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AGI – Il nome ‘Fasciani’ a Ostia fa ancora paura, anche se le carte giudiziarie parlano di un clan ormai perdente, finito in ginocchio perché i suoi esponenti più rappresentativi sono in carcere da tempo con condanne pesanti da scontare per associazione di stampo mafioso. Un clan che, comunque, continua ad esercitare una sua influenza sul litorale romano se è vero che oggi i finanzieri del Comando provinciale hanno eseguito la confisca, disposta dalla corte di appello, di 6 imprese riconducibili alla famiglia (tra cui uno stabilimento balneare) per un valore complessivo di circa 3 milioni di euro. 

Il provvedimento di oggi non è altro che la conseguenza del sequestro di beni messo a segno sei anni fa quando la Guardia di Finanza arrestò 16 persone, tra cui il boss Carmine Fasciani, abruzzese di Capistrello, per intestazione fittizia di beni, aggravata dal metodo mafioso. Le indagini avevano consentito di accertare come il clan si fosse insinuato e radicato nell’economia legale attraverso la costituzione, per il tramite di prestanome, di aziende attive nei settori della ristorazione, della gestione di stabilimenti balneari e delle discoteche.

Un sistema architettato per preservare i patrimoni illecitamente accumulati con i proventi dei reati di usura, estorsione e traffico di droga. I processi raccontano che prima dei Fasciani c’erano i Triassi a farla da padroni. Provenienti dalla provincia di Agrigento e ritenuti i ‘colonnelli’ della storica famiglia mafiosa Caruana-Cuntrera di Siculiana, furono loro a gestire il controllo dei chioschi e delle attività sul litorale di Ostia, oltre che il traffico di droga e armi. La gloria dei fratelli Vincenzo e Vito Triassi cominciò ad offuscarsi tra il 2007 e il 2011 quando i due furono vittime di agguati e intimidazioni. Segno che erano cambiati i tempi.

Ad incalzarli c’era la famiglia dei Fasciani, soppiantata in questi ultimi anni da quella degli Spada, di origine sinti che sul mare di Roma, dal feudo di piazza Gasparri, controlla il racket delle case comunali e il traffico di droga. Un’indagine della Dda ha accertato come un funzionario del Municipio X si servisse della loro intimidazione per “espropriare” e riassegnare ad imprenditori e amici, tra cui gli stessi Spada, gli stabilimenti e le concessioni balneari piu’ contese. Il clan si fa largo a suon di violenze e seminando il terrore: emblematico fu il duplice omicidio in via Forni nel 2011 a danno di Giovanni Galleoni, capo del clan Baficchio, e di Francesco Antonini, un agguato in pieno giorno che segna plasticamente il passaggio del potere criminale da una famiglia all’altra. Gli Spada, però, cadono presto in disgrazia con l’aggressione di Roberto, fratello del boss Carmine detto ‘Romolettò, a una troupe Rai. L’attenzione dell’opinione pubblica, oltre a quella (mai venuta meno) di magistrati e investigatori, si fa sempre piu’ stringente e le porte del carcere si aprono per tantissimi esponenti della famiglia. E i sequestri di beni fanno il resto.

Il declino comincia nel 2017 con gli arresti di Ottavio Spada detto “Marco” e, appunto, di Roberto Spada mentre il capo indiscusso del clan, Carmine Spada detto “Romoletto”, è sottoposto all’obbligo di dimora, dopo essere stato vittima di due tentati omicidi (non denunciati) un anno prima. Nei giorni successivi al fermo di Roberto, ad Ostia si registra una serie di gravi atti intimidatori: il 23 novembre del 2017 vengono gambizzati Alessandro Bruno e Alessio Ferreri (quest’ultimo fratello di Fabrizio, cognato di Ottavio Spada); due giorni dopo vengono esplosi colpi di arma da fuoco contro la vetrina del bar “Music” a piazza Gasparri, nella disponibilità di Roberto Spada; lo stesso giorno, altri spari in via Forni contro la porta di casa di Silvano Spada, nipote di “Romoletto”.

E’ il chiaro segnale che gli Spada, che un tempo avrebbero potuto beneficiare dell’aiuto dei Fasciani, stanno perdendo terreno e che altri gruppi criminali si muovono sul medesimo territorio approfittando della loro debolezza. Lo scenario della fine del 2017 è disegnato dall’inchiesta denominata ‘Tom Hagen’ dello scorso febbraio, in cui si parla di un tentativo di ‘pax mafiosà nella zona di Ostia siglata dagli Spada, dal gruppo criminale in ascesa capeggiato da Marco Esposito, detto ‘Barboncino’, da Salvatore Casamonica, esponente di spicco del clan che è imparentato con i Di Silvio e che controlla la droga nella zona popolare di Ostia Nuova, e da Fabrizio Piscitelli, piu’ conosciuto come ‘Diabolik’, che sarà ucciso il 7 agosto 2019 al Parco degli Acquedotti.

Effettivamente, le ostilità sul litorale cessano all’improvviso. Ma l’agguato costato la vita al capo ultrà della Lazio ha fatto capire a chi indaga che le cose sono improvvisamente cambiate. La ‘pax mafiosà è ormai è un vecchio ricordo: la riprova sta nella gambizzazione, avvenuta lo scorso 20 aprile, in piena pandemia, di Paolo Ascani, cognato di Roberto Spada, nel parcheggio di un supermercato di Ostia. Un fatto di sangue che si colloca nelle dinamiche di ‘riposizionamentò dei gruppi malavitosi sullo ‘scacchiere criminalè del litorale. L’agguato è da attribuire a un gruppo emergente sul territorio lidense, a sua volte derivante dalla camorra napoletana e da tempo insediato nel quadrante Est della Capitale. Il mandante, per i magistrati, è il quarantaseienne Girolamo Finizio, cognato di Angelo Senese, fratello del boss detenuto Michele Senese detto “ò Pazzo”.

Sempre ad aprile, gli specialisti del Gico confiscano oltre 18 milioni di beni riconducibili agli Spada. Mentre è di pochi giorni fa una confisca di beni pari a 22 milioni di euro eseguita a carico di esponenti del Gruppo Iovine e del Gruppo Guarnera, di base ad Acilia, periferia tra Roma e Ostia. Le indagine della Gdf hanno portato alla luce l’esistenza di una vera e propria joint-venture tra i due Gruppi nel remunerativo settore delle “macchinette mangiasoldi”, imposte nel territorio di Acilia agli esercizi commerciali autorizzati anche mediante ricorso ad azioni intimidatorie e violente. 

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