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(AGI) – Londra 11 mag. – Un nuovo governo tutto Tory, nato dalle elezioni di giovedi’ 7 maggio e gia’ accolto dalla Regina, con l’incontro fra David Cameron e la sovrana di venerdi’ 8 maggio, come pienamente legittimo. In pratica, un grande rimpasto in Gran Bretagna, che ha visto alcuni posti chiave dell’esecutivo saldamente nelle mani dei precedenti ministri, altre poltrone importanti cambiare di proprietario e soprattutto che ha una principale caratteristica: e’ un governo al 100% Tory, come Cameron non aveva potuto fare nel 2010, costretto a una coalizione di governo con i liberaldemocratici di Nick Clegg ora spazzati via dall’ultimo voto. In attesa del discorso della regina a Westminster previsto per il 27 maggio, quando i parlamentari per la prima volta voteranno una sorta di “fiducia” al nuovo governo, la squadra di Cameron e’ gia’ stata ufficializzata. Non tante donne per il momento, almeno non quante ci si aspettava, anche se ancora mancano alcune nomine dei sottosegretari. Pero’, di sicuro, una squadra forte per un partito, quello conservatore, che ha ben chiari in testa gli obiettivi dei prossimi cinque anni: negoziare con l’Europa migliori condizioni per il Regno Unito (ed eventualmente uscire dal recinto comunitario grazie a un referendum gia’ promesso da Cameron per il 2017), abolire lacci e lacciuoli come la legge (britannica) sui diritti umani che al momento e’ troppo legata al controllo da parte di Bruxelles, continuare a far crescere l’economia e a tenere a poco piu’ del 5% la disoccupazione, convincere le aziende e la finanza della City di Londra che, se la tanto temuta ‘Brexit’ avverra’, non sara’ poi questa grande tragedia per l’economia britannica. Fra i nuovi entrati nel governo, ecco cosi’ Saijd Javid come ministro alle Imprese, che prende il posto di Vince Cable, sconfitto alle urne come parlamentare. Ancora, Amber Rudd ha le deleghe per l’Energia, mentre un Tory sempre piu’ forte come Boris Johnson, potente ed eccentrico sindaco di Londra, trova un posto nel gabinetto di governo come ‘osservatore esterno’. Non ha carica ministeriale e continuera’ a fare il primo cittadino, pur essendo ora anche parlamentare, pero’ Cameron ha pensato bene di includerlo per dare forza ai conservatori in una Londra che, contrariamente al resto del Paese, lo scorso 7 maggio ha virato decisamente a sinistra, facendo vincere il Labour nella maggior parte dei collegi in cui e’ divisa la metropoli inglese. Secondo il Financial Times ora Johnson potrebbe influire sulla decisione relativa a quale aeroporto londinese allargare in vista delle nuove sfide del futuro. I piu’ vorrebbero far crescere Heathrow, il piu’ grande della capitale, con una terza pista, il biondo sindaco ha invece sempre proposto un nuovo ed enorme scalo da miliardi e miliardi di sterline da costruire dalle fondamenta alla foce del Tamigi. Ancora per quanto riguarda i ministri, fra i lib-dem esclusi, chiaramente, c’e’ anche l’ex vice premier Nick Clegg, colpevole secondo tanti della debacle del partito e che, non essendo i liberaldemocratici appunto inclusi nel governo, ha dovuto dire addio. Ancora, alla cultura arriva John Whittingdale, della truppa Tory piu’ euroscettica, un politico che nel 2013 aveva criticato duramente il canone della Bbc, considerato quasi sacro nel Regno Unito. Al Lavoro e alle pensioni va Priti Patel, di genitori indiani emigrati in Uganda e poi espulsi dal Paese africano, mentre alla Salute e’ stato confermato Jeremy Hunt. Confermati anche George Osborne come cancelliere dello scacchiere (ministro dell’Economia), Theresa May all’Interno, Philip Hammond agli Esteri e Michael Fallon alla Difesa. A far discutere gia’ da ora, intanto, e’ la nomina di Michael Gove alla Giustizia, ministro dell’Istruzione nei primi anni del governo Cameron poi ‘dimissionato’ e sostituito per la strenua opposizione dei sindacati della scuola e per i tanti scioperi degli insegnanti. Il Daily Telegraph ha ricordato come solo 20 anni fa scrivesse editoriali per il Times invocando la reintroduzione della pena di morte e del cappio e che il suo primo compito ora sara’ quello di far abolire lo Human Right Act del 1998, legato alle leggi europee e alla corte europea per i diritti dell’uomo, per far approvare una legge tutta britannica che dia mano libera al governo Cameron per attuare le riforme restrittive in campo di giustizia penale e di immigrazione. Una prima polemica potrebbe quindi nascere sui giornali gia’ nei prossimi giorni, anche se Cameron oggi parlando con i giornalisti ha voluto rassicurare l’opinione pubblica. E’ vero, si tratta di un governo tutto Tory. Ma, secondo il primo ministro, i britannici avranno a che fare con dei “conservatori compassionevoli”, attenti al welfare e al bene della societa’. I britannici stanno a guardare. (AGI) .

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