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Tra i fatti di cronaca che dovremo aspettarci di dover commentare nel 2018 c’è il rientro (non controllato) della prima stazione spaziale cinese. Si chiama Tiangong-1 (per la cronaca, significa palazzo celeste) e non viene più utilizzata perché non più controllabile. Come tutti gli oggetti in orbita bassa è destinata al rientro nell’atmosfera. È una specie di pulizia naturale dovuta all’attrito di quel poco di atmosfera che resta all’altezza di qualche centinaio di km.  

L’attrito agisce come un freno che rallenta in modo impercettibile ma continuo ed inesorabile la corsa del satellite. La cosa non è senza conseguenze perché  ad ogni velocità corrisponde un’orbita. Velocità più basse implicano orbite più basse dove l’attrito diventa sempre più importante, causando un effetto valanga che fa avvicinare sempre più l’oggetto orbitante fino a farlo bruciare nell’atmosfera. Nel caso di oggetti di grande massa, è possibile che non tutto bruci e che qualcosa arrivi fino a Terra. Per questo è importante poter controllare (con motore e carburante) le operazioni di rientro evitando che i ricordini vadano a colpire aree densamente abitate.

Per  sicurezza i rientri sono programmati per avvenire nell’oceano Pacifico nel mezzo di niente.  È quello che è successo alla stazione spaziale MIR, abbandonata perché obsoleta (e sporca), ma ancora funzionante.

Per evitare la stessa sorte la Stazione Spaziale Internazionale viene spinta verso l’alto ad intervalli regolari utilizzando i motori ed il carburante delle navette che fanno la spola tra  la terra e la stazione per portare i rifornimenti.

Il problema della Tiamgong-1 è l’impossibilità di controllare la caduta, cosa che rende buona parte della Terra a rischio (bassissimo) di impatto con qualche rottame bruciacchiato. Per capire come si possa prevedere la zona di caduta, bisogna considerare l’orbita della stazione spaziale cinese. Dal momento che il “palazzo celeste” è stato lanciato dalla base di Jiuquam (che si trova a circa 41° di latitudine Nord, nella Mongolia Interna), l’orbita, che ha subito anche alcune correzioni, è inclinata di 43°.  Questo significa che il “palazzo”, presto o tardi, sorvola ogni parte del pianeta situata tra latitudine +43° e -43°. Non è una frazione piccola, come si capisce dall’area verde del planisfero.

In effetti, l’area più a rischio è quella gialla, semplicemente perché Tiangong passa più tempo in quella regione.  È immediato notare che l’Italia è in zona gialla, ma vorrei rassicurare i lettori: la probabilità di essere colpiti da un rottame di Tiangong-1 è un milione di volte più piccola di quella di vincere una mega lotteria. 

Visto che l’orbita cambierà in modo significativo, specialmente nelle ultime fasi, è impossibile calcolare la data esatta del rientro ed identificare una zona di caduta. Il grafico mostra l’andamento dell’altezza dell’orbita (che viene costantemente monitorato) e la sua possibile evoluzione.

Man mano che la parte colorata di rosa diventerà una linea ben definita, sarà possibile fare delle stime sul momento e, quindi, sul punto di impatto. Ne sentiremo sicuramente parlare diffusamente tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo perché i giornalisti trovano irresistibili queste storie pseudo-catastrofiche.

Per questo vorrei finire con una nota lieve. Tutte le volte che sento parlare di rientro di satelliti mi torna in mente un verso di una canzoncina di Tom Lehrer, dedicata a von Braun.

È una filastrocca decisamente irriverente che recita "Once the rockets are up, who cares where they come down That's not my department," says Wernher von Braun​

Un non troppo velato riferimento alle V2 che von Braun aveva lanciato contro l’Inghilterra. A lui interessava che partissero cosa succedeva dopo ( dove cadessero)  non erano affari suoi. 

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