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Lo scorso 15 marzo abbiamo assistito a qualcosa di straordinario. Milioni di giovani studenti di tutto il mondo, guidati da una piccola attivista svedese di sedici anni, sono scesi in piazza per chiedere rispetto; rispetto per un pianeta che giorno dopo giorno diventa sempre più stanco, malato e pericoloso. Riscaldamento globale, cambiamento climatico, inquinamento ambientale, energia pulita, sono queste le parole che hanno riecheggiato tra le piazze e le prime pagine di tutto il mondo in cerca di un’unica risposta: “Futuro”.

Greta Thunberg, street art, pittura mangia smog, dov’è la connessione?

Sono voluto partire dal “Friday for future”, così è passato alla storia, perché credo sia utile per capire l’importanza del lavoro di Massimo Bernardoni e di tanti altri ricercatori come lui che quotidianamente studiano soluzioni innovative per salvaguardare il futuro del pianeta e dei suoi abitanti. Molto spesso lo fanno dietro le quinte, ma soprattutto lo fanno per dare speranza a tutti quei giovani che erano in piazza ad invocare a gran voce un cambiamento.

Nel 2000 Massimo Bernardoni comincia a studiare i materiali fotosensibili capaci di attivarsi con la luce. Dopo anni di studi e ricerche dà vita a una pittura rivoluzionaria in grado di mangiare lo smog e purificare l’aria. Nel 2013 insieme ad Antonio Cianci e Arun Jayadev crea a Londra la società Airlite. Recentemente è stata citata dalla Nazioni Unite come una tra le quattro innovazioni in grado di combattere l’inquinamento dell’aria.

 “Da oggi se coloro i muri, posso migliorare la qualità dell’aria ed eliminare l’inquinamento… W la Scienza.” Se fossi stato uno street artist avrei reagito più o meno così di fronte alla scoperta di questa prodigiosa pittura, o meglio, non capita a tutti di poter unire la propria passione con una missione di salute generale.

Nel giro di poco tempo, infatti, Airlite ha cominciato a fare breccia nel cuore della street art, attirando l’attenzione di molti artisti internazionali. Da questa combo creativa e sostenibile ha preso piede un movimento muralista green in continua espansione.

Il 26 ottobre 2018 è stato inaugurato a Roma, nel quartiere Ostiense, “Hunting Pollution”, il murales ecologico più grande d’Europa, ideato e sostenuto dall’associazione no profit Yourban2030 e realizzato dall’artista Iena Cruz.  Nel mese di maggio a Città del Messico, il collettivo Boa Mistura, ha disegnato un albero alto 35 metri capace di neutralizzare l’inquinamento di circa 60.000 veicoli all’anno. A giugno a Padova e Abano Terme, il gallerista Carlo Silvestrin e la critica d’arte Dominique Stella hanno organizzato “Super Walls” la prima biennale di street art ecosostenibile, dove sono stati realizzati 20 murales antismog capaci di purificare l’aria con lo stesso risultato di un bosco di 2000 metri quadri. In tutti questi progetti la protagonista assoluta è stata sempre lei: Airlite.

Quando si fanno i bilanci a parlare sono i numeri, e questi primi numeri prodotti dalla tecnologia Airlite sono assolutamente straordinari; ma com’è nata, come funziona veramente, dove viene usata, quanto è importante questo approdo nel mondo della street art?

Lo abbiamo chiesto a Massimo Bernardoni, l’ideatore di questa prodigiosa pittura.

Lo scrittore americano Steven Johnson, nel libro “Dove nascono le grandi idee”, ha ricostruito una storia delle idee che hanno cambiato il mondo, se domani la chiamasse per chiederle com’è nata la sua cosa le risponderebbe?

L’idea è nata da un sogno, quello di riuscire a trasformare le nostre case in un grande purificatore d’aria autonomo. Da qui lo studio su quale potesse essere la base migliore da utilizzare per combattare l’inquinamento dell’aria, un tema che vent’anni fa era poco sviluppato e conosciuto. La sfida più grande era quella di creare un prodotto in grado di purificare l’ambiente senza l’uso di energia ed elevati costi di manutenzione.  Dopo anni di ricerche nel campo della fotosensibilità abbiamo scoperto che potevamo creare una pittura in grado di fare tutto questo . Quel giorno, l’idea che sognavamo, ha fatto il suo ingresso nel mondo, con il nome di Airlite.

