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C‘è anche un’italiana in corsa per il Global Teacher Prize, il premio Nobel per l'insegnamento che si assegna ormai da quattro anni nel mese di marzo a Dubai. Lei, Lorella Carimali, 55 anni, docente al liceo scientifico 'Vittorio Veneto' di Milano, è tra i 50 migliori docenti al mondo, scelti tra più di 40mila candidati di 173 Paesi. Se convincerà la giuria, si aggiudicherà il premio in palio: un milione di dollari da spendere in progetti scolastici.

Segreti del mestier

Ma cosa fa di lei l’insegnate che tutti vorrebbero? Per iniziare riesce a rendere creativa la matematica. E per riuscirci si serve anche del teatro. Poi motiva chiunque, convinta che “non esistono persone negate per la matematica. E’ solo questione di allenamento e di metodo”. I risultati sembrano darle ragione. E pensare che “appena laureata ho ricevuto in una settimana 14 offerte da grandi imprese, e ben pagata, visto che erano i primi anni dell’informatica”, racconta in un’intervista a 'Repubblica'. “Ma ho fatto una scelta sociale, stare in classe, è questo il mio modo di far politica. I giovani sono la cosa più importante per costruire il futuro del paese, anche se ammetto che a vivere a Milano con 1500 euro al mese si fatica".

“Non si vince da soli”

Se c’è una cosa di cui la professoressa Carimali è profondamente convinta è che “il futuro lo si costruisce assieme, non da soli”. Per lei è stato così, sin dalla sua infanzia trascorsa in una casa modesta nel quartiere popolare Stadera: “il bagno stava sul ballatoio e lo dividevamo con altre famiglie. Ci si conosceva tutti. Ecco, ho capito lì che non si vince da soli, che il futuro lo si costruisce assieme. Perché quando dividi qualcosa di cosi intimo come il bagno con qualcuno, l’estraneo non è più una persona di cui aver paura ma un amico, una risorsa. Ed è questo il mio atteggiamento verso il mondo". Poi continua: "I miei genitori avevano la quinta elementare e non potevano certo aiutarmi a studiare. Per loro la mia laurea è stato un riscatto”. E non solo per mamma e papà. “La passione per la matematica è sempre stata dentro di me”, ha raccontato a 'La Stampa'. “Fin da piccola ho sempre desiderato fare l’insegnante. Aver preso la laurea in matematica prima e diventare poco dopo insegnante di ruolo è stato per me un grande riscatto sociale oltre a rappresentare una grande spinta motivazionale sul mio ruolo e nella mia disciplina”. 

I numeri a teatro

Il suo metodo di insegnamento riflette la sua filosofia di vita. "Io spiego, poi faccio esercitare subito i ragazzi. Lavorano a gruppi perché si aiutino a vicenda, si correggano i compiti l’uno con l’altro. Se capiscono l’argomento sale la loro autostima ed è questo l’importante. Non devono ripetermi la lezione, solo i concetti astratti, ma imparare ad applicarli nella vita non è solo questione di insegnamento, ma di apprendimento. Si cambia la prospettiva". E poi ci sono i metodi alternativi: “Per aiutare gli studenti in crisi abbiamo messo in piedi un progetto multidisciplinare con alunni di classi diverse e con carenze di gravità differente. Abbiamo scritto un testo teatrale sulla matematica. Ha funzionato, alla fine sono stati tutti promossi: in fondo il teatro è progettare, pensare in astratto, mettere in relazione. Parole come numeri e concetti per capire e costruire".

La prof non si è mai pentita della sua scelta. "E’ impagabile ritrovarsi alunni che ti scrivono: grazie per avermi fatto vedere nuove terre, avermi insegnato a vivere. Sono frasi che ti aspetteresti scritte ad un insegnante di filosofia. Ma la matematica è proprio anche questo: imparare a ragionare, a conoscere,  a vivere nel mondo e poter scegliere in modo cosciente. Per questo dico che è una competenza di cittadinanza. Di tutti: alunni e adulti”.

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