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AGI – Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan è già in pieno clima elettorale e continua ad annunciare misure per dare respiro alla disastrata economia turca.

Erdogan vuole recuperare terreno in vista delle cruciali elezioni di giugno 2023, cui si presenta al momento in svantaggio dopo che l’inflazione ha superato l’80% e la lira turca ha solo rallentato la propria caduta rispetto al dollaro (-27% nel 2022), stabilizzandosi leggermente durante la stagione estiva grazie alle entrate del turismo.

Erdogan è finito più volte sotto accusa per aver insistito con il taglio dei tassi di interesse e cambiato tre volte in due anni il governatore della Banca Centrale, favorendo di fatto l’aumento degli inflazione e contribuendo a trascinare il Paese nella più grave crisi economica degli ultimi 20 anni.

Nonostante le premesse tutt’altro che favorevoli e i sondaggi che fino a poco tempo fa lo davano in netto svantaggio contro candidati ancora ipotetici, il partito Akp del presidente, pare gia’ in netta ripresa, grazie all’ossigeno proveniente dal turismo e da fondi di investimento esteri oltre che dalle consultazioni senza fine all’interno di un’opposizione che, pur riunitasi, non riesce ancora a convergere su un candidato comune.

Erdogan ha annunciato che la compagnia edile di Stato, Toki, costruirà 500 mila unità abitative nei prossimi 5 anni che saranno assegnate a famiglie a basso reddito.

Un progetto da 49 miliardi di dollari in cui è prevista la costruzione di 250 mila case nei prossimi 2 anni. Una mossa di un certo peso in un Paese in cui il 42% delle famiglie vive in affitto.

E con i costi degli affitti saliti alle stelle negli ultimi mesi a causa dell’inflazione quello delle case è diventato un problema enorme nel Paese, tanto che al progetto di Erdogan sono già arrivate 3 milioni e mezzo di richiestein una settimana.

Il prezzo di un appartamento con due stanze da letto si aggira sui 30 mila euro e per il pagamento sono previsti versamenti in mini rate da 100 euro al mese per 20 anni. Sembrerebbe perfetto, se non fosse che il pagamento viene indicizzato due volte all’anno, seguendo un aumento che terrà conto inevitabilmente anche dell’inflazione.

Incentivi ed esenzioni sono previste nei confronti di esercizi commerciali con impiegati, che potranno scaricare le bollette dalle tasse. Il governo del presidente turco continua a rivedere al rialzo il salario minimo, che riguarda una fetta enorme della forza lavoro del Paese (circa il 40%), e a luglio la cifra è stata ritoccata al rialzo del 30%, il terzo aumento in un anno.

Con un separato decreto Erdogan ha alzato del 42% lo stipendio dei funzionari statali, andando incontro alle difficolta’ di circa 5 milioni di persone. Un ulteriore ritocco al rialzo è stato già annunciato per il prossimo Dicembre.

Erdogan ha poi azzerato gli interessi sui prestiti per gli studenti, stanziato incentivi per l’acquisto della prima casa, ascoltato le richieste dei lavoratori del settore sanitario, abbassato gli interessi sui crediti bancari per le piccole e medie imprese e stanziato 30 miliardi di lire turche (quasi due miliardi di euro) per ripagare debiti che più di 5 milioni di famiglie non sono state in grado di ripagare negli ultimi mesi.

Il governo sta per approvare un decreto che permetterà a diverse milioni di persone di andare in pensione, dopo che nel 1999 i criteri di eligibilità sono stati cambiati.

Gia negli scorsi mesi uno schema di compensazione per perdite dovute alla svalutazione della lira, ripagate dalla Banca Centrale, era stato messo in moto per consentire il mantenimento di depositi bancari in lire turche, stimati in circa 65 miliardi di euro.

Purtroppo la Banca Centrale continua ad abbassare i tassi di interesse, ora all’11%, e le misure annunciate porteranno il deficit di bilancio del Paese al di sopra del 6.4% del Pil.

Solo 2 giorni fa il presidente turco ha dichiarato che entro Febbraio “l’inflazione rientrerà a livelli normali”. Al momento poco più di un auspicio, per realizzare il quale è necessario per la Turchia attirare investimenti dall’estero, che Erdogan spera di incentivare con tassi di interesse sui prestiti tenuti bassi dalle banche statali e dalla politica di normalizzazione lanciata con Paesi come Arabia Saudita, Emirati e Israele.

La rincorsa è iniziata e l’Akp del presidente turco è già in piena campagna elettorale mentre l’opposizione appare impantanata in colloqui per la scelta di un candidato che ancora non c’è.

Erdogan al momento sul piano interno gioca sulla ritrovata centralità della Turchia sul panorama internazionale dopo lo scoppio della guerra in Ucraina, sfrutta le incertezze dell’opposizione e prende provvedimenti economici sicuramente populisti, ma comunque a lui utili per riguadagnare i consensi persi. 

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