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Ci sarebbe un'accusa di molestie sessuali dietro la lettera con la quale, lo scorso 7 giugno, tre dei sette vicepresidenti di Confcommercio – Maria Luisa Coppa, Renato Borghi e Paolo Uggé – avevano chiesto le dimissioni immediate del presidente dell'associazione, Carlo Sangalli, per "ragioni etico-morali" e "incompatibilità con la carica". 

“Perché un presidente che ogni anno decide di fare la giornata della legalità e invita tutti a denunciare ricatti e estorsioni, messo di fronte a un ipotetico ricatto, paga?”, è la domanda posta dai tre nella lettera. La ragione della missiva non viene menzionata ma, secondo quanto ricostruito dal Corriere della Sera e da Repubblica, i vicepresidenti erano venuti a sapere i mesi scorsi di un pagamento di 216 mila euro versato dall'ottantunenne, che guida da 12 anni l'associazione, alla sua ex segretaria, che lo accusa di averla molestata dal 2011 al 2012.

Il versamento, secondo le accuse, avrebbe avuto l'obiettivo di mettere a tacere la donna. Sangalli invece sostiene di aver subito un ricatto e di aver pagato, pur innocente, per evitare l'esplosione di un caso.

Gli sms della segretaria

Il Corriere riferisce di un sms inviato il 20 marzo 2014 dalla donna a Duilio Aragone, collaboratore di Sangalli, nel quale è scritto: “Mi sono dovuta difendere fisicamente dal mio massimo superiore per togliere le sue mani che tentavano l’approccio sul mio corpo”. L'episodio risalirebbe al 2011. "Il testo è contenuto in una consulenza tecnico-legale fatta eseguire proprio dalla signora lo scorso settembre, tre mesi dopo la lettera con la quale tre vice della confederazione chiedevano le dimissioni del presidente per ragioni etico-morali e per incompatibilità di carica", scrive il quotidiano, "per ‘mettere a tacere la vicenda’, infatti, Sangalli avrebbe versato all’ex segretaria, che non ha mai sporto denuncia, 216 mila euro". La donna sostiene di non essersi rivolta alla magistratura per "timore di essere coinvolta in uno scandalo". 

Aragone ha ammesso di aver ricevuto i messaggini ma ha sostenuto che facessero riferimento solo a "questioni di sistemazione alberghiera". Un ex vicepresidente, Pietro Agen, sostiene però che "un collega e amico mi disse che la signora, mesi prima del settembre 2014, gli aveva parlato di molestie sessuali". È lo scenario dipinto dai testi diffusi dalla stampa: 

Ho dovuto subire proprio da lui un’atroce attenzione sessuale diventata giorno dopo giorno una vera e propria ossessione alla quale con tutte le mie forze mi sono ribellata. Ho cercato di ragionare con lui, ho pianto davanti a lui, l’ho supplicato di lasciarmi stare. Questa vicenda mi ha logorato, per un lungo periodo, nella mente e nel fisico. Sono arrivata spesso a vomitare nel bagno dell’ufficio, ad avere uno stress tale da dover ricorrere per ben due volte al pronto soccorso per tachicardia e pressione altissima.

Spunta anche un video

Nella consulenza tecnico-legale appare anche un video che include l’audio di una conversazione tra Sangalli e l’ex segretaria, risalente all'aprile 2012. “Non posso più lavorare per lei. Perché non ce la faccio, perché questa situazione mi sta creando veramente disturbi psicologici”, dice la donna. “Quale situazione?”, domanda Sangalli. La segretaria prosegue: “Questa qui nostra, insomma, nostra nel senso queste, magari, queste cose un po’… queste attenzioni, queste cose io non, non riesco a… non riesco presidente”, assicurando poi di non voler creare “alcun problema”. “Dirò semplicemente che non riesco a tenere più, diciamo, le, le due segreterie, perché comunque è un lavoro non indifferente. Quindi la scusa tiene, tiene benissimo”, spiega lei. Il presidente di Confcommercio appare spiazzato e insiste. "Presidente, anche un mese fa, si ricorda, avevamo detto basta”, ribatte lei.

Secondo Sangalli, è un complotto

La donna sarebbe poi passata all'ufficio dell'ex direttore generale, Francesco Rivolta, poi licenziato il mese scorso. Rivolta, insieme ai tre vicepresidenti e la donna stessa, è tra le cinque persone denunciate da Sangalli, che li accusa di aver orchestrato un complotto ai suoi danni. La sua difesa è stata affidata a una nota, nella quale si legge che: Il presidente è stato oggetto di una lunga e ben orchestrata sequenza di episodi, di minacce e lettere anonime, di una violenza psicologica che lo ha profondamente segnato".

“Con pervicacia sono state richieste a più riprese le dimissioni con toni minacciosi, allusivi e nei contesti più inopportuni. Solo di recente dopo una lunga e complessa attività di ricerca, si è scoperta la reale natura delle richieste estorsive e si è avuta prova degli accordi e delle responsabilità dei singoli”, prosegue la nota, secondo la quale contro Sangalli, ci sarebbe "una precisa regia, che contestava comportamenti scorretti tra i più infamanti riferiti al 2011, contro cui non vi sarebbe stata alcuna possibilità di difesa" per cui "in questa situazione il presidente, pur non avendo alcuna colpa, ha ritenuto di cedere alle richieste e pagare".

Le lettere di dimissioni

"Tra le carte che emergono ora", leggiamo sul Fatto, "anche due lettere di dimissioni firmate da Sangalli. Il presidente però è rimasto in carica, bloccando le missive con un’azione legale il giugno scorso, dopo la presa di posizione dei tre vicepresidenti. All’origine dei veleni ci potrebbero essere anche tensioni legate alla gestione di partite economiche legate al welfare integrativo degli associati, secondo Repubblica".

"Il confronto tra i protagonisti “dell’intrigo” ci sarà al prossimo consiglio, fissato per il 14 novembre", conclude l'articolo, "il presidente dovrà fronteggiare l’accusa di aver danneggiato l’immagine della Confcommercio. All’ordine del giorno anche la proposta dello stesso Sangalli di cancellare la figura del direttore generale, prima ricoperta da Rivolta".

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