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A più di due mesi dal decollo del nuovo Regolamento europeo sulla privacy – il GDPR, divenuto pienamente effettivo il 25 maggio – centinaia di siti di informazione americani sono ancora irraggiungibili dagli utenti del Vecchio Continente. Qualcuno li ha contati e ha tirato fuori una cifra esorbitante: mille siti di notizie sarebbero ancora off limits per gli europei. Impossibile navigare e visualizzarli dall’Europa (o meglio, da un indirizzo IP europeo), senza ricorrere a strumenti che mascherino la propria provenienza (come le Vpn).

Per capire come sia possibile, facciamo prima un passo indietro. A partire dal 25 maggio, una serie di giornali statunitensi, nella loro versione online, erano spariti per gli europei perché non si erano messi in regola per tempo con gli adempimenti del nuovo Regolamento europeo sulla protezione dei dati. Si trattava, come avevamo raccontato, anche di giornali importanti e storici: dal Chicago Tribune al Los Angeles Times, dall’Orlando Sentinel al New York Daily.

Alcuni, come il Tribune, riportavano un avviso che diceva: “Purtroppo il nostro sito non è attualmente disponibile in molti Paesi europei. Siamo impegnati sulla questione e stiamo cercando soluzioni per supportare pienamente la nostra offerta digitale per il mercato europeo. Continuiamo a identificare soluzioni tecnicamente conformi per fornire ai nostri lettori un giornalismo vincitore di vari premi”.

Ebbene, malgrado i premi, queste soluzioni tecniche ad oggi non sono state ancora trovate. Il Chicago Tribune continua a mostrare il suo triste messaggio ai lettori d’Oltreoceano. Idem il Los Angeles Times. Andati anche il New York Daily News, il Dallas Morning News, il Newsday e il Virginian-Pilot.
Secondo l’attivista britannico Joseph O’Connor, sono più di mille i siti di notizie americani che restano irraggiungibili (li ha raccolti in una lista pubblica).

Oltre alle testate più note, già citate, molta stampa locale o di settore. Quasi tutte queste pubblicazioni sfoggiano avvisi di questo genere ai lettori. “451: Indisponibile per ragioni legali”, recita il SustainableCityNetwork. Oppure: “Codice errore 16: la richiesta è stata bloccata per le regole di sicurezza”, dice il Norwich Bulletin, mostrandoti il tuo indirizzo IP. Sono i due messaggi più ricorrenti, insieme a quello mostrato dal Chicago Tribune.

O’Connor si è messo a compilare la lista a luglio – riporta il Nieman Lab – dopo che a fine giugno aveva provato a leggere informazioni sulla strage avvenuta ai giornalisti della Capital Gazette, il giornale di Annapolis. Ma sia quella testata che il correlato Baltimore Sun erano irraggiungibili. Nella lista dei siti scomparsi, infatti, ci sono circa un terzo dei maggiori quotidiani statunitensi, e tre grossi editori che controllano molte testate locali: Tronc, GateHouse e Lee Enterprises.

Fra le altre cose, il GDPR richiede ai siti di ottenere il consenso degli utenti prima di raccogliere loro informazioni personali, e di cancellarle su loro richiesta. Violazioni del Regolamento possono portare a multe anche molto salate. E tuttavia i siti di informazione, inclusi quelli statunitensi, avevano due anni per adeguarsi. Ciò nonostante, dopo aver fatto un’analisi dei costi e dei ricavi provenienti dai lettori europei, molti hanno preferito bloccare. Ora però cominciano a crescere le proteste dei lettori, europei ma anche americani che si trovano in viaggio in Europa, come riportato dallo stesso Nieman Lab. E sebbene qualcuno abbia provato a prendersela con il GDPR, la maggior parte delle lamentele sembra indirizzarsi verso le testate Usa, accusate di essere miopi e provinciali.

I siti di informazione non erano gli unici ad aver patito l’arrivo del GDPR. Pure una serie di servizi internet erano scomparsi per gli europei. Nel gruppo, anche Instapaper, noto strumento per salvare articoli da leggere dopo. Ora però almeno questo è tornato in Europa, come annunciato nel suo blog. E ha rilanciato anche la formula di abbonamento premium, da 3 dollari a mese, per avere più funzionalità. Gli utenti europei, che sono stati abbandonati per due mesi, potranno godere gratis di sei mesi di servizio premium.

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