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Ottantasette casi di malattia neuro-invasiva, 14 i decessi per West Nile in Emilia-Romagna, (di cui due a Modena, due a Bologna, tre a Ravenna e sette a Ferrara); 65 casi di forme febbrili e 22 casi di infezione senza sintomi in donatori di sangue, questi i numeri della West Nile in regione. Fra gli ultimi decessi comunicati, quello di un 82enne a Modena (deceduto, in verità, il 20 agosto) e di un 78enne a Ferrara.

Il 2018 un anno anomalo

Ad agosto sono state attivate misure straordinarie contro il virus, ma resta fondamentale la protezione individuale, in particolare per le persone anziane, già malate e debilitate (età media dei deceduti in regione, 80 anni, con range da 69 a 87): per il 2019 sono previsti più interventi in campo, sull' esperienza di quest'anno. "Una stagione, quella 2018, da considerarsi "anomala" – ha sottolineato l'assessore regionale alle Politiche per la salute, Sergio Venturi – non tanto per la quantità di zanzare-vettore (nella media), ma per precocità nella circolazione virale – in anticipo di circa un mese rispetto al passato -, elevata intensità della circolazione stessa in zanzare e uccelli e particolare aggressività del virus, con un alto numero di forme neuro-invasive ed elevata mortalità nell'uomo. 

Il virus ora si può considerare autoctono, e non è più importato

Questi casi di malattia da West Nile sono autoctoni, ovvero dovuti al virus circolante in Italia e non importato da viaggiatori al loro rientro, come accade ogni anno, ad esempio, per virus come Dengue o Chikungunya​. Il virus West Nile, come suggerisce il nome, non è originario dei nostri paesi. E’ stato isolato per la prima volta nel 1937 in Uganda, ma circola ormai anche in Asia, Australia, America ed Europa. I primi focolai importanti di infezione nell’uomo in Europa e negli Stati Uniti si sono registrati nella seconda metà degli anni 1990. In Italia si è iniziato a rilevarlo agli inizi degli anni 2000.

Ma negli uomini il virus non persiste

L'ecologia del virus è abbastanza complessa: il serbatoio naturale del virus sono numerose specie di uccelli selvatici, sia migratori che stanziali. Tuttavia West Nile non si trasmette direttamente da un individuo infetto all’altro, ma necessita di un vettore, che è rappresentato principalmente dalle zanzare del genere Culex (in particolare Culex pipiens), ma anche da Aedes albopictus (la zanzara tigre).

Queste zanzare sono presenti sia in ambiente silvano, dove possono acquisire il virus attraverso il pasto con il sangue di un uccello infetto, sia in ambiente urbano, dove possono trasmettere il virus all’uomo, ma anche ad altri mammiferi come cavalli, cani e gatti. Al di fuori degli uccelli, però, gli altri animali, uomo incluso, sono ospiti occasionali, in cui il virus non persiste e quindi non fungono da serbatoi naturali.

Non esistono vaccini, si può solo fare prevenzione

Dal 2013 a oggi, la sorveglianza veterinaria ha dimostrato la presenza del virus West Nile in diverse specie di uccelli stanziali in Emilia-Romagna, Veneto e Lombardia, quali gazza e cornacchia grigia, spesso presenti anche in aree urbane, e ghiandaia. Ma anche in specie selvatiche migratorie quali storno, rondine, rondone, merlo. Quindi, la contemporanea presenza di serbatoi naturali (uccelli) e vettori (zanzare) fa sì che West Nile circoli nel nostro paese, causando ogni anno focolai di infezione, soprattutto nel periodo tra giugno e ottobre, coincidente con la massima attività delle zanzare e la maggiore densità sul territorio delle specie avicole serbatoio. Non esistono farmaci né vaccini, per cui la migliore arma è la prevenzione, ovvero difendersi dal morso delle zanzare.

A rischio anziani e soggetti immunocompressi

Va però anche ricordato che l’infezione da virus West Nile decorre in maniera asintomatica in circa l’80% dei casi. Nel restante 20% i sintomi sono generalmente di media entità: febbre, mal di testa, vomito, rash cutaneo, dolori muscolari. Solo in circa un caso su 100 si possono avere manifestazioni neurologiche gravi che nell’anziano e negli individui immunocompromessi possono anche essere letali (in circa un caso su 1000)

Soluzioni pratiche contro il West Nile

"Sono in atto delle sorveglianze da parte di tutti i presidi a livello territoriale che comportano una sorveglianza sugli uccelli, sulle zanzare e sull'uomo e che comportano condizioni anche in ambito veterinario, perché il virus può colpire anche i cavalli – ha spiegato Marco Libanore, direttore del reparto Malattie infettive del'Azienda ospedaliera di Ferrara -. Esiste uno stato di allerta, un piano nazionale di sorveglianza su controllo, monitoraggio e messa in atto di tutte le misure che possono prevenire contagi e trasmissioni sulle malattie trasmesse da insetti, da artropodi, perché oltre il West Nile c'è anche il Chikungunya, lo Zika virus, la Dengue, tutte quelle malattie che possono essere trasmesse da insetti e che si chiamano arbovirus.

Serve mettere in atto la disinfestazione da parte dei Comuni, segnalare se ci sono volatili che portano il virus, fare trappole per le zanzare per vedere se trasportano il virus. Segnalare dove ci sono stati casi, disinfestare le zone attorno per un raggio di 300 metri, evitare le acque stagnanti di sottovasi e fontane, usare di sera indumenti chiari e coprenti degli arti inferiori e superiori e usare repellenti tipo Autan". 

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