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“Oggi non ho paura di niente, neanche della morte, con cui ho un buon rapporto, diciamo che ci rispettiamo… Nel momento della nascita, che non hai voluto e ti è stata imposta, ti danno il ticket in cui c’è tutta la tua vita, anche la morte. Accogliere la morte come un atto dovuto è saggezza”. In un’intervista concessa a Radio Capital un mese fa, Andrea Camilleri parlava così del suo rapporto con la morte.

“Non ho rimpianti – ha raccontato a Massimo Giannini e Jean Paul Bellotto a ‘Circo Massimo’ – ho avuto una vita fortunata, ho fatto sempre quello che volevo, mi sono guadagnato il pane facendo quello che mi piaceva fare, sono felice di avere pronipoti e felice di aver vissuto”.

E quando gli è stato chiesto del ricordo più bello, non ha avuto dubbi: “Il giorno in cui sono sposato. Passai una notte infame – ha aggiunto – metà di me diceva vestiti, prendi un treno e scappa, l’altra metà diceva – cretino, nessuno ti sta obbligando, è una tua libera scelta -“.

“C’era stata una premessa: la mia futura moglie mi aveva detto di non farmi fare il vestito per il matrimonio dal solito sarto perché mi faceva delle spalle strettissime; io, invece, me lo feci fare comunque. Quando indossai quella giacchetta, mi sentii morire perché il sarto aveva superato sé stesso, avevo delle spalle infantili. Mi presentai davanti alla mia futura moglie che mi disse – Vedi che spalle strette hai? – e io mi levai la giacca, gliela sbattei in faccia e le dissi – sposati uno con le spalle larghe -. Lei avanzò di un passo e mi diede uno schiaffo”.

“Mio padre a momenti cadeva svenuto per terra – ha aggiunto – dopodiché ci guardammo negli occhi, cominciammo a ridere, e la risata ci continuò per tutto il giorno. Fu il giorno più allegro della mia vita, con incidenti incredibili, soprattutto quando mia moglie sbagliò la mano e mise l’anello al dito del prete. E oggi – ha concluso Camilleri – posso dire di essere un uomo felice”. 

In altri momenti, come ricorda Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera, affrontò il tema della morte raccontando alcune sue posizioni sui temi più complicati. Dall’eutanasia: “La vorrei quando sarà il momento”. All’assenza di un futuro post-vita terrena: “La morte non mi fa paura. Ma dopo non c’è niente. E niente di me resterà: sarò dimenticato, come sono stati dimenticati scrittori molto più grandi”. Su quest’ultima frase, per fortuna, possiamo dire che il suo destino da scrittore sarà ben diverso. Sarà difficile dimenticare un autore, uno scrittore, un intellettuale come Andrea Camilleri. 
 

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