinematografiche, studi di Hollywood e una buona fetta del calcio spagnolo. Poi, a conferma di un clima precongressuale infausto per i grandi gruppi privati che hanno fatto importanti acquisizioni all’estero (con un preoccupate livello del debito che ha raggiunto il 175% del pil), qualche settimana fa un terribile gossip che lo dava in stato di fermo all’aeroporto di Tianjin, costò al gruppo un capitombolo in Borsa, costringendo l’azienda a smentire la falsa notizia.

Oggi, questo fardello pesa. Non è bastato a Wang anticipare a luglio l’intenzione di mantenere gli investimenti all’interno della Cina. Il suo patrimonio personale, al primo posto da diversi anni, ha subito un calo del 28% rispetto allo scorso anno, ed è sceso a quota 23,5 miliardi di dollari (155 miliardi di yuan). Il governo ha premiato due settori: tecnologia e real estate. E gli imprenditori che investono in modo ragionato. Vediamo chi sono. 

Xu Jiayin e gli altri

Hurun Rich List 2017 ha incorato Xu Jiayin: sul trono del più ricco tra i ricchi, da oggi siede il patron del gruppo di costruzioni Evergrande, con un patrimonio personale di 44 miliardi di dollari (290 miliardi di yuan). Xu, 59 anni, è il dodicesimo cinese a essere in cima alla lista, da quando è iniziata la classifica, nel 1999. La sua ricchezza si è più che quadruplicata nell’ultimo anno, con un rialzo del valore delle azioni del gruppo del 450%, grazie ai piani per tagliare il debito aziendale e per focalizzarsi sui profitti, nonostante le recenti polemiche. Evergrande, che ha sede a Canton, nel sud-est della Cina, è uno dei più grandi gruppi del real estate cinese ed è attivo anche nel settore degli investimenti, ragionati, nel calcio.

L’imprenditore dal volto poco noto ma conosciuto scalza personaggi più famosi a livello internazionale: Jack Ma (Ma Yun), il fondatore del colosso dell’e-commerce Alibaba, che con una ricchezza stimata di 200 miliardi di yuan (poco più di 30 miliardi di dollari) passa al terzo posto, lasciando il secondo a Pony Ma Huateng, il fondatore del colosso di internet Tencent, che gestisce la popolarissima app di messaggistica istantanea WeChat, con capitali che ammontano a 250 miliardi di yuan (37,9 miliardi di dollari). Nella classifica ci sono anche volti familiari all’Italia: è il caso di Zhang Jindong, a capo del gruppo Suning, proprietario dell’Inter, con un patrimonio che Hurun stima in 93 miliardi di yuan (14,1 miliardi di dollari). La novità è un’altra: occupa la quindicesima posizione, retrocesso di cinque posti rispetto allo scorso anno. Si spiega ancora una volta la campagna acquisti frenata del club neroazzurro. Molto sotto, al 189esimo posto, tra i nuovi nomi del capitalismo cinese c’è il giovane Cheng Wei, il patron del servizio di car-sharing Didi, che ha acquisito Uber China lo scorso anno. Nessuna traccia di Li Yonghong, il presidente del Milan, da una ricerca compiuta sul motore di ricerca della lista.

Ricchi e poveri

Ma le notizie non finiscono qui. Mentre di Xi Jinping rievochiamo l’enfasi alla lotta alla povertà a pochi giorni dal Diciannovesimo Congresso del Pcc – importantissimo appuntamento dal quale emergeranno i nomi dei futuri leader che guideranno la Cina verso una nuova strada di riforme (si capirà meglio quali) al fianco del Presidente, in procinto di svelare o meno un possibile erede per il 2022 – Hurun rivela una piccola grande Cina composta da 2,130 persone la cui ricchezza in totale ammonta a 2600 miliardi di dollari. Due elementi. Uno: si tratta di un patrimonio collettivo che aumenta del 12,5%, dunque a un tasso di crescita più alto di quello del prodotto interno lordo cinese, che lo scorso anno ha registrato una crescita del 6,7%. Due: è pari al pil della Gran Bretagna, la sesta economia al mondo.

Sì: fanno beneficienza, quasi un obbligo morale nella Cina moderna, dove il benessere, talvolta eccessivo, si mescola alla povertà ancora presente nelle zone più arretrate del Paese. Nelle stesse ore in cui Hurun lo proclama paperone dell’anno, secondo la società Sodata Analytics Foundation Association il colosso guidato da Xu Jiayin è tra le società quotate a Hong Kong, quella che si è distinta per il maggior numero di donazioni (230 milioni di dollari), superando HSBC. La povertà è una piaga che Xi ha promesso di estirpare entro il 2020 (con dieci anni di anticipo, recita la propaganda, rispetto agli obiettivi fissati dalle Nazioni Unite). La Cina rivendica di aver sollevato dalla povertà negli ultimi 30 anni 800 milioni di individui, passati dal 90% della popolazione nel 1981 al 2% attuale (secondo la Banca Mondiale). A fine 2016, secondo stime ufficiali, i cinesi che vivono in condizioni di povertà assoluta (con meno di due dollari al giorni) sono circa 44 milioni.

 

 

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