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Forse prima di ogni tentativo di spiegazione andrebbero ancora una volta chiariti due aspetti. Uno: non è solo in Italia che si discute di reddito di cittadinanza, o reddito di base (basic income). Due: quello proposto dal Movimento 5 stelle non è un vero reddito di cittadinanza.

Teorizzato almeno a metà dell'800, quando i pensatori europei cercavano soluzioni alle condizioni lavorative delle fasce di popolazioni più deboli, possiamo considerarlo almeno nelle sue radici storiche una proposta progressista, di sinistra per usare le categorie classiche. Era un periodo in cui non esisteva il welfare, né alcuna altra forma di tutela dei lavoratori, che in assenza di una classe media folta come quella di oggi erano la grande maggioranza della popolazione. Fu allora che si cominciò a pensare di dare a tutti i cittadini un contributo mensile preso dalle casse dallo stato. Nel tempo l'idea di reddito di cittadinanza si è evoluta, fino ad arrivare ad una forma di reddito che spetta a qualcuno per il solo fatto di essere cittadino di un Paese. La sua caratteristica è che viene erogato in assenza di qualsiasi altra condizione: ricchi e poveri, occupati e disoccupati, tutti i cittadini di uno stato che prevede il reddito di cittadinanza ricevono questo sussidio. 

In occidente si è aperto un vasto dibattito sulla sua utilità nell'epoca dell'intelligenza artificiale, dei robot, della rivoluzione (l'ennesima) dei modi di produzione con la paura che questi comportano che stavolta non sarà possibile fermare l'emorragia di lavori che verranno bruciati. Un po' come è sempre avvenuto, dicono molti. Eppure sono molti di più quelli, da Gates a Musk, da Zuckerberg a Graham, che sta volta il pericolo è maggiore. E ogni caso di introduzione di reddito di cittadinanza è guardato con attenzione. 

Ci sono buone possibilità che alla fine arriveremo a un reddito universale garantito, proprio a causa dell'automazione. Questo sarà un tema su cui discuteremo nei prossimi 10 o 20 anni. Le persone avranno più tempo per fare altre cose, cose più complesse e interessanti. Elon Musk (Tesla, SpaceX).

Cosa prevede la proposta del movimento 5 stelle

Non sarà il caso italiano. Perché la proposta M5s depositata nella legislatura passata non ha nulla a che vedere con il reddito di cittadinanza ma è un "un sostegno economico variabile a seconda della composizione del nucleo familiare e dal reddito già percepito. Nel caso di un cittadino single l'importo può arrivare fino a 780 euro. Nel caso di una coppia con due figli ad esempio di età inferiore ai 14 anni il beneficio sale a 1638 euro, qiualora il reddito familiare sia pari a 0, cioè nessuno dei due abbia un lavoro e guadagni un solo euro.

Nel caso il singolo o la famiglia percepisca un reddito, ma inferiore alla soglia di povertà garantita dal reddito di cittadinanza, il sostegno economico coprirebbe la differenza". Possibili beneficiari del provvedimento sono tutti i cittadini italiani maggiorenni. Esclusi quindi gli stranieri, anche se con regolare permesso di soggiorno. Il disegno di legge pentastellato richiede poi per chi ha tra i 18 e i 25 anni il possesso almeno di una qualifica professionale, di un diploma di istruzione secondaria di secondo grado o superiore o la frequenza di un corso di formazione per accedere a questi titoli. Anche i pensionati ne avrebbero diritto. "Ai possibili beneficari verrà richiesto di iscriversi ai centri per l'impiego – che nel programma dei Cinque Stelle dovrebbero essere potenziati – dimostrando di impiegare almeno due ore al giorno nella ricerca del lavoro" (La Repubblica).

Nonostante non si tratti di un reddito di cittadinanza si continuerà a chiamarlo così. Ma è sempre così in Italia, dove il reddito di cittadinanza (basic income) non è un reddito di cittadinanza (basic income), chiamiamo startup ciò che non è startup e in realtà mai abbiamo capito cosa è una startup, chiamiamo fake news qualunque cosa vogliamo dire che non sia vera in maniera irriflessa, senza aver capito fino in fondo cosa sono le fake news

"Una mossa di marketing geniale"

 

Senza voler scendere nella valutazione politica della proposta, è innegabile che, come ha scritto Francesco Cancellato su Linkiesta "chiamare (la proposta del M5s, ndr) reddito di cittadinanza è stata una mossa di marketing geniale. Spacciare una misura condizionata e selettiva per una misura incondizionata e universale. O, se preferite, una da 14 miliardi e spicci per una che ne costerebbe, a regime, circa 350, venticinque volte tanto". Eppure chiamiamo e continueremo a chiamare in Italia reddito di cittadinanza quello che non è.

Di Maio continua a dire che tutti i Paesi europei, tranne la Grecia e l'Italia, hanno un reddito di cittadinanza. È vero solo per metà: perché quello che tutti hanno in Europa è una forma di tutela come quella che il Movimento vorrebbe applicare in Italia. Anzi, a dirla tutta, è vero per un quarto, perché in Italia dal prossimo luglio sarà operativo il Reddito di Inclusione (Rei) voluto dal governo uscente l'anno scorso. E non è un reddito di cittanza, ma qualcosa molto vicino a quello che vuole il M5s (Il Post).

Il Rei si compone di due parti: un beneficio economico, erogato ogni mese con una carta di pagamento elettronica, e un progetto personalizzato di attivazione e di inclusione sociale e lavorativa per uscire dalla condizione di povertà. Anche al reddito di inclusione, come a quello proposto da M5s, si accede solo se si hanno determinati requisiti economici. E anche il Rei è destinato al nucleo familiare e non al singolo membro (The Post Internazionale). 

