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AGI – La via Catina-Thermae, una delle strade piu’ importanti della Sicilia romana di collegamento tra Catania e Termini Imerese, possiamo percorrerla oggi per qualche metro e non solo guardarla nelle mappe antiche. Una straordinaria scoperta di una “massicciata” fatta a Caltavuturo conferma, infatti, quanto descritto da fonti itinerarie quali l’Itinerarium Antonini e la Tabula Peutingeriana, carte in cui erano tracciato il sistema viario dell’Impero Romano. La scoperta e’ avvenuta nel corso dei saggi archeologici preventivi richiesti alla Snam Rete Gas durante la progettazione dei lavori di rifacimento del Metanodotto Gagliano-Termini Imerese.

“Finora non avevamo prova archeologica sicura che vi fosse corrispondenza tra alcuni tratti tra la statale 120 tra l’Etna e le Madonie – strada molto antica ma il cui tracciato e’ di eta’ bizantina – e la via romana, che nasce in eta’ tardo-repubblicana. Erano le strade piu importanti della Sicilia, percorse dai corrieri della posta o, da Catania fino a Termini, dalle derrate dirette al porto”, spiega all’AGI Maria Rosa Cucco, archeologa che ha diretto gli scavi. Per lei, topografa, la scoperta e’ “un premio alla carriera”.

“Non abbiamo attestati su stazioni di posta – continua – ma dopo mezza giornata di cammino a cavallo e’ ipotizzabile vi fossero le mutationes, ovvero stazioni per il cambio dei cavalli. la cosa straordinaria e’ che la viabilita’ romana in Sicilia a’ e’ indiziata da ritrovamenti archeologici, ma in questo caso abbiamo una massicciata. Sopra questa massicciata, che doveva corrispondere a qualche struttura, c’era probabilmente un basolato, che non abbiamo. Al di sopra di gran parte del tracciato corre la SS 120”.

“Indiziario potrebbe essere, poi – spiega la Soprintendenza – il nome di “Balate” attribuito alla contrada ad Est del tracciato. A Nord-Ovest dal luogo del rinvenimento archeologico si trova, peraltro, il sito della fattoria romana di Pagliuzza, insediamento che era servito dalla Catina-Thermae e dove, alcuni anni fa, sono stati rinvenuti oltre 500 denari d’argento di eta’ repubblicana, che oggi sono esposti all’interno del Museo Civico di Caltavuturo”.

Il ritrovamento di frammenti di ceramica ha condotto a far risalire la strada a un periodo tra il II e il III secolo dopo Cristo. “Si tratta di un tratto extraurbano – ha aggiunto all’AGI Lina Bellanca, soprintendente ai Beni culturali di Palermo – che collegava le citta’ tra loro. Il tratto stradale romano, di cui si conserva solo la massicciata (statumen) corre parallelo alla SS 120 e ad una quota di poco inferiore confermando, almeno tra il Km 36 e il Km 37, una corrispondenza tra le due strade prima d’ora solo ipotizzata dagli studiosi di Topografia Antica”.

“Non e’ cosi’ facile trovare un tracciato stradale di questo genere – aggiunge Cucco – e infrastrutture legate a strade in Sicilia ne abbiamo molto poche. Qui siamo di fronte a un unicum”. Gli scavi sono stati realizzati grazie alla legge sull’archeologia preventiva, e grazie ad accordo con Snam che, in fase di progettazione di metanodotto, ha finanziato li. Adesso Snam, alla luce di questi risultati, mettera’ a punto una variante.

“Siamo ancora una volta davanti a un rinvenimento importantissimo – ha detto l’assessore dei Beni Culturali e dell’Identita’ Siciliana, Alberto Samona’ – che ci dimostra quanto enorme sia ancora il potenziale inesplorato, in termini di testimonianze storico-archeologiche, della Sicilia. Un ambito nel quale e’ necessario potenziare l’attivita’ di ricerca e per il quale il governo regionale intende destinare maggiori risorse”.

Gli scavi archeologici sperano, infatti, nei finanziamenti pubblici, oltre che nel mecenatismo di privati. Potrebbe essere utile, tra l’altro, per confermare e dar la possibilita’ di toccare con mano (o con piede, in questo caso) tracce di arterie cruciali, come la Via Valeria, di cui scriveva il geografo Strabone e che collegava Messina a Lilibeo, l’odierna Marsala. “Probabilmente – conclude Cucco – essa coincide con la Settentrionale sicula, con un territorio ampiamente urbanizzato. E’ difficile scoprirne tratti, ma non demordiamo”.

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