Newsletter
Share on FacebookShare on Google+Tweet about this on TwitterEmail this to someone

AGI – “Bisogna scendere in piazza. Non restare fra quattro mura. Noi lo abbiamo fatto per cose più leggere in passato. Oggi, davanti a tutto quello che succede c’è una vera urgenza. E invece ce ne stiamo davanti alla tv che è una grande bugia. Quello che offre oggi la tv è vergognoso. Gli abbiamo dato troppa importanza togliendo tempo agli amici, all’affetto, ai figli, a chi amiamo. Ci manca il coraggio”. È un Renato Zero combattivo e determinato quello che si presenta in conferenza stampa a Milano per il lancio del suo nuovo album dal titolo “Autoritratto” annunciando anche alcuni live a partire dal prossimo anno.

“Le vittorie – spiega l’artista- si ottengono sempre sulla piazza mettendo la propria faccia. E proprio adesso la piazza dovrebbe ripopolarsi. Viviamo in un giro vizioso dove non siamo più attori, ma spettatori impotenti” 

Zero affronta il tema dei femminicidi: “Ancora non abbiamo imparato la lezione- dice  – è incredibile. La donna paga tutto quello che un uomo non è riuscito a realizzare nella vita. E alla donna tocca subire questa rabbia”. Per il cantante, “è inutile partecipare ai talk in tv, oltretutto pagati. Trovo odioso che la gente venga pagata per esprimere opinioni. Bisogna chiedersi: e se succedesse a me? Bisogna denunciare, solo che a volte questo è un percorso lento e fra la denuncia e la salvezza della ragazza coinvolta passa troppo tempo. Serve la piazza per farsi sentire”.

Il tema diventa poi quello dei giovani e dei testi delle canzoni che a volte sono violenti: “Se un padre si rivolge alla madre insultandola, dicendole ‘sei una z” i figli acquisiscono questa espressione e poi raggiungono un microfono. Ed ecco come viene fuori un atteggiamento non adatto a un 18enne”, spiega Zero sottolineando che comunque “non dobbiamo giudicare il ragazzo, dobbiamo andare presso le famiglie e la risposta la troveremo sicuramente in quella sorta di non educazione. Sono vittime di una gestione cattiva e perversa di certe normative che nascono nelle famiglie. Ci aspettiamo che questi ragazzi non abbiano bisogno di menare le mani, far volare bestemmie, ma vivano la spiaggia, il mare, l’orizzonte, il futuro”.

 Per Zero, “i giovani di oggi sono insicuri, e allora quando è così tutto diventa più difficile. Io dico sempre che si è giovani una volta sola così come per l’essere vecchio. Ma se da giovane sei stato bene, lo sarai anche da vecchio. Ora, come si può pretendere che questi giovani vengano su bene? La politica è disattenta rispetto ai giovani. Fateci caso, non li menziona. Guardate la vicenda degli alloggi universitari. Seicento euro per un posto letto sono assurdità. I ragazzi dovrebbero semmai spendere questi soldi in viaggi culturali, utili al loro studio. E invece li spendono per un posto letto! È offensivo! So che comunque qualcosa si sta muovendo. Ma il tempo gioca un ruolo fondamentale”.

Zero ne ha anche per la troppa burocrazia: “E’ una bestia vera, blocca tutto. A Roma ci vuole il contabuche e l’ortopedico accanto”.  Niente capodanno a Milano per mancanza di fondi?  “Ma come – si chiede l’artista – con tutte le mostre e le fiere che fanno mah” ….La prima della Scala? ” Che occorre fare per partecipare? Se facciamo una foto alla platea – dice ridendo- alla fine ci accorgiamo che sono sempre gli stessi. Come i cartonati. Alcuni si fanno anche beccare mentre ronfano”.

Capitolo Sanremo ed eventuale tifo per Loredana Bertè sua storica amica .”Faccio il tifo per tutti quelli che nel corso del tempo hanno dato e avuto vicinanza tangibile con me”.

L’album

 “Autoritratto” uscirà venerdi 8 dicembre ed è un’opera destinata a tracciare, con la più bella calligrafia zeriana, una pagina inedita della sua ricchissima produzione artistica e della ultracinquantennale carriera musicale.

Renato Zero non riesce a stare lontano dal suo affezionato pubblico e ristabilisce l’abbraccio con i fan annunciando durante la conferenza stampa a Milano, una serie di live prodotti da Tattica che, a partire dal prossimo marzo, lo vedranno protagonista.

Sarà l’occasione per ascoltare dal vivo i brani contenuti nel nuovo album e il meglio del suo intero repertorio. Per ripercorrere i momenti più iconici della storia musicale di Zero, arriva nei negozi e in edicola, in 15 uscite a partire dal 22 dicembre, la collana “Mille e uno Zero” (edizioni Tattica, distribuita da Indipendente Mente).

Quindici titoli senza precedenti, con autentiche rarità, live e album studio mai pubblicati in vinile, per un viaggio emozionale e poetico nelle canzoni, nelle storiche interpretazioni e nelle trasformazioni dell’artista più rivoluzionario della musica italiana. Tutte le uscite saranno arricchite da un inedito e prezioso fascicolo con all’interno foto di repertorio e immagini iconiche.

“Il mio – afferma il cantante – è un pubblico particolare, che è cresciuto con me. Ho un rapporto unico e questo va tenuto in considerazione. Un particolare che, chi vuole fare questo lavoro deve tenere in conto. Ad esempio, ho speso 140mila euro per far stare tutti più comodi al Circo Massimo. Non puoi non considerare il pubblico”. Con questo disco, sottolinea Zero, “ho voluto tirare le somme, che poi è un’attitudine che ricorre. Si riparte sempre da zero, l’orizzonte si va pero’ restringendo. A 73 anni, essere ancora qui mi sembra un buon risultato”. Sono tanti gli argomenti affrontati nei testi delle canzoni, che sembrano quasi una sorta di autoanalisi. Su tutti c’è l’omaggio proprio al suo pubblico con “Quel bellissimo niente”, “quel niente – spiega – di cui la mia generazione era in possesso, quando il cervello era libero. Il brano rispecchia il compiacimento per il nulla che mi è poi servito per apprezzare l’oggi. Il niente diventa tutto”.

Tredici brani, in cui il cantautore romano si rivede. “Non avrei minimamente sospettato di essere quello che sono oggi – aggiunge – con il gradimento e il rispetto di un sedicenne che mi chiama maestro. È un ruolo che non mi sento di ricoprire, però eccomi e con traguardi che non mi aspettavo di raggiungere”.

C’è spazio anche per un ricordo di Raffaella Carrà: “Era la mia vicina di casa. E me la immaginavo con il plaid sulle gambe a cantare Tuca Tuca a 90 anni. Se ne è andata via che non aveva festeggiato ancora il 79esimo compleanno”.

Flag Counter