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“Io non ho più parole da dire… noi familiari delle vittime di mafia abbiamo speso la nostra vita per portare un messaggio di speranza e legalità nelle scuole tra le nuove generazioni. Ma oggi, dopo che hanno messo in libertà coloro che si sono macchiati di orribili crimini che hanno insanguinato l’Italia e la Sicilia, non riesco a perdonare chi ha fatto questo. Ci rendiamo conto che dopo 28 anni dalle stragi, i colletti bianchi hanno tradito ancora una volta Falcone, Borsellino e tutte le vittime di Cosa nostra?”. Parlando con AGI, non trattiene la rabbia e la delusione Vincenzo Agostino.

E’ il padre dell’agente di polizia Nino, ucciso in un agguato di mafia insieme alla moglie Ida, incinta, il 5 agosto 1989 a Villagrazia di Carini. Un delitto a cui è seguita un’indagine lunga 31 anni, disseminata di tentativi di depistaggio contro i quali si è sempre battuto Vincenzo, che da quel drammatico giorno ha giurato di non tagliare la lunga e folta barba bianca fino a quando non avrà giustizia. Una richiesta di verità che lo ha portato sempre tra i ragazzi, insieme alla moglie Augusta Schiera, morta l’anno scorso, e che ora si scontra pure con l’amarezza per un provvedimento che ha rimesso in libertà diversi mafiosi. 

Eppure in tutti questi anni Vincenzo non ha mai perso la speranza di conoscere il volto dei killer e dei mandanti dell’omicidio. Soprattutto dopo la possibile svolta nell’indagini con la richiesta di riapertura di un processo nei confronti di tre persone nel mese di febbraio. “Dopo 31 anni un giudice ha avuto il coraggio di tirare fuori cose che si sapevano già allora – dice ancora Agostino – io ne sono felice, ma la giustizia si è fermata di nuovo per colpa della pandemia. Ho avuto sempre fiducia nella magistratura, ma mia moglie non ce l’ha fatta e adesso a me rimane poco tempo”.

Non ha più la forza che aveva un tempo, dice di sè: “La mia paura e che anche i miei figli dovranno scrivere sulla mia lapide ‘qui giace Vincenzo Agostino ancora senza verità e senza giustizia’, le parole che mia moglie ha voluto sulla sua tomba. In tutti questi anni ai ragazzi abbiamo raccomandato di credere nelle istituzioni. Ma oggi come posso guardare i giovani negli occhi sapendo che gli autori di crimini terribili sono usciti di galera? Siamo furibondi e il governo ci deve  delle risposte. Se manca la giustizia manca tutto e oggi in Italia manca la giustizia”. 

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