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Capitali e città d’arte europee ma anche mete paradisiache dell’Oceano Pacifico stanno letteralmente crollando sotto il peso dei turisti. La piaga dell’overtourism, una delle parole di maggiore tendenza, si sta diffondendo come conseguenza diretta dei voli low cost e delle nuove piattaforme di prenotazione online. Capitale mondiale indiscussa di questo fenomeno è Venezia, ma anche Amsterdam e Barcellona non sono da meno, spingendo i residenti sulla strada della ‘turismofobia’. Per correre ai ripari le amministrazioni comunali hanno già varato provvedimenti tesi a limitare i flussi di visitatori e tutelare l’ambiente.

I numeri del sovraffollamento turistico

Il termine di “overtourism” è stato coniato da Rafat Ali, Ceo e fondatore di Skift, società di analisi del settore viaggi, in riferimento all’impatto del turismo di massa in Islanda e sui relativi pericoli di sostenibilità delle politiche di ricezione. Secondo la definizione maggiormente riconosciuta, a firma di Greg Dickinson, giornalista esperto di turismo del ‘Telegraph’, si tratta del “fenomeno secondo cui una destinazione popolare o un particolare scorcio vengono invasi dai turisti in modo insostenibile”.

L’Organizzazione mondiale del turismo (Unwto), l’agenzia Onu di riferimento, ha messo nero su bianco le cifre di questa marea crescente di persone che viaggiano. I turisti che hanno varcato le frontiere del proprio paese di residenza sono  più di 1 miliardo e 300 milioni e al ritmo di crescita attuale, l’Unwto prevede che nel 2030 questo flusso supererà i 2 miliardi. Un’onda che andrà a concentrarsi in particolare sulle mete più gettonate perché le destinazioni non variano e non crescono in numero di pari passo nel tempo.

In questo scenario la Cina rischia di diventare una vera e propria bomba turistica: nel 2000 erano circa 10,5 milioni i turisti cinesi che viaggiavano all’estero. Nel 2017 sono stati 145 milioni con un aumento del 1.380% e l’Istituto di Ricerca Cinese sul Turismo Estero prevede che questa cifra toccherà quota 400 milioni entro il 2030.

I Paesi Bassi cercano di allontanare i turisti da Amsterdam

Scordatevi dei canali, del quartiere alle luci rosse di Amsterdam e dei coloratissimi campi di tulipani con mulini a vento. Le campagne governative dei paesi Bassi per attrarre turisti sono state così fruttuose che le orde arrivate nella capitale – 8,4 milioni nel 2018 – stanno asfissiando vie e canali.

“Di più non è sempre e certamente meglio, non ovunque” sentenzia l’ultimo rapporto diffuso dal Netherlands Board of Tourism & Conventions (Nbtc), che dopo essere stato vittima del proprio successo ha optato per un cambio di rotta della sua politica turistica. Così l’ente nazionale del turismo ha deciso di bloccare la promozione dei luoghi di maggiore attrattiva per incoraggiare i visitatori a scoprire destinazioni meno note. Una scelta risalente allo scorso ottobre che non ha fatto notizia fino a pochi giorni fa, quando a scriverne è stato il quotidiano ‘De Telegraaf’. La Nbtc calcola che entro il 2030 almeno 29 milioni di turisti l’anno visiteranno i Paesi Bassi. Un afflusso importante per un Paese che conta 17 milioni di abitanti e che nel 2018 ha accolto 19 milioni di turisti.

“Molte altre regioni dovrebbero trarre profitto dalla crescita del turismo prevista Dobbiamo agire adesso. Anziché promuovere la destinazione, è ora di gestirla” ha spiegato Elsje van Vuuren, portavoce dell’Ente turistico olandese. Quindi niente più pubblicità sulla popolare Amsterdam, diventata una delle destinazioni più battute in Europa da turisti di ogni fascia di età per i suoi musei, i canali, il quartiere a luci rosse e l’uso legale della cannabis.

Del resto sono già stati varati alcuni provvedimenti per controllare l’afflusso con l’introduzione lo scorso marzo di un divieto sulle visite guidate nel quartiere a luci rosse e un’ulteriore tassa su altri ‘tour’ nella capitale entrerà presto in vigore. Già nei mesi scorsi, il sindaco Femka Halsema ha introdotto alcune sanzioni per arginare comportamenti negativi riscontrati nei turisti, ma non solo, con multe da 140 euro per rumore eccessivo, stato di ebrezza e per chi urina per strada, minando gli sforzi dell’amministrazione per tenerle pulite.

