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Ci sono luoghi anonimi che sono entrati a forza nella memoria degli italiani. Nomi sconosciuti ai più che ora sono sinonimo di pagine buie della storia d'Italia: da Capaci a Via D'Amelio; da via Fauro ai via dei Georgofili, così come un tempo più remoto lo furono Portella delle Ginestre prima e piazza Fontana poi.

L'evento che negli anni '70 segnò la coscienza degli italiani più di ogni altro – il sequestro e l'uccisione di Aldo Moro – ha lasciato nella memoria una toponomastica altrimenti destinata all'oblio di quartiere. A partire da quella via Fani su cui la mattina del 16 marzo 1978 un intero Paese puntò sguardi sgomenti e carichi di paura. Giovanni Bianconi ha ripercorso quei luoghi per il Corriere non con lo spirito del turista del delitto, ma alla ricerca delle tracce di memoria lasciati in luoghi – appartamenti, botteghe, garage – che hanno comunque continuato a vivere. E, in alcuni casi, a essere cronaca. 

Via Camillo Montalcini

Al civico 8 c'è l'appartamento in cui vivevano i brigatisti Anna Laura Braghetti (che l'aveva comprata un anno prima del sequestro) , Prospero Gallinari e Germano Maccari. Erano i carcerieri di Aldo Moro, nascostop in una intercapedine di un metro per quattro ricavata in una stanza dell'interno 1, al primo piano. In quella stessa stanza oggi dormono due bambine di 7 e 4 anni.

Via Gradoli

In una traversa della via Cassia c’era la base br abitata da Mario Moretti. Qui il 18 aprile, un mese dopo la strage di via Fani, i vigili del fuoco intervenuti per un’infiltrazione d’acqua dal secondo piano nell'interno 11 della palazzina B, trovarono armi e documenti delle Br, ma non l'ingegnere Mario Borghi, che l’aveva affittata tre anni prima, nè la brigatista Barbara Balzerani. E' l'appartamento dei molti misteri, tra cui la 'visita' non troppo approfondita della polizia che aveva controllato l’edificio tranne l’interno 11 perché nessuno aveva aperti e la segnalazione su 'Gradoli' giunta da una seduta spiritica, che portò gli investigatori in un paese del viterbese ma non nella via omonima dove, nel 2009, si sarebbero svolti gli incontri con una transessuale che avrebbero portato alle dimissioni l'allora presidente della Regione Lazio. 

Via Pio Foà

Qui c'era la tipografia del quartiere Monteverde dove la polizia la individuò negli ultimi giorni del sequestro il logo dove venivano ciclostilati i comunicati della Br

Via Gabriello Chiabrera

Alle spalle della basilica di San Paolo c'era il rifugio dei 'postini' delle Br: Valerio Morucci e Adriana Faranda. Da qui, la mattina del 16 marzo, Morucci e Franco Bonisoli uscirono per andare a sparare in via Fani contro gli uomini della scorta, mentre la Faranda rimase ad ascoltare i messaggi radio di polizia e carabinieri. Qui, la sera dell’8 maggio, Moretti e compagni decisero le modalità d’azione della mattina seguente: l’esecuzione di Moro e il trasporto del cadavere nel centro di Roma, in via Caetani. Oggi nell’appartamento affittato dalle Br abitano tre studentesse.

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