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(AGI) – CdV, 11 mag. – “Perche’ tanti potenti non vogliono la pace? Perche’ vivono delle guerre”. Sono parole di Papa Francesco nello straordinario dialogo di questa mattina con i bambini delle scuole primarie di Roma presenti in Aula Nervi all’udienza organizzata dalla Fondazione “Fabbrica della pace”.

Dietro le guerre, secondo il Papa c’e’ sempre anche “l’industria delle armi”. “Questo – ha osservato – e’ grave: alcuni potenti guadagnano la vita con la fabbrica delle armi e le vendono a questo paese perche’ vada contro quello… E’ l’industria della morte, la cupidigia che ci fa tanto male, la voglia di avere piu’ denaro”.

“Il sistema economico – ha denunciato Bergoglio – gira attorno al denaro e non all’uomo, alla donna… E si fa la guerra per difendere il denaro”. “Per questo certa gente non vuole la pace: si guadagna di piu’ con la guerra, solo che si guadagnano soldi ma si perdono le vite, la salute, l’educazione”. In proposito Francesco ha citato “un anziano prete” che diceva: “il diavolo entra per i portafogli”. “Il diavolo entra – ha scandito il Pontefice – attraverso la cupidigia”. “Per questo non vogliono la pace”, ha ripetuto sconsolato. Ai bambini, il Papa ha ricordato poi che “non puo’ esserci pace se non c’e’ giustizia” e ha chiesto loro di ripeterlo con lui tre volte ad alta voce.

Secondo Francesco, “la pace si costruisce ogni giorno, e se anche un giorno, lontano, diciamo con dolore, finalmente non ci saranno le guerre, anche allora si costruira’ la pace ogni giorno, perche’ la pace non e’ un prodotto industriale, e’ artigianele: si costruisce ogni giorno con il nostro volerci bene, con la nostra vicinanza. E in questo lavoro artigianale il rispetto alle persone e’ sempre sempre alla testa, al primo posto”.

Infatti, “la pace e’ prima di tutto che non ci siano le guerre ma e’ anche la gioia, che ogni giorno ci sia un passo avanti per la giustizia, perche’ non ci siano bambini malati e sofferenti: fare tutto questo e’ fare la pace: e’ un lavoro, non e’ stare tranquilli. E’ lavorare perche’ tutti abbiano la soluzione ai probelmi. Cosi’ si fa la pace artgianale. E in questo la religione ci aiuta perche’ ci fa camminare in presenza di Dio, ci aiuta perche’ ci da’ i comandamenti, le beatitudini, soprattutto il comandamento comune a tutte le fedi: amare il priossimo. E’ questo – ha concluso – che ci auta a tutti a fare la pace”.

In merito al tema del commercio delle armi, l’Osservatore Romano dedica oggi ampio spazio al Rapporto diffuso dal Sipri, l’Istituto sulla pace e il disarmo di Stoccolma, per il quale la spesa militare mondiale ha raggiunto nel 2014 i 1800 miliardi di dollari. Il dato indica una flessione rispetto all’anno precedente dello 0,4 per cento, una diminuzione piu’ marcata nelle Americhe e in Europa occidentale a fronte di una preoccupante crescita in Asia, Medio oriente, Africa, Oceania ed Europa orientale.

I Paesi che piu’ hanno speso sono Stati Uniti, da sempre al primo posto assoluto, seguiti da Cina, Russia, Arabia Saudita e Francia. Washington ha speso 610 miliardi, cioe’ un terzo della spesa mondiale, meno che in passato. Nel 2014 – riporta l’Osservatore – i maggiori incrementi rispetto al 2013 sono stati registrati dall’Afghanistan, in vista del disimpegno occidentale. L’Europa ha speso 386 miliardi, di cui 292 dai Paesi occidentali e centrali e 94 miliardi da quelli dell’est. L’Ucraina a causa del conflitto in corso ha aumentato il budget 2014 del 23 per cento, rispetto all’anno precedente. La Polonia ha incrementato la spesa del 13 per cento e la Russia dell’8 per cento. Il riarmo di Mosca e’ pero’ precedente alla crisi ucraina. Per quanto riguarda il Medio oriente, la spesa ha raggiunto 196 miliardi, in forte crescita.

I Paesi che hanno maggiormente aumentato la spesa sono Iraq, Emirati Arabi, Arabia Saudita e Bahrein. Il Qatar, che e’ diventato un importante attore economico globale ha annunciato nel 2014 acquisti di armi per 24 miliardi di dollari. La spesa militare africana ha raggiunto i 50 miliardi di dollari, in notevole aumento. I due principali Paesi sono Algeria e Angola, ricchi di petrolio, rispettivamente con 12 e 7 miliardi. (AGI)

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