Newsletter
Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterEmail this to someone

Se non si può muovere la leva dei ricavi è necessario muovere quella dei costi e delle efficienze. È questo l’assunto dietro l’ipotesi che il nuovo piano al 2023 di Unicredit contenga una sforbiciata al personale del gruppo, in Italia ma non solo. Per l’ufficialità bisognerà attendere l’appuntamento di Londra a dicembre, quando verrà alzato il sipario sul documento, ma la prima linea dell’ad Jean Pierre Mustier sta già lavorando da mesi alla sua redazione.

I numeri – Bloomberg ha parlato di 10mila persone, mentre altre fonti indicano in un generico 10% (pari a circa 8800 persone) l’asticella – sono ancora tutti da verificare, ma di sicuro sono tali da mettere in allarme i sindacati, che temono un disimpegno dall’Italia, che pesa per il 46% dei dipendenti e per il 49% dei ricavi del gruppo. “Le indiscrezioni sono ancora da verificare, ma se fosse vero vorrebbe dire che il gruppo vuole smobilitare dall’Italia e concentrarsi in ambiti non domestici. Non accetteremo uno strappo di questo genere”, ha detto all’AGI il segretario generale Fabi Lando Maria Sileoni.

Di sicuro quello delle efficienze sarà uno dei temi del nuovo piano che, come l’attuale, prevederà una base organica, ovvero escluderà grandi fusioni. In una recente intervista Mustier ha spiegato che uno dei cardini della strategia al 2023 sarà l’efficienza, che “arriverà soprattutto dall’ottimizzazione delle attività”.

“Per esempio – ha detto Mustier nella stessa intervista di poco tempo fa – semplificheremo i processi e la gamma prodotti grazie all’automatizzazione e alla digitalizzazione. Questo genere di efficienza consentirà alle nostre persone di dedicare molto più tempo al cliente”, ha aggiunto, sottolineando che nel prossimo piano, rispetto a quanto fatto con Transform 2019, “lavoreremo molto di più sulla trasformazione di Unicredit”.

L’efficienza – ha aggiunto Mustier – “sarà una leva fondamentale in un contesto di debole crescita economica e di tassi negativi che ci aspettiamo per i prossimi anni in Europa. In questo contesto non è credibile una strategia basata sulla crescita dei ricavi. Bisognerà muovere più leve e lavorare sia sulla stabilizzazione delle fonti di reddito che sul controllo dei costi”, ha precisato il banchiere.

Fra ‘Quota 100’ e ammortizzatori sociali la platea delle potenziali uscite da Unicredit potrebbe, secondo fonti sindacali, arrivare a 12 mila unità; in ogni caso le uscite sarebbero su base volontaria. Per prepararsi alle prossime sfide Mustier ha recentemente portato a termine alcune mosse che hanno fatto discutere: su tutte spicca la vendita della quota residua in Fineco, che ha portato nelle casse della banca circa 2,1 miliardi, destinati a far salire i buffer di capitale.

Altre dismissioni sono poi in atto sul fronte degli immobili, mentre il progetto di una sub-holding che riunisca le attività all’estero, tale da migliorare le capacità di funding e prodromica a ipotesi di aggregazioni oltre confine, rimane nell’aria. Ultimo fronte quello della pulizia di bilancio: Mustier vuole accelerare, cedendo altri crediti deteriorati, cosi’ come vuole ridurre il peso dei Btp in portafogli, non rinnovandone una parte alla scadenza.

Flag Counter