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Per ora Bonucci e Biglia, due tra gli acquisti più importanti del nuovo Milan, per ora non possono giocare. Pagati rispettivamente 40 e 20 milioni, per scendere in campo hanno bisogno che una banca garantisca i soldi per il loro acquisto. Ma che c’entrano le banche con la campagna acquisti del Milan? E come possono fermare l’acquisto dei due giocatori? 

Cos'è una fideiussione e come funziona nel calcio

Il meccanismo che è alle spalle è la fideiussione. Una garanzia che qualcuno dà sull’acquisto che qualcun altro ha fatto indebitandosi. La squadra è in rosso (cosa piuttosto normale nel calcio) e per fare degli investimenti hanno bisogno di qualcuno che garantisca che quei soldi saranno ripagati. Le garanzie devono arrivare da istituti di credito. Detto in altri termini, il Milan i soldi per comprare quei giocatori non li ha (copyright James Pallotta), per farlo deve indebitarsi, e parecchio, promettendo alla banca o una quota dei ricavi futuri, o immobili.

Ora, perché questa operazione è stata bloccata? Da quanto si apprende dai giornali di questi giorni tutti i beni del Milan sono già impegnati (la società ha speso circa 200 milioni quest’anno) e i bilanci non sarebbero poi così promettenti per il futuro. E quindi mancherebbero le garanzie. Il sito Calcioefinanza.it ad esempio riporta che la richiesta a Banco BPM è stata respinta. La Banca avrebbe detto di non poter concedere alcuna fideiussione, viste le condizioni attuali del bilancio rossonero. E avrebbe specificato di non poter fare altrimenti, se si vogliono seguire le regole del sistema creditizio. 

Perché Banco BPM si è rifiutato di concederle

Il deposito delle fidejussioni, delle garanzie e delle controgaranzie, è obbligatorio, secondo la Federazione italiana gioco calcio, entro l’11 agosto del 2017. La Gazzetta dello sport Scrive che il club rossonero è sicuro di trovare le garanzie e di “rispettare i termini per il deposito delle fideiussioni che permetterà di completare l'acquisto di Leonardo Bonucci e Lucas Biglia”. 

Perché la nuova proprietà del Milan non ha i soldi per la campagna acquisti? Per capirlo dobbiamo ricordare che le autorità cinesi hanno deciso a novembre 2016 di rafforzare i controlli sui capitali in uscita da Pechino e sulle acquisizioni all'estero. Un blocco che aveva già inciso sui ritardi dei pagamenti delle rate a Fininvest per l’acquisizione (740 milioni) del club da parte del misterioso uomo d’affari Li Yonghong, operazione che dopo diversi rinvii si è conclusa il 13 aprile scorso attraverso un nuovo veicolo offshore (Rossoneri Sport Investment Lux.) e con un prestito da 303 milioni dell’hedge fund americano Elliott. Per ottenere il prestito sono state impegnate le azioni del club, con un tasso di interesse molto alto, dell'11,5% per 18 mesi, come anticipato nel nostro ebook Diavoli e Dragoni. Ed è possibile immaginare che sia uno dei motivi per cui il Milan oggi non può impegnare ulteriori azioni a garanzia delle fideiussioni per l'acquisto di Bonucci e Biglia.

Scarica il nostro Ebook: "Diavoli e Dragoni"

Come scrive ad esempio Business Insider, il 30 settembre la stretta dovrebbe essere revocata. “A questo punto è facile immaginare che il broker non perda occasione per uscire allo scoperto: dopo aver fatto un passo indietro lasciando carta bianca all’amministratore delegato [del Milan], Marco Fassone, potrà mostrare il suo vero patrimonio finanziario, presentare le miniere di fosfato e fare chiarezza sulle truffe di cui è stato accusato in Cina”. 

Anche Pechino indaga su investimenti irrazionali

Sta di fatto che Rossoneri Zhejiang Investment –  uno dei primi veicoli utilizzati per l'acquisto del Milan da parte di Rossoneri Sport Investment Lux – è finito nel mirino delle autorità bancarie cinesi. Tempi duri per gli investimenti cinesi all’estero in settori che Pechino considera pericolosi perché “irrazionali” quali calcio, industria dell’intrattenimento e real estate.

Si tratta di quei settori che rischiano di prestarsi a operazioni speculative o spesso usati per mascherare fughe di capitali all’estero. La China Banking Regulatory Commission (Cbrc), l'ente di regolamentazione del settore bancario, nel giugno scorso ha ordinato a sei maggiori gruppi bancari a livello nazionale di procedere a uno scrutinio estremamente attento delle acquisizioni all'estero di diversi gruppi cinesi.

Le indagini, secondo quanto confermato da un funzionario della Cbrc, prenderanno in considerazione la possibilità che rischi di sistema collegati agli investimenti delle società sotto osservazione possano ricadere sulle stesse banche e su altri gruppi, come nel caso dell'emissione di prodotti finanziari che promettono alti interessi per i piccoli investitori.

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