In stato di sofferenza per la presenza eccessiva di turisti anche i famosi campi di tulipani che ogni anno fanno da cornice a selfie di decine di migliaia di visitatori, danneggiandoli irrimediabilmente. Durante il solo week-end di Pasqua a Keukenhof, il più grande giardino di fiori olandese è stato invaso da più di 200 mila visitatori, all’80% giunti dall’estero. Paralizzato il traffico locale mentre le autorità locali hanno chiesto ai cittadini di non uscire di casa e molte attività commerciali non hanno potuto aprire. “Camminare in un campo di tulipani e scattarsi una foto in un mare splendido di fiori è ovviamente una tentazione incredibile. Ma ogni anno i coltivatori di fiori subiscono centinaia di migliaia di euro di danni a causa della gente che calpesta i loro campi” deplora l’Ente del turismo olandese.

“Ora la promozione ha un altro obiettivo: spingere altri visitatori a recarsi in altri luoghi dei Paesi Bassi, come la provincia di Zeeland o in città quali Groningen, relativamente trascurati” ha annunciato la van Vuuren. Parte del piano consiste nel rivalutare e rendere più appetibili, anche attraverso il miglioramento dei collegamenti di trasporto pubblico, mete alternative come Zandvoort, a 20 km dal centro della capitale, ribattezzata Amsterdam Beach. Tra le nuove attrazioni possibili anche i villaggi di pescatori, la regione dei laghi in Frisia e il comparto del design di Eindhoven.

Ma l’Olanda non è l’unica destinazione europea a dover fare i conti con il sovraffollamento turistico e di fronte a quello che in alcuni casi rappresenta una piaga per città d’arte e destinazioni da sogno ormai troppo battute, c’è chi ha puntato il dito su ‘Airbnb‘, per le sue proposte di alloggi troppo economiche. Il portale che mette i turisti in contatto con i proprietari di alloggi di vacanze si è difeso argomento che solo il 7% degli arrivi nelle mete più popolari è da attribuire a prenotazioni sul suo sito. 

In Europa, oltre ad Amsterdam, il sovraffollamento turistico colpisce in primis Venezia, alcune città d’arte e siti naturali italiani, senza dimenticare Barcellona, l’isola greca di Santorini e altre destinazioni più recenti ma in pieno boom, quali Croazia e Albania. Il fenomeno mondiale dell’overtourism ha raggiunto persino i remoti paradisi tropicali dell’Oceano Pacifico.

Venezia capitale mondiale dell’overtourism

Con almeno 23 milioni di visitatori l’anno – c’è chi registra 30 milioni di ingressi – all’unanimità Venezia è stata decretata capitale mondiale del turismo di massa, battendo di gran lunga Barcellona, Amsterdam e Bangkok. Numeri alla mano la città lagunare è soffocata dai troppi turisti, pari a ben 370 visitatori l’anno per ogni residente nel centro storico, che sono meno di 54 mila. Se il dato viene riportato al numero globale di residenti nell’intero Comune di Venezia – 270 mila – si scende a 73,8 visitatori per abitante. Venezia non ha quindi eguali in materia di ‘overtourism’, tenuto contro dei 7,8 turisti per residente ad Amsterdam,10,2 per Mallorca, 4,7 per Barcellona, 3,3 per Bali, 2,8 per Bangkok e 2,1 per Kyoto. Sorprendente il risultato della città neozelandese di Queenstown, a quota 51,3, sempre in base allo stesso rapporto sul turismo sostenibile “Healthy Travel anche Healthy destinations 2018”, commissionato proprio da Airbnb, che mette a confronto otto mete turistiche mondiali. 

A Venezia le critiche riguardano l’aumento degli affitti, ma soprattutto l’inquinamento causato dalle navi da crociera. Le autorità hanno già vietato la costruzione di nuovi alberghi e messo cartelli per responsabilizzare i turisti quali “non tuffarsi nei canali dai ponti” o “non dare cibo ai piccioni”. Lo scorso anno ai piedi del ponte della Costituzione e all’inizio di Lista di Spagna sono stati istallati dei tornelli per regolare i flussi turistici nei periodi di particolare affluenza tramite il monitoraggio delle telecamere di sorveglianza.

Per mettere un ulteriore freno al numero di visitatori e per suddividerli nell’arco di tutto l’anno, dall’1 settembre prossimo per poter entrare nella Serenissima bisognerà pagare un ticket di 3 euro. Poi dal 2020 la tassa sarà aumentata: nei giorni da bollino verde, con un flusso limitato di persone, il ticket sarà di 6 euro; in quelli da bollino rosso costerà 8 euro mentre in quelli neri, con una presenza eccezionale di turisti, il costo di accesso sarà di 10 euro.

In Italia gli altri casi più allarmanti di sovraffollamento turistico riguardano Firenze, Capri e il Parco delle Cinque Terre in Liguria, dove, in minor proporzione rispetto a Venezia, il rapporto tra visitatori e residenti sta diventando conflittuale, spingendo le amministrazioni comunali a varare provvedimenti ad hoc per limitare gli accessi, potenziare i trasporti per limitare il caos quotidiano per i locali. 

