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Il governo continua a cavalcare l’onda del cambiamento promessa (minacciata?) in campagna elettorale, il tema del giorno è il lavoro nei giorni festivi. Nello specifico un salto indietro nel tempo a prima del Governo Monti, quando il professore con la missione di salvare il paese dal mostro dello spread, ai tempi, era il 2011, all’interno del suo decreto Salva Italia in materia scelse la strada della liberalizzazione.

Il progetto di legge portato in aula invece dal sottosegretario allo Sviluppo Economico pentastellato Davide Crippa, che riprende un testo dell’altro grillino Michele Dell’Orco ora sottosegretario alle Infrastrutture, prevede l’apertura per ogni Comune di non più del 25% dei negozi per ciascun settore merceologico, rimettendo il potere chiaramente nelle mani degli enti locali ed esentando dalla nuova vecchia norma i Comuni turistici, che ovviamente godono di una legislatura ad hoc sull’argomento.

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Il calcolo è facile: dodici aperture festive l’anno, non un minuto di più. Che ridurrebbe anche il rischio di concorrenza sleale tra grandi catene e piccoli esercenti secondo una turnazione precisa, anch’essa organizzata in loco. E a dover rispettare le regole anche le attività online, quindi si stringe il guinzaglio anche allo shopping da tastiera, chi vorrà acquistare prodotti da aziende italiane in un paio di click dovrà essere informato che le spedizioni, comunque, seguiranno l’iter previsto dalla turnazione.

La questione vista da fuori pare banale e riguardare esclusivamente la nostra libertà di manifestare gioiosamente la nostra sete di acquisti, in realtà però risulta essere un problema ben più grave per migliaia di lavoratori e commercianti che, rappresentati dai sindacati ad un tavolo assieme al Sottosegretario al lavoro Claudio Cominardi “attendono risposte”. Risposte che non tarderanno ad arrivare tant’è che Francesco Iacovone, sindacalista Cobas, al termine dell’incontro si dice “ottimista: è stata una discussione approfondita, abbiamo parlato di sfruttamento e precarietà e il ministero si è impegnato anche a rivedere il sistema ispettivo”.

Cgil, Cisl e Uil invece, che un tempo scesero in piazza con la campagna “La festa non si vende” chiedono un incontro col Ministro del Lavoro Di Maio per ricevere rassicurazioni e mettere ordine nella legislazione. L’uomo di punta del Movimento 5 Stelle in realtà da diversi mesi, ben prima delle elezioni, in periodo natalizio, ha già preso pubblicamente una posizione in favore della chiusura degli esercizi durante le festività. D’accordo col governo sull’intervento anche Confcommercio che, parlando tramite il vicepresidente Renato Borghi, dichiara “indispensabile” una regolazione. 

Più equilibrio quindi, come continua Cominardi in una nota del ministero, tra i diritti dei lavoratori e quelli dei consumatori.

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