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Dietro l’attacco a Bankitalia da parte di Salvini e Di Maio si nasconderebbe una disputa tra governo e Palazzo Kock sulla vendita di una parte dell’oro conservato nei forzieri della Banca d’Italia? Lo ipotizza oggi il quotidiano La Stampa, secondo cui il governo avrebbe pensato a ricavare così circa venti miliardi di euro necessari e utili a evitare l’aumento dell’Iva, altrimenti imposto dalle clausole di salvaguardia.

Le prove secondo il quotidiano torinese sono una presa di posizione di Grillo sul suo blog lo scorso 9 settembre, in cui il garante del Movimento si ricorda che gli altri Paesi europei hanno venduto dal 20 al 60% delle loro riserve (mentre “l’Italia non ha venduto nemmeno un grammo. Perché?”) e un disegno di legge presentato da Claudio Borghi, con Alberto Bagnai il più accanito avversario dell’euro.  

Il giornale cita fonti politiche e tecniche del Tesoro che intrecciano la vicenda dell’oro al braccio di ferro scatenato dal M5s sulla riconferma di Luigi Federico Signorini a vice-direttore generale, colpevole per i grillini di aver criticato il reddito di cittadinanza e riforma delle pensioni.

Il 9 settembre scorso sul blog personale del garante del Movimento è uscito un articolo a firma Gabriele Gattozzi e dal titolo “Vendo Oro”. Nel pezzo Gattozzi scrive anche:

“In estrema sintesi la situazione è la seguente. L’Italia è il 3° Paese in termini assoluti per riserve di oro che ammontano a oggi a quasi 2.500 t. Anche a livello pro capite la situazione è immutata, anzi addirittura migliorativa della precedente in quanto dimostra che in Europa (e nel Mondo) siamo il 3° Paese dopo la Svizzera (ovviamente) e – solo di misura – dopo la Germania”.

“quasi tutti i Paesi europei nel corso degli ultimi 20 anni – dai più ricchi ai più poveri – hanno venduto parte delle loro riserve auree. Tralasciando la Svizzera – che non appartiene alla UE e ha evidentemente mano più libera – si nota che la Francia (Paese a noi più simile per PIL e popolazione) ha venduto ben 572 t delle sue riserve auree nel periodo 2004-2009. Sostanziose vendite sono state effettuate anche da Spagna e Portogallo (che dovrebbero essere in crisi come noi). Anche la Germania – che in teoria non ne avrebbe bisogno – ha venduto 85 t di oro e persino la BCE ha ceduto una grossa fetta delle sue riserve auree. Complessivamente nel corso degli ultimi anni sono state vendute circa 4.000 t di oro”.

“Pur essendo il 3° Paese al Mondo per riserve auree, sia in termini assoluti che su base pro capite, pur avendo più oro di Paesi a noi simili come la Francia, pur essendo in crisi come la Spagna e il Portogallo, pur detenendo più del triplo delle riserve auree della Banca Centrale Europea, della Russia e persino del Giappone, la Repubblica Italiana attraverso la sua banca centrale della quale detiene il controllo, nel corso degli ultimi 20 anni in un sistema regolato da ben quattro round del CBGA non ha venduto nemmeno un grammo di metallo prezioso”. 

Tali vendite – aggiunge ancora Gattozzi – ci permetterebbero di rimanere in ogni caso tra i top detentori di riserve auree a livello mondiale passando dal terzo al quarto posto. Inoltre tali quantitativi potrebbero tranquillamente essere acquistati assorbendo la domanda di alcuni Paesi quali Cina, India, Russia, Brasile, Corea del Sud e altri Paesi cosiddetti emergenti che hanno già manifestato l’intenzione di incrementare le loro riserve auree.

Leggi qui il post integrale sul blog di Beppe Grillo.

 

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