La tecnologia Airlite viene paragonata al funzionamento delle piante, oltre a chiederle quale pianta assocerebbe alla sua pittura miracolosa, può spiegarci meglio com’è possibile?

Personalmente mi piace molto l’Acero, anche per la sua capacità di eliminare l’inquinamento dall’aria, e poi in autunno è bellissimo. Il paragone è molto semplice, alcune piante riescono a catturare inquinanti dall’aria, secondo alcuni studi nella misura di 1.400 grammi/anno. La stessa superficie dell’albero, dipinta con Airlite, ne elimina  poco di più. Da qui la frase “se dipingi con Airlite 100 mq è come se avessi piantato una foresta della stessa superficie”.

Le innumerevoli qualità di questa pittura inducono a pensare che abbia un costo molto alto, è così?

Abbiamo cercato di contenere al massimo i costi, non considerando gli oltre quindici anni di ricerca, proprio per rendere disponibile il prodotto alla maggior parte dei consumatori. In pratica ci collochiamo come un prodotto alto di gamma, ma stiamo studiando la possibilità di offrire Airlite anche con l’applicazione.

La tecnologia Airlite è l’arma simbolo del giovane movimento muralista green, cosa pensa di questa fusione con la street art e che ruolo sta avendo la sua azienda in questa rivoluzione artistica ambientalista?

Da sempre l’arte è stata foriera di innovazione, sia nell’iconografia che nei materiali utilizzati. L’abbinamento della street art con Airlite, fa fare un salto di qualità a tutto il movimento, abbinando denuncia sociale, bellezza e sostenibilità. Lavoriamo a stretto contatto con molti street artists e sosteniamo attivamente la causa. A tal proposito abbiamo creato l’associazione  “Air is Art” focalizzata sulla fusione fra l’arte sostenibile e le comunità culturali, volta a promuovere e aumentare la consapevolezza sull’importante tema della qualità dell’aria tramite la realizzazione di arte muraria.

Qualche settimana fa provavo a spiegare a mio nipote di dieci anni che vicino al mio ufficio avevano realizzato un mega murales in grado di mangiare lo smog e purificare l’aria del quartiere, nello specifico parliamo di “Hunting Pollution”. Mi ha risposto con una domanda “Zio ma se il palazzo mangia tutto lo smog, diventerà pericoloso per chi lo abita?”, ecco come risponderebbe a mio nipote?

I bambini sono fantastici. Nessuna paura, lo smog viene trasformato in sali a base di calcio del tutto innoqui,  in quantità di molto inferiore alle concentrazioni presenti nell’acqua minerale. Pensi che per saturare una parete occorrono più di cinquecento anni.

Lo scorso anno a Mumbai, grazie all’iniziativa no profit “Let’s go Paint”, un gruppo di volontari ha colorato alcuni dei quartieri più poveri della città con l’obiettivo principale di cambiare l’idea delle persone che le baraccopoli siano sinonimo di negatività e sporcizia. Considerando che l’aria di Mumbai è una delle più inquinate al mondo, in questo progetto Airlite oltre a ridare dignità e colore alle case degli abitanti delle baraccopoli avrebbe potuto anche aiutare la loro salute. Avete già realizzato o avete in agenda progetti simili capaci di unire innovazione, salute e povertà?

Certamente, stiamo lavorando ad un progetto molto grande, ancora in fase di elaborazione, legato all’agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile.  Airlite, come dimostrato scientificamente, migliora e di molto la salubrità di qualunque ambiente, visto che è in grado di eliminare qualsiasi tipo di batterio e muffa in più, applicato all’esterno, è in grado di respingere oltre il 90% del calore del sole, con un abbassamento delle temperature interne di svariati gradi. Stiamo portando Airlite nelle scuole, dove abbiamo realizzato molti progetti volti a creare consapevolezza sul tema dell’inquinamento atmosferico, unendo la parte formativa con la parte realizzativa. Devo ammettere che all’inizio avevo un po’ paura di risultare noiso, invece mi sono dovuto ricredere, i giovanissimi recepiscono con passione ed interesse discorsi e tematiche legate all’ambiente. Questo è il regalo più bello che porto a casa ogni giorno, un regalo con gli occhi tutti rivolti al futuro (sostenibile).

Oggi un’eccellenza italiana in Inghilterra, domani un’eccellenza italiana in Italia?

Mai dire mai!

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