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A fine anno forse ci sarà qualcuno che brinderà con una delle quattro bottiglie di champagne Dom Perignon o delle due di champagne Crystal che erano nella cantina dell’Hotel Rigopiano e scampate alla furia distruttrice e omicida della slavina che il tardo pomeriggio del 18 gennaio 2017 si distaccò da una cresta sovrastante investendo la struttura turistica Gran Sasso Resort, in territorio di Farindola (Pescara) uccidendo 29 persone, la gran parte turisti.

Bottiglie andate all’asta insieme a quelle di Berlucchi Cuvee, di vini pregiati e meno pregiati, bianchi e rossi. Prezzo base 700 euro, i rilanci hanno portato a 1800 euro. Ma all’asta non solo champagne o vino o birra, per centinaia e centinaia di bottiglie scampate alla valanga-killer: ci sono anche arredi, ceramiche, piatti, quadri (uno raffigurante Gabriele D’Annunzio), cornici, sculture, specchi, sculture. Anche un’autoclave, attrezzi da banco, caldaie, insieme a poltrone, tavoli, scrittoi, librerie, oggetti che vanno a completare quelli che sono gli arredi di una normale casa o di un albergo. è quanto si apprende scorrendo il sito “Aste Giudiziarie“, con la notizia che il 30 ottobre in Via Alfonso di Vestea a Pescara si è tenuta un’asta delle bottiglie di vino pregiato che erano in quell’albergo.

A metterle in vendita – fa sapere l’associazione Giustitalia – è l’avvocato curatore del Fallimento 70/2010 Del Rosso srl, “mentre non è conosciuto chi farà il macabro brindisi al prezzo di aggiudicazione di 1.800 euro, e chi ha partecipato per rilanciare, dato che il prezzo base era di 700 euro”.

Dalla lettura della perizia allegata al bando d’asta – dice il comunicato di Giustitalia – emerge però che sono in vendita anche moltissimi beni mobili dell’Hotel Rigopiano, la cui asta però è andata deserta. “Ciò che ha sconvolto i familiari – ha dichiarato l’avv. Romolo Reboa che, insieme all’Associazione Giustitalia assiste le famiglie delle vittime – è che vi è stata una macabra asta che ha visto più persone competere per assicurarsi le bottiglie della cantina della morte”.

Ed ancora “ciò che lascia perplessi è che nella vicenda esca oggi un soggetto nuovo, il Fallimento 70/2010 Del Rosso srl, che risulta proprietario dei mobili dell’Hotel Rigopiano e che, certamente con l’autorizzazione del giudice delegato, li ha messi in vendita. Vi è un soggetto nuovo, un curatore fallimentare, mai ascoltato nell’inchiesta penale, che potrebbe rivelare informazioni preziose sullo stato dei luoghi, sulle autorizzazioni”.

Lo stesso avvocato Reboa, che assiste 4 delle famiglie che hanno avuto vittime in quell’hotel, sottolinea all’AGI che “qui siamo tra il macabro e l’immorale se si arriva a comprare bottiglie di una cantina con 29 morti sopra. Bisogna capire come mai sulla scena è ora subentrato il fallimento. Viene detto che siamo in presenza di beni della società che gestiva l’albergo che era debitore nei confronti della procedura fallimentare, quindi sono beni che sono stati ceduti a pagamento parziale del debito, non avendo altro a cui attingere per pagarlo, e che l’accordo perché la società debitrice ceda quei beni al fallimento, è stato raggiunto dopo la tragedia. Io prendo atto che sicuramente tra i debiti ci sono 29 persone…”.

Di certo la notizia ha scosso l’ambiente dei familiari delle vittime. Il dato crudo è che sono 15 lotti, il tutto periziato e descritto in 37 pagine. Cose di ogni giorno, molte delle quali le abbiamo nelle nostre abitazioni e che forse neanche più notiamo quando ci muoviamo perché ormai sono parte di noi, sono noi stessi.

Eppure oggi colpisce tutto questo, colpisce che la tragedia è un fatto a sè, l’asta di qualcosa che era lì e il cui ricavato servirà ad attenuare il debito di chi era fallito è anch’essa a sè. Ma alla fine i due aspetti finiscono con l’incrociarsi, in una sorta di macabra danza. Dove il confine tra le regole e gli obblighi della vita, che che va avanti, e quello che appare immorale è molto sottile. Nel caso di Rigopiano quasi inesistente. 

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