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AGI – A luglio si stima una crescita congiunturale per entrambi i flussi commerciali dell’Italia con l’estero, più intensa per le esportazioni (+5,7%) che per le importazioni (+4,8%). Lo rileva l’Istat. Su base tendenziale l’export registra un ulteriore ridimensionamento del calo (-7,3%; era -12,1% a giugno); l’import mostra un recupero più lento e una contrazione più marcata (-14,2%, da -15,6% di giugno).

Surplus a luglio aumenta a 9,694 miliardi

A luglio si stima che il saldo commerciale aumenti di 2,077 miliardi di euro (da +7,617 miliardi a luglio 2019 a +9,694 miliardi a luglio 2020). Lo rileva l’Istat spiegando che al netto dei prodotti energetici il saldo è pari a +11,679 miliardi (era +11,084 miliardi a luglio 2019). (AGI)

Risalgono le vendite all’estero 

Prosegue dunque a luglio la fase di risalita delle vendite all’estero verso entrambi i mercati di sbocco, Ue ed extra Ue. L’aumento su base mensile dell’export è dovuto in particolare all’incremento delle vendite verso i mercati extra Ue (+7,6%) mentre quello verso l’area Ue è più contenuto (+3,9%). Nel trimestre maggio-luglio rispetto al precedente, la ripresa congiunturale registrata a partire da maggio si traduce in un aumento per l’export (+4,4%) e in una diminuzione contenuta per l’import (-2,3%).     

A luglio, poi, l’export registra un ulteriore ridimensionamento del calo tendenziale (-7,3%; era -12,1% a giugno); la flessione è più ampia verso l’area extra Ue (-8,1%) rispetto a quella Ue (-6,4%). L’import mostra un recupero più lento e una contrazione più marcata (-14,2%, da -15,6% di giugno), sintesi del calo degli acquisti da entrambi i mercati, più ampio dall’area extra Ue (-17,5%) rispetto all’area Ue (-11,5%).      

“La crescita congiunturale dell’export, più intensa verso i paesi extra Ue, – commenta l’Istat – è estesa a tutti i raggruppamenti principali di industrie ed è dovuta in particolare agli aumenti delle vendite di beni di consumo non durevoli, beni strumentali e beni intermedi. Su base annua, la flessione dell’export si riduce ulteriormente ed è spiegata, per metà, dal calo delle vendite di macchinari, prodotti della raffinazione e metalli. Anche le importazioni continuano a crescere sul mese, ma sull’anno registrano una contrazione ancora molto ampia e in più lenta attenuazione”. E ancora: “A luglio, i prezzi all’import segnano un lieve rialzo congiunturale e un modesto ridimensionamento del calo tendenziale (-6,4%, da -6,5% di giugno), cui contribuiscono le dinamiche dei prezzi nell’Area non euro”.

L’andamento dei vari settori e dei Paesi

Tra i settori che contribuiscono maggiormente alla flessione tendenziale dell’export si segnalano prodotti petroliferi raffinati (-48,0%),articoli di abbigliamento, anche in pelle e in pelliccia (-15,9%) articoli in pelle escluso abbigliamento e simili (-15,6%)articoli farmaceutici, chimico-medicinali e botanici (+12,8%), autoveicoli (+5,7%), prodotti alimentari, bevande e tabacco (+1,3%) e computer, apparecchi elettronici e ottici (+1,5%).    

Su base annua, i paesi che contribuiscono in misura maggiore alla caduta dell’export sono Spagna(-16,4%), Germania (-5,3%), Francia (-6,1%), Stati Uniti (-5,4%), Regno Unito (-9,5%), paesi Opec (-12,8%) e Svizzera (-6,3%). In aumento le vendite verso Belgio (+15,6%) e Cina (+14,0%).     

Nei primi sette mesi dell’anno, la flessione tendenziale dell’export (-14,0%) è dovuta in particolare al calo delle vendite di macchinari e apparecchi n.c.a. (-18,2%), metalli di base e prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti (-13,2%), articoli in pelle escluso abbigliamento e simili (-26,2%), mezzi di trasporto, autoveicoli esclusi (-19,5%), autoveicoli (-26,2%) e articoli di abbigliamento, anche in pelle e in pelliccia (-22,9%). Nel mese di luglio 2020 si stima che i prezzi all’importazione aumentino dello 0,2% su giugno 2020 e diminuiscano del 6,4% su base annua.        

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