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AGI – “Mi sono espresso per un ritorno ad una ordinata normalità” anche perché, in caso di necessità, “si può sempre dichiarare l’emergenza in un’ora, il tempo di riunire il Consiglio dei ministri”. Gli argomenti elencati dal premier per motivare la decisione? “Sono molto deboli”. Sabino Cassese, giudice emerito della Corte Costituzionale, parla con l’AGI delle polemiche innescate dalla proroga dello stato di emergenza fino al 15 ottobre.    

“Intanto – premette – la situazione è cambiata. Si è pronunciato il Parlamento, dando il via libera al governo, ma con una risoluzione – mi riferisco a quella del Senato – molto stringente, che pone limiti molto stretti al governo. Si può dire che è cambiato il regime dell’emergenza, sia perché si è pronunciato il Parlamento, sia perché il governo è tenuto a rispettare i limiti disposti dalle assemblee legislative”.

“Sulla questione di fondo – afferma Cassese – mi sono espresso per un ritorno a una ordinata normalità, anche perché, se scoppiano nuovi casi preoccupanti, si può sempre dichiarare l’emergenza in un’ora, il tempo di riunire il Consiglio dei ministri”.

Per il professore, gli argomenti elencati dal presidente del Consiglio dei ministri a favore della dichiarazione di emergenza “sono molto deboli. Il 28 luglio ha dichiarato al Senato: ‘A puro titolo di esempio, alcune delle misure che perderebbero ex abrupto la loro efficacia (in caso di mancata proroga): l’allestimento e la gestione delle strutture temporanee per l’assistenza alle persone risultate positive; l’impiego del volontariato di protezione civile; il reclutamento e la gestione di task force di personale sanitario a supporto delle strutture regionali e – attenzione – degli istituti penitenziari; la prosecuzione dell’attività relativa al numero verde 1500 per l’assistenza alla popolazione; il pagamento dilazionato delle pensioni presso gli uffici postali per evitare assembramenti; l’attribuzione all’Istituto superiore di sanità della sorveglianza epidemiologica’”.

Ma “la sesta o settima potenza industriale, l’Italia, ha bisogno della dichiarazione di emergenza – si chiede il giudice emerito della Consulta – per continuare l’attivazione di un numero verde? Se fosse vero, vorrebbe dire che lo Stato non c’è e il presidente del Consiglio dei ministri dovrebbe preoccuparsi di questa emergenza, più che di quella sanitaria”.

“Leggi e regolamenti prevedono e regolano le normali attività di profilassi e non impongono il ricorso all’emergenza – ribadisce Cassese – Quanto al numero delle dichiarazioni che il presidente del Consiglio ha citato, ricordo che si tratta sempre di dichiarazioni per fatti locali (terremoti, inondazioni), e limitate a una parte del territorio, non per fatti nazionali, e quindi con vincoli nazionali”.

Ed alla domanda su come valuti l’intenzione del leader della Lega, Matteo Salvini, di ricorrere alla Corte Costituzionale perché la proroga rappresenterebbe un ‘attentato ai diritti’, Cassese conclude: “Non sapevo della iniziativa del senatore Salvini e preferirei non pronunciarmi, per fare previsioni, essendo stato componente di quell’organo”. 
 

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