Tornando al reddito di cittadinanza, quello vero, attualmente esistono diversi paesi nel mondo che si sono dotati (o stanno tentando a dotarsi) di strumenti economici di questo tipo, come ad esempio l’Iran e la Finlandia (ne abbiamo parlato qui). La Svizzera invece lo ha respinto. 

Un pensiero molto di sinistra, che ora piace alla destra… 

Se il reddito di cittadinanza si è nutrito per decenni nella cultura di sinistra, dove in un certo senso affonda le radici, negli ultimi anni è stato in particolare a destra che si è pensato di attuarlo. Non come misura di assistenzialismo per le classi più povere, anzi, ma come metodo per dimostrare che il welfare state, altra teoria politica tipicamente di sinistra, era inutile, qualcosa da superare. L'assistenzialismo inebetisce la libera iniziativa individuale, dicono i suoi teorici di destra. Dare a tutti i soldi appena sufficienti per vivere, di diritto, permetterebbe a tutti di dedicarsi alla libera iniziativa imprenditoriale o creativa. Ma per farlo bisognava trovare i soldi nello smantellamento delle spese per il welfare. 

Ad esmpio, un intellettuale di destra, Charles Murray, nel 2006 ha pubblicato un libro in cui suggeriva di eliminare i programmi di welfare e sostituirli con un assegno annuale da 10mila dollari per tutti i cittadini che abbiano più di 21 anni. Nono deve sorprendere. A pensare ad una forma di reddito di cittadinanza fu Richard Nixon, presidente conservatore degli Stati uniti, nel 1972. La norma non passò mai. Cosa che invece gli è riuscito al suo omologo finlandese, anche lui liberale di destra, che ha introdotto un esperimento pilota di reddito di cittadinanza nel 2017, con l'obiettivo di 'superare' le tradizionali forme di welfare di cui gli scandinavi sono padri, e custodi gelosi. Non è un caso la sinistra finlandese ha duramente criticato questa legge.  

Per trovare i fondi necessari al reddito di cittadinanza, senza alzare le tasse, altra bandiera delle politiche di destra, alcuni pensatori conservatori hanno ritenuto di tagliare tutte le spese sociali che lo Stato fornisce, come i buoni pasto o la sicurezza sociale. "Ma questa operazione potrebbe far aumentare la povertà" ha spiegato Eduardo Porter sul New York Times: "Sarebbe come ridistribuire la ricchezza verso l’alto, prendendo i soldi destinati ai poveri e condividendoli con tutti. Tutto questo non può essere sostituito da un assegno e ci sarebbe bisogno di proposte differenti rispetto al reddito di base, come ad esempio sostenere da parte del governo l’occupazione, sovvenzionando lavori utili come riparare di scuole e le buche in strada o sostenendo i salari dei lavoratori". 

… e non piace più alla sinistra 

Più diretto il fiolosofo Roberto Ciccarelli sul quotidiano comunista il Manifesto: "Il reddito di “cittadinanza” – nella formulazione dei Cinque Stelle –  non è assistenzialismo. Così come la proposta neoliberista della “Flat Tax”: è un progetto di violenta redistribuzione fiscale dal basso vero l’alto, un progetto classista […] Il “reddito di cittadinanza” è il disegno di un nuovo regime di workfare, essenzialmente una politica neoliberista autoritaria basata su un’estremizzazione delle “politiche attive”, la stella cometa di tutte le politiche del lavoro oggi. Il povero, il precario, il disoccupato devono mostrare la disponibilità a partecipare al grande gioco al massacro del lavoro povero in cambio di un sussidio. È tutto l’opposto di quello che si vuole fare credere in questi giorni. […] Il “reddito di cittadinanza” promette formalmente una libertà e coinciderà – quando e se sarà applicato – con il suo opposto: l’auto-sfruttamento di masse impegnate a strappare il sussidio in cambio della disponibilità a un lavoro qualsiasi. Sempre che ce ne sarà uno, dato che in questo caso non si parla solo di “lavori socialmente utili”, ma di una gigantesca offerta di lavoro gratuito per lo Stato e per i privati, pagato attraverso un sussidio decrescente. 

Si è detto che in Silicon Valley, la patria del nuovo capitalismo, l’idea del reddito universale piace molto e quasi a tutti. Il ragionamento, si è detto, è piuttosto semplice: "l’automazione e l’intelligenza artificiale ridurranno la quantità di lavoro a disposizione degli uomini, abbassando ancora i salari, e ci saranno sempre meno occupati e più diseguaglianze. Il reddito universale servirà dunque al riequilibrio sociale ed economico".

Questa impostazione, ricorda Rivista Studio, è stata criticata da diversi economisti e intellettuali progressisti perché giustificherebbe l’esistenza di monopoli e di una ricchezza sempre più concentrata nelle mani di chi possiede software e tecnologie. "Se credi che la ricchezza sia essenzialmente un prodotto privato, generata cioè da individui, allora questo ragionamento ha senso", ha scritto Ben Turnoff, esperto di economia digitale in un commento sul Guardian. "Ma nelle economie contemporanee, la ricchezza viene prodotta dalla società nel suo insieme – e in nessun altro ambito ciò è più evidente come nel caso dell’industria tecnologica". A cosa si riferisce Turnoff? Il suo ragionamento suggerisce che nell'era di Internet la società si è fatta produttrice di dati e intelligenze in grado di analizzarli. È il "sangue vitale" del capitalismo, come lo definisce. E chi lo crea questo 'sangue'? I nostri consumi, la nostra propensione a farne. Ma per consumare bisogna avere un reddito. E il reddito di cittadinanza è uno strumento in grado di garantire sempre nuovo sangue vitale. 

 

 

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