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Si legge sempre di meno anche perché siamo ormai immersi nella consultazione di diversi tipi di dispositivi digitali, tra i quali primeggia il cellulare, che è un mondo virtuale parallelo a quello reale. Se prendiamo un autobus, saliamo su un vagone della metropolitana o di un treno non c’è quasi mai nessuno che legga un libro. Per non parlare dei giornali, poi. Ma tutti sono intenti a compulsare sullo smartphone.

Occhi rigidamente puntati sul display. Chi per un gioco, chi per un film, chi per messaggiare o altro. Siamo con il cervello letteralmente dentro al telefonino. Fagocitati. Rapiti. Ed è così per il resto della giornata. È chiaro, perciò, che il tempo per un buon libro non lo si possa trovare.  

Del valore di un libro, ancorché formativo, e della lettura ne abbiamo parlato con Marco Lodoli, classe 1956, romano, scrittore e al tempo stesso insegnante di scuola superiore, al suo attivo qualche decina di romanzi, l’ultimo Paolina edito un anno fa per i tipi Einaudi, che così esordisce: “Proprio in questi giorni stavo rileggendo Martin Eden di Jack London dove al centro c’è la figura di questo marinaio ventenne che scopre il mondo della letteratura e che ha già in qualche modo dentro di sé come sensibilità, come apertura verso la conoscenza, e che comincia a leggere, a informarsi per cercare di capire diventando poi egli stesso uno scrittore. Ecco, questa passione, questa volontà tesa verso una forma di conoscenza di se stessi – afferma Lodoli – ma anche del mondo e che prima passava molto attraverso i libri, mi sembra che oggi sia venuta un po’ meno. E che ci siano in giro anche un po’ meno Martin Eden innamorati della letteratura. Mentre dilagano le persone con lo smartphone in mano”.

 

Lo stato della lettura nel nostro Paese non è affatto buono, infatti.

“È vero, I numeri dicono che stiamo attraversando un momento difficile. Però anch’io, che insegno a scuola e poi ho anche dei figli adolescenti e degli amici dei figli, vedo che loro l’oggetto-libro lo considerano un po’ come un vaso etrusco, come un sarcofago egizio”.

 

Ovvero, per essere più precisi?

“Come un qualcosa che fa parte di un passato che non ha più l’appeal per comunicare loro delle cose che invece apprendono più facilmente attraverso una serie televisiva o tramite i telefonini dentro i quali non so nemmeno cosa vedano…”.

 

Però è pur vero che i cosiddetti Kindle o ebook non hanno sfondato… Siamo rimasti a metà strada: non si leggono i libri di carta ma non ha nemmeno sfondato la tecnologia tanto decantata e profetizzata…

“Esattamente, il mondo digitale non ha affatto sfondato. Però a dire il vero, come Marco Lodoli sono moderatamente soddisfatto per quello che sono riuscito a fare con la ‘Carta del docente’ che è poi diventata anche ‘Carta per i diciottenni’: 500 euro all’anno che effettivamente hanno ridato fiato un po’ alle librerie, alle case editrici, e che sono serviti a aver messo in mano, gratuitamente, un libro a tanti ragazzi. È una iniziativa che ho personalmente fortemente voluto e che è stata un incentivo all’acquisto di libri. Anche i diciottenni ne hanno potuto beneficiare insieme a tanti insegnanti. Così s’è rimesso in circolo un po’ di denaro, insieme a un po’ di curiosità. Certo, al tempo stesso si producono anche tonnellate di libri che non si sa chi poi può smaltire. L’industria editoriale procede per strade strane… mi sembra che ci siano poche star e moltissimi comprimari che appaiono e scompaiono nel giro di quindici giorni dalle librerie”.

 

Tuttavia, da un lato c’è la piacevolezza della lettura, dall’altro anche la fatica di leggere…

“È chiaro che la lettura è un momento di contatto con un mondo sconosciuto che attraversiamo pagina dopo pagina, ma si tratta anche di un momento di intimità con se stessi. È la vita interiore, che oggi sembra un termine che quasi viene relegato a un tempo remoto. Quando l’adolescente nella sua camera, con il libro scopriva moltissimo di mari lontani, di amori impossibili, di pensieri altissimi, scopriva anche qualcosa su di sé. Un processo di ripiegamento silenzioso su se stessi, di intimità con se stessi che è preziosissimo nello sviluppo della personalità di un individuo, e che solo la lettura può sviluppare. Nessun videogioco, nessun tipo di intrattenimento nuovo ti mette in contatto con te stesso. Semmai ti catapulta sempre verso un fuori, verso uno schermo”.

 

Una ricetta, un consiglio di Lodoli per leggere i libri?

“Molto dipende anche dagli insegnanti, dai libri che consigliano. Oggi per consigliare Guerra e Pace ci vuole anche un po’ di azzardo, perché bisogna evitare di spaventare i ragazzi. Bisognerebbe sempre riuscire a segnalare sempre libri che possano appassionare gli adolescenti”.

 

In questo caso, conta più la scuola o la famiglia?

“Entrambe. Avere a casa dei genitori che leggono e posseggono una biblioteca già fornita di qualche centinaio di libri può esser utile, può favorire. Ma mi rendo conto che il canto delle sirene dall’altra parte è rimbombante, è fortissimo. E poi è modulato su mille frequenze. Il nostro mondo occidentale, che tutto sommato è un mondo che vive sui desideri che producono poi denaro e capitalismo, ha alla base di tutto il desiderio della distrazione. Perché la concentrazione è un qualcosa che in fondo ti isola anche per un momento mentre la distrazione è una forma di dissipazione dell’ego che subito si fa consumatore”.

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