In base ai dati diffusi dalla Città Metropolitana relativi al Comune di Firenze, a partire dal 2012 le presenze turistiche sono aumentate del 28%, a quota 10,2 milioni nel 2017, con una crescita dell’8% tra il 2016 e il 2017. Di gran lungo inferiore il numero di visitatori internazionali censito da ‘Euromonitor’, a quota 5 milioni. 

Pur avendo raggiunto la soglia dei 15 milioni di visitatori nel 2018, secondo i dati del Comune (9,7 milioni in base alla classifica ‘Euromonitor’) Roma non viene per ora inserita nella classifica delle mete turistiche sovraffollate, anche se i monumenti più gettonati della Città Eterna – Colosseo, Fontana di Trevi e Pantheon – sono in situazione di sofferenza nei periodi di maggiore affluenza.

Barcellona e Santorini alle prese con il sovraffollamento

Negli ultimi 24 anni il numero di turisti a Barcellona è aumentato di quattro volte. Gli abitanti sono scontenti soprattutto per i turisti che vengono dall’estero e si ubriacano nella città. A Barcellona si sono svolte diverse manifestazioni contro il turismo di massa e sulle pareti alcune scritte indicano “turisti tornate a casa vostra” o “non distruggere la nostra città”. Con solo 1,6 milioni di abitanti la città catalana – la quarta più amata in Europa dietro Londra, Parigi e Roma – ospita ormai più di 6,7 milioni di visitatori (dato 2018 ‘Euromonitor’).

D’estate i residenti locali scappano e deplorano l’attuale modello di turismo che danneggia l’ambiente e ha fatto aumentare i prezzi degli affitti. In Spagna anche a Maiorca e San Sebastián i cittadini sono frustrati dal turismo di massa. Per la stagione 2019 il numero chiuso è in arrivo persino sulle spiagge della Galizia per tutelare i litorali e l’ecosistema marino della regione durante l’alta stagione, in particolare negli arcipelaghi di Ciés e Ons, e nelle isole di Sàlvora e Cortegada.

Invece sull’isola greca di Santorini, altra destinazione amatissima, negli ultimi 5 anni il numero di soggiornanti è aumentato del 66%, rendendo invivibile il quotidiano dei residenti e dei turisti nei mesi estivi. 

Il sovraffollamento turistico è diventato una sfida anche per la piccola città storica croata di Dubrovnik, patrimonio Unesco, che sperimenta il boom sulla scia della famosa serie di ‘Game of Thrones’, ospitando più di 5 mila visitatori al giorno in alcuni periodo dell’anno. L’amministrazione comunale ha imposto il limite di 4 mila accessi al giorno e installato le telecamere per monitorare flussi e comportamenti dei turisti. “Anche se perderemo un sacco di soldi – circa 1 milione di euro –  guadagneremo molto di più per il futuro” ha detto il sindaco di Dubrovnik, Mato Frankovic, che deve anche fare i conti con il problema delle navi da crociera, con circa 800 mila arrivi annui e 539 crociere. 

Allarme rosso anche per l’Albania, che sta registrando un boom di arrivi, con 6 milioni di turisti nel 2018. In base alle ultime statistiche il numero di visitatori è raddoppiato negli ultimi cinque anni e si prevede un ulteriore raddoppio nei prossimi cinque. 

‘Sos’ nei paradisi tropicali del Pacifico

Thailandia, Filippine e Indonesia sono paradisi tropicali dell’Oceano Pacifico che il sovraffollamento turistico sta mettendo a dura prova. Lo rivela uno studio condotto dalla Yale School of Forestry & Environmental, precisando che in quei luoghi in passato incontaminati il turismo di massa ha portato con sé i problemi legati allo scarico dei rifiuti, alle sostanze chimiche, allo sconsiderato impiego della plastica, alla distruzione delle mangrovie per fare spazio a lussuosi resort.

Così molte isole sono costrette a correre ai ripari, tra chiusure e limitazioni, per permettere ai loro ecosistemi di rigenerarsi. Emblematica la situazione disastrata di Maya Bay, la spiaggia del film “The Beach” con Leonardo Di Caprio, che resterà chiusa fino al 2021 a causa dell’inquinamento e dell’erosione delle barriere coralline causati dal massiccio afflusso di turisti. Un altro caso alla ribalta della cronaca è stato quello dell’Isola di Boracay nelle Filippine: un paradiso tropicale trasformato in disastro ambientale e chiuso al turismo per permettere la demolizione di centinaia di strutture ricettive abusive e creare un sistema fognario adeguato. 

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