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“L’Italia deve imparare a rivedere i giovani al centro della scena”. In questo momento storico appesantito dalle parole d’odio sui social, dal caso Liliana Segre e da tragedie come quella di Venezia e dell’ex Ilva,  sostiene Lia Levi con l’Agi, “mi hanno colpito, insieme al presidio milanese pro-Segre, la mobilitazione dei ragazzi volontari che salvano i libri dall’acqua alta e la spinta giovanile che ha dato vita alla manifestazione delle “sardine” in piazza Maggiore a Bologna. Rappresentano una risposta emotiva salvifica”.

I giovani stanno molto a cuore alla scrittrice che si cimenta anche con la letteratura per ragazzi, 88 anni appena compiuti e che con il suo “Questa sera  è già domani” (E/O) nel 2018, storia di una famiglia genovese al tempo delle leggi razziali, ha vinto lo Strega giovani. Tant’è che la prossima presentazione del  suo nuovo “L’anima ciliegia” (HarpersCollins), uno dei suoi rari romanzi a tema non ebraico, la terrà il 28 novembre a Roma, a Trastevere, allo Zalib, lo spazio culturale pubblico del Primo municipio gestito dal gruppo di giovani che si è battuto per salvare la libreria Zalib di via della Gatta dalla chiusura e ora ha appunto trasferito in via della Penitenza il suo impegno culturale fatto dai giovani per i giovani.

Un pubblico ideale per la scrittrice  che a gennaio darà il via al suo tradizionale tour  nelle scuole di tutta Italia per i suoi incontri legati al Giorno della Memoria,  veicolati dai suoi romanzi che affrontano sotto varie angolature il periodo storico delle leggi razziali e della Shoah.  “Ma la letteratura, è tutto sommato solo uno degli elementi – chiarisce Levi –  la letteratura, come diceva Singer, è storia dell’amore e del destino, è il racconto del folle imperversare delle passioni umane”. Così si spiega l’attenzione giovanile  calamitata a sorpresa dal nuovo libro che  mixa sapientemente vicende private e pubbliche e con il quale la scrittrice che  dal suo romanzo d’esordio, “Una bambina e basta” (dove nel ’94 raccontava le leggi razziali ritrovando lo sguardo dei suoi occhi infantili) è connotata soprattutto come scrittrice della memoria, si è concessa, chiarisce “di volare un po’ via” dalla sua mission cultural-letteraria ebraica con un romanzo che aveva nel cassetto e a cui, spiega “lavoravo ogni tanto, frenata da remore psicologiche”. 

Ne “L’anima ciliegia” l’amore della protagonista Paganina (chiamata così per volere di suo padre, furiosamente laico, che a un certo punto aveva pensato anche ad Ateina) per Guglielmo, eroe della Resistenza, la passione per l’altro suo eroe, il fratello Spartaco, prima anche lui nella Resistenza e poi funzionario del Pci e la storia di tutta la sua famiglia, figli compresi, si intrecciano a quella italica e ai grandi passaggi del secolo scorso, con le vicende private utilizzate da Levi per raccontare l’attentato a Togliatti, il Pci e la sofferta svolta della Bolognina, gli anni della contestazione, quelli di piombo e la campagna referendaria per il divorzio: “L’attenzione delle ragazze mi ha sorpreso perché pensavo che il mio romanzo sarebbe stato apprezzato soprattutto dalle donne adulte – argomenta Levi – evidentemente si sono identificate nella storia sentimentale del libro, desiderano trovare anche loro, come la protagonista,  un uomo ideale mantenendo però i loro spazi. A differenza di Paganina, per loro l’uomo della storia non è l’eroe assoluto, si sentono loro stesse le eroine e lo stesso vale per me che l’ho scritto”.

Al centro delle pagine c’è sempre Paganina, donna e madre di tre figli legata sì al suo Guglielmo ma con un anelito all’indipendenza e alla solitudine che la fa uscire di casa all’alba per godersi privatamente la sua Roma, come un’esistenziale boccata d’ossigeno. Quell’autonomia richiesta dalla sua anima ciliegia che dà il titolo al romanzo che scorre fresco come un ruscello tra vicende pubbliche e private, illusioni e disillusioni, politiche e sentimentali (Guglielmo diventerà  poi uno sbiaditissimo eroe  dal quale a un certo punto non sentirà  più la voglia di tornare quando esce di casa ndr) , spiegata così nell’incipit: “Paganina aveva un’anima ciliegia. Le succedeva così. Non appena cominciava a desiderare qualcosa con tutta se stessa, subito le spuntava un altro desiderio, solo in apparenza diverso e invece legato strettamente al primo. Come due ciliegie, insomma, di quelle che nascono accoppiate e poi le bambine si mettono a cavallo delle orecchie”.

Una parentesi  letteraria felice, dopo la quale, racconta Levi,  è tornata immediatamente  ad assecondare la sua vena creativa dominante. Sta scrivendo, per la E/O, la sua casa editrice storica  un nuovo romanzo che la riporta nei binari della scrittura della memoria: “E’ la storia di tre personaggi e di altrettante vicende della tragedia ebraica che evidenziano il grande peso del destino e della fatalità nel tema della salvezza”. Costruito con la struttura del Decameron, darà voce a tre personaggi contemporanei (soltanto uno di religione ebraica)  che partendo dalle loro storie ricordano e raccontano “sulle onde della memoria”, storie di persecuzione ebraica tramandate dalla generazione precedente e che hanno coinvolto, per i giochi del destino, anche le loro famiglie”.

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