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Sono tre le Ong che hanno sospeso le operazioni di soccorso ai migranti nel Mediterraneo: dopo Medici senza frontiere, la stessa decisione, sempre per motivi di sicurezza come scrivono Repubblica e La Stampa, è stata presa da Sea Eye e da Save the Children. Quest'ultima "sta valutando l'evolversi dell'intero scenario dopo la dichiarazione della Marina libica di voler estendere il controllo e il divieto alle navi delle Ong nelle acque internazionali che fanno parte della SAR zone e la nave Vos Hestia resta ferma a Malta in attesa di capire se ci sono le condizioni di sicurezza per riprendere le operazioni".

Sea Eye si ferma

Nella mattinata di domenica l'ong tedesca Sea Eye ha annunciato la sospensione delle operazioni di soccorso nel Mediterraneo.

 

 

L'Ong ha "deciso di sospendere le missioni di soccorso programmate", "ci troviamo costretti a questa decisione a causa della mutata situazione di sicurezza nel Mediterraneo", "non possiamo piu' continuare il nostro lavoro, non possiamo garantire la sicurezza degli equipaggi", "l'espansione delle acque terrotiriali libiche e le minacce alle Ong non ci lasciano altra scelta", si legge in una serie di tweet.

Il rammarico di Save the Children

Save the Children "si rammarica di dover essere costretta a mettere in pausa le proprie operazioni di ricerca e salvataggio nel Mediterraneo a causa delle decisioni dalla Marina Libica di controllare le acque internazionali in cui normalmente opera la nave di Save the Children con l'obiettivo di salvare vite umane. Si tratta di una situazione molto preoccupante per il rischio di sicurezza dello staff e per la reale capacita' della Vos Hestia di mettere in atto la propria missione di soccorso".

"Il nostro team di esperti a bordo della nave è preoccupato che in questa nuova situazione le imbarcazioni dei migranti saranno costrette a tornare in Libia e molti bambini e adolescenti moriranno prima di lasciare la nuova zona SAR libica. Secondo quanto riportato, infatti, le autorità libiche avrebbero spostato la loro zona di competenza SAR dalle 12 miglia nautiche alle 70 miglia dalla costa libica e le imbarcazioni su cui viaggiano i migranti sono di gomma molto leggera, imbarcano facilmente acqua e non possono portare abbastanza carburante". L'Ong afferma che "in questo momento non è chiaro se entrando in quella zona, l'operazione di ricerca e salvataggio di Save the Children potrebbe essere a rischio, ma ciò che è chiaro è che molte vite potrebbero essere messe in pericolo, con la diminuzione della capacità di soccorso e salvataggio in quel tratto di mare". Save the Children e' "pronta a riprendere le proprie operazioni nella zona di salvataggio, ma abbiamo il dovere di garantire la sicurezza del team e l'efficacia delle operazioni. Prima di poter riprendere la missione dobbiamo avere rassicurazioni in particolare sulla sicurezza del nostro personale, Se non le avremo saremo costretti a considerare la sospensione delle operazioni, anche se speriamo di non doverlo fare".

Leggi anche: Lo stop di Medici senza Frontiere